Breaking Bread e Angelina: la vera causa della loro separazione


Breaking Bread mi compri un figlio?
– Un altro?
– Sì!
– E mò te ne ho preso uno asiatico, ne vuoi già un altro?
– Sì.
– Non vuoi un anello?
– No.
– Una Bentley in velluto?
– Nemmeno.
– Una attico a Capri.
– Che palle…
– Si Angelì, però tu non mi puoi chiedere un figlio al mese.
– Sì che posso. Io sono la più figa del globo e posso chiederti quello che voglio. E poi, tra l’altro, sò pure tua moglie…
– Senti, mò vedo un attimo. Al massimo ne compro uno su Amazon, così se non ti piace lo mandi indietro.
– Io lo vorrei sui 5-6 anni, non più piccolo. Così non cambio i pannolini.
– E se non lo trovo?
– Se non lo trovi, prendilo post adolescente, che uno con più di 16 anni, finora, non me l’hai mai comprato.
– Vabbè, mo vedo.
– Breaking Bread, non ti ritirare a casa senza bambino, che ti lascio.
– Se mi lasci ti spacco la testa. Oltre al fatto che se mi lasci non vale.
– Poi vediamo…

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In piscina Caimi sono tutti cretini


La Piscina Caimi è un luogo bellissimo
elegante
gioioso per gli occhi
e in Piscina Caimi
sono tutti cretini.

(A scanso di equivoci
io sono il primo tra i cretini)
ad aspettare 3 ore per una birra
4 ore per una bruschetta
che pagherò non meno di 12 euro.

Sono tutti cretini
e io non proibisco che lo siano
con i bagnini vestiti troppo fighi
con i guardascarpe
(cugini dei guardaspiaggia e dei guardadovemettiipiedi)
a dirti: si levi le scarpe, si levi le scarpe, si levi le scarpe, grazie.
e metti che c’avevo le unghie lunghe, scemunito?
tu non ci pensi a questo vero, guardiascarpe?
I guardiascarpe tra l’altro hanno delle tute metà imbianchino metà profeta.
Anche loro sono troppo fighi, come i bagnini, in piscina Caimi, sono tutti cretini.

Fanno tutti le dirette video
sul Facebook
si riprendono
scalzi, coi bagnini cretini e profeti imbianchini
in piscina Caimi

La piscina Caimi è l’essenza di MIlano
sta a Milano come Milano sta alla Piscina Caimi
l’equazione si sgretola e diventa un tutt’uno.
Perchè a Milano e in piscina Caimi
ad esempio
parlano tutti di lavoro.
– si Andrea, domani formalizziamo l’offerta
– Antonio, a quel prezzo pensiamoci un attimo e rispondiamogli con in copia Michele.
Ma vafemmoc ammammt!
Secondo me a Pisa non si parla di lavoro, in piscina.
Magari si parla di betulle e risciò
ma non di lavoro.
O magari non si lavora.
O magari non si va in piscina.
Ecco.

Avevo scritto tutte sta cosa
almeno una settimana fa
poi Selvaggia Lucarelli ci ha messo la testa
ci ha messo la bocca
e come al solito ha fatto banco.
Selvaggia, Selvaggia, come devo fare con te
che mi rubi i post dalla mente.
Metterò delle password al cervello
se possibile ancora più massicce.

Orsù dunque
mi taccio
e vado ad ammazzare la comunità di zanzare
che fa piani strategici
per la conquista delle caviglie
che sulla compaggine dei cretini
che vanno in piscina Caimi
ho scritto già troppo cose.

D’altronde
la piscina,
come il cornetto vuoto
e il bricolage
è un concetto
che non esiste.

La terribile sindrome Vodafone uo-o-o-o


Un mio amicuo-o-o-o lavora in Vodafone.
Qualche giorno fa mi ha detto: Giorgiuo-o-o-o, tu non hai idea cosa sta succedenduo-o-o-o in questa azienda.
Molte persone, ad un certo puntuo-o-o-o, dal nulla, iniziano ad attaccare uo-o-o-o dopo ogni parola. Il dottore dell’azienda l’ha definita la sindrome Vodafoneuo-o-o-o.

– Amico miuo-o-o-o, purtroppo nemmeno tu, adessuo-o-o-o ne sei immune. Ti ho sentito dirluo-o-o almeno 4 volte.
– Io? Ti sbaglanduo-o-o-o. Tu, piuttostuo-o-o-o, adesso lo stai facenduo-o-o-o.
– Come potrei farluo-o-o-o? Io mica lavoro in Vodafonuo-o-o-o.
– Sarà…
– Sarà…

Ho salutatuo-o-o-o il mio amico e me ne sono andatuo-o-o-o.
Davvero strana questa storia della sindrome Vodafone, mi sono dettuo-o-o-o, fischiettando quella canzone che adesso va molto di moda, che alla fine fa: uo-o-o-o.

Non c’ho sbatty!


Quando oltrapassati i cancelli
e badgato per l’uscita
hai preso dalla tasca del tuo pantalone aderente
l’Iphone con cover fluo
non l’avrei mai immaginato

avrei potuto credere
che non avevi più soldi
che non avevi più voglia di vivere
che non avevi schiacciato conferma per prenotare il car sharing
e la macchina adesso
era in mano a chissà chi…

ma non avrei potuto credere
che a tua madre
che amorevole ti parlava al telefono
avresti detto:
non c’ho sbatty!

– Sai, era mia madre.
– Sì?
– Le ho detto che: non c’ho sbatty!
– Sì?
– Sì, sul serio.
– E posso chiederti, di grazia, di cosa non avresti più sbatty?
– Di andare con lei al supermarcato, adesso, dopo una giornata in ufficio.
– Ah. Pensavo peggio…
– Non c’è niente di peggio del supermercato, il lunedì sera, dopo una giornata in ufficio.
– Nemmeno Tirana, d’inverno?
– Non ci sono mai stata. Troppo sbatty…

Anche per me
troppo sbatty
anche io
non c’ho sbatty
di sentirti dire
un’altra volta
in un solo minuto
la stessa espressione.

Non avrei potuto credere
alla fine
di sentirmi
improvvisamente
così solidale con tua madre.