L’amore ai tempi degli HIpster vol. 14


La facilità di alcune persone a raccontarti la loro vita; la correttezza nell’essere femminista e la scorrettezza dell’essere maschilista; lo stupirsi, ogni volta, dell’odore della pipì dopo aver mangiato gli asparagi.

Il casco sulla testa, in bicicletta, in città.

Il trend degli articoli con i decaloghi, otto dei quali del tutto inutili.

Il dolore del bicipite, al bicipite, per le telefonate senza auricolari.

I giorni troppo pieni di compleanni.

L’arroganza di chi non segue gli eventi nazionali ma non vuole che il giorno dopo se ne parli.

Il nodo della cravatta fatto male.

Il lamentarsi di un’inaspettata ondata di freddo, come se il freddo prima di arrivare dovesse annunciarsi.

Le serate dei PR, sempre imperdibili, incredibili, irrinunciabili.

La pluriabbondanza di cuscini nel letto.

I traslochi fatti con il car sharing; i jeans strappati indossati con due gradi sottozero; il conta persone sugli aerei, ormai estinto.

I cantanti del Sud Italia che cantano le canzoni napoletane; quelle che vanno malate a lavoro e cacano il cazzo per tutta la giornata che son malate.


oppure

Le frasi da campagna elettorale, in campagna elettorale.

Le signore che leggono i libri della biblioteca comunale; i due bicchieri scordati sul tavolo dopo che hai avviato la lavastoviglie; i fondi delle tazzine lunghe, incrostate di caffè.

Le persone che si mettono like alle foto pubblicate da loro stessi.

Quelli che si rubano i rompi-vetri  di emergenza, nelle metropolitane e nei tram.

L’impossibilità per una persona comune, di essere notato da una modella; l’illusione che mangiare il kiwi col cucchiaino sia più semplice; gli skaters, che non hanno mai freddo.

I turisti, nelle città straniere, con le maglie di calcio acriliche.

Quando fai il biglietto del treno e non te lo controllano; il progressivo restringersi dei gelati dell’Algida; l’aspetto profetico/ascetico che assumono gli organizzatori delle feste  quando le feste vanno bene.

I cartoni delle uova per insonorizzare; le foto delle spezie dei mercati del Marocco; i luoghi comuni sulla terza categoria calcistica.

oppure

Quelle che vanno in discoteca per comparire dietro al dj che suona.

Quelli che ridono troppo forte, troppo a lungo e in maniera prolungata;

Quelli che a calcetto si fanno sempre le squadre più forti.

La tristezza di gruppi di persone che rifanno i balletti di Grease.

La vece di Gino Paoli, 30 anni fa.

I padri gelosi delle figlie cesse.

Le suggestioni dell’omeopatia.

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L’amore ai tempi degli Hipster vol. 13


Ecuadoriani (o ecuadoregni?) che si sfondano di alcol (o alcool?) ascoltando reggaeton da casse portatili.

Quei bambini che a 15 anni non vedono l’ora di dimostrarne 38.

I canti dei ragazzi delle azione cattoliche sulle bellezze di Gesù Cristo.

La cabina di regia; la scoperta quando sei in ferie, di una categoria temporale reclusa ai lavoratori d’ufficio: il pomeriggio; quelli con la sciarpa, d’estate, con 45 gradi.

I film di mazzate dove vanno tutti quanti contro il più forte ed invincibile, però uno alla volta

La grama è prevedibile età della vita in cui si passa più tempo a pettinarsi la barba che i capelli.

L’ansia di dover mangiare pizza con i napoletani.

L’importanza del doversi addormentare prima che passi il camion della nettezza urbana.

Lo spaventapasseri, sempre sottovalutato, vista la sua maestria nello spaventare anche i merli e le cornacchie.

o

I trentacinquenni con la dicitura “studente presso” su Linkedin; I dj di quarant’anni che suonano ai post happy-hour. gli ottantenni che camminano mano a mano.

Quelli che invece di leggere Garcia Marquez leggono la Bibbia; l’immoralità dello jogurt dopo pranzo; le magliette di certe donne, comprate in base ai tatuaggi da esibire.

La prevalenza degli artisti che sono tali perché possono permetterselo.

La cinica tentazione di aggiungere sul cartellone “HO FAME” dei mendicanti: e vai dal cane.

Le tratte sfigate in promozione delle compagnie aeree: tipo Brindisi-Perugia.

Le magliette un po’ sollevate sulle pance, per strada, a causa del caldo. I porta spiccioli dei tassisti; le pubblicità dei materassi un pò porno.

I ragazzi giovani con i corpi sfatti.

La puzza di fumo, ancor più terribile quando raffreddato.

