– anche se in questo caso è un monologo –
IL PRANZO DI PASQUETTA
Erano buone le cozze, eh, Nino?
Nino, a nonno, mi passi il vino? Un goccio. Un goccio. Basta, basta. Grazie. Che è quello? Il Benedetto? Mò, passamelo a nonno. Passamelo. Buooono il Benedetto. Ti piace il Benedetto, Nino? Mangia, che ti fa bene. Mangialo a nonno. Che sono peperoni quelli? Me ne passi due? Due, due, non di più che poi non mangio il resto. E un po’ di rape, a nonno? Sò piccanti. Buoone. Senti, gia che stai, mi dai altre due uova sode…
Che c’è di primo? Io il pesce non lo mangio. Che sò quelle? Tagliatelle? Tagliatelle come? Con gli asparagi? Mò dai, assaggiamo. Meno, meno di quello. Quello è assaaaai. Non me lo mangio così tanto. Le orecchiette? Sì, voglio pure le orecchiette. Perché, non me le posso mangiare le orecchiette? Quelle, la signora le ha fatte apposta apposta per me. Me l’ha detto ieri. “Signor Frà, queste sono per te”. Un altro primo? Che esagerazione però. Sono assaaai tre primi. Mi passi un po’ vino, Nino. Un goccio. Un goccio.
Mi date un po’ del capretto. Io lo voglio al forno prima. E poi le costolette. Che c’è? L’agnello si mangia con le mani, chè è che vuoi? Fatti i fatti tuoi! Le patate? Due patate al nonno? Mi passi un po’ di insalata pure. Sì. Va bene. No, meno di così. Cosi è assaaii. Nino, mi dai un goccio di vino, a nonno.
Posso avere un frutto? Un frutto per cortesia. Ma tanto adesso anche loro mangiano la frutta… Io, lo sai, dopo la carne, mi voglio sciacquare la bocca. Che c’è di male?
Mi passi la cioccolata, a nonno? Un pezzettino. Che è, non lo devo mangiare? È Pasqua, si mangiano le uova, embé? Quello nero voglio, quello nero. Fon-den-te. Fon-den-te.
Nino, a nonno, ti fai dare un po’ di amaro. Fatti dare il mirto, che se glielo dico io non me lo danno. Dì: mi date un po’ di mirto? Sì, fa niente che gli altri stanno alla frutta. Fa niente… Che fa?
E anche oggi abbiamo mangiato, eh?
Abbiamo mangiato e siamo stati bene. Abbiamo man-gia-to. Man-gia-to.
Nino, allora, che dici, mi accompagni a casa adesso?