Una cantilena dalla glottide impastata, l’onta che pagano le donne sarde per la loro eccessiva bellezza.

o

L’abnormità dei piatti di pasta: metro di paragone dell’affetto nei tuoi confronti delle addette alla mensa.

L’estasi del sudore provocato dal paracetamolo quando sei malato.

Quella categoria di persone che durante un viaggio in pullman mangia incessantemente e senza sosta; quella categoria di batteristi che canta con la bocca aperta; la differenza tra prima e seconda punta.

L’ambaradan, con la m o con la n?

Il campeggio; le delusioni delle notifiche di linkedin; il seminterrato che in realtà non è semi ma quasi sempre tutto interrato.

I supermercati, il lunedì, alle 8 di sera; l’inclemenza dei krauti; la moneta da 50 centesimi, più grossa della moneta da 1 euro.

Le blogger, le food blogger, le fashion blogger.

L’attitudine al saluto (nascosta) dei cinesi negli ascensori.

I genitori che intimano ai figli, in spazi aperti e immensi: non correre.

Il vero dramma moderno: le mamme che non danno mazzate ai figli che gridano nei mezzi pubblici

Un brano per chi sa che l’inverno sta arrivando ma che per ora si gode questo sprezzante autunno.

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L’amore ai tempi degli Hipster vol. 12


Il prosciutto e melone; la fustigazione immediata per chi beve il mojito al cocco; l’invidia per chi, con molta fatica, c’è l’ha fatta (a prendere il tram).

Il congedarsi tra amici con l’espressione: un bacio, senza che qualcuno poi baci l’altro.

La tendenza ad aumentare “tutto” di un’ora : siamo arrivati intorno alle 6 ( mentre in realtà erano le 5).

Il rumore della striscia di plastica delle balle d’acqua.

I tizi che portano il portafoglio a forma di sanpietrino, nella tasca del pantalone.

Le cartelloniatiche che promuovono gli sms gratis, strumento utilizzato da 8 persone su 80000.

Quelle bone, che postano le foto delle Femmine bone, sobillando che loro non sono abbastanza bone.

L’espressione: io non guardo serie tv , ad eccezione di: Breaking Bad, Game of Thrones, Romanzo Criminale, Gomorra, Twin Peaks

Il finto caldo primaverile; le facce bislacche che  fanno i direttori d’orchestra quando dirigono; quelli che vanno a correre con le scarpe da calcetto.

o

Alcune bambine in alcune regioni d’Italia che ancor prima di avere i denti hanno orecchini sui lobi.

L’acqua nell’orecchio dopo la doccia; vedere Valentino e non il Gran Premio; il giubbotto di pelle.

Stranieri teneroni che non padroneggiano la lingua italiana e a un tuo grazie ti rispondono: grazie.

Le supremilf che a causa delle unghie lunghe scrivono con l’indice teso e le altre dita della mano, ritratte.

Gli imballaggi in polistirolo delle mozzarelle di bufala portate a mano dai ragazzi che arrivano dal Sud.

La scoperta dell’assenza delle sigarette a 3 secondi dall’uscita di casa.

La serenità nella vita che si raggiunge quando riesci a dire: stasera non esco.

I ragazzi di vent’anni che stigmatizzano le ‘nuove generazioni

Le porzioni di cibo rubate, da chi ti precede in mensa; il senso di onnipotenza del pagare le bollette con lo smartphone.

o

I party segreti, che però tutti sanno dove sono.

La pianta del piede, in macchina, fuori dal finestrino.

La bruttezza incontrovertibile di alcuni cani e l’alterigia immeritata con cui i loro padroni li portano a passeggio.

Fare mente “locale”; il mercato dei binicoli nelle ottiche; le brutte che non sai nemmeno tu, ma ti piacciono.

Il lasso di tempo in cui certi uffici comunali/universitari sono chiusi in cui ti chiedi, onestamente, perchè sono chiusi e soprattutto che fanno.

La prima regola di un’azienda: non spiegare mai una cosa, dì sempre chi ti ha chiesto di farla.

Il richiamo del mare per chi è nato sul mare.

Gli over 45 che ti chiedono di fargli, cortesemente, un selfie.

L’amore ai tempi degli Hipster vol. 11


Le lavanderie automatiche; i nomi esotici dei succhi di frutta esotici; l’effetto dello smog sui capelli delle donne, a Milano

La galera immediata per la Coca Cola sul sushi.

La convinzione coriacea di alcuni calabresi che tu debba per forza conoscere la loro città.

Leonardo DiCaprio: “che è bravissimo”; la sensazione di vuoto/pieno appena si finisce un libro; l’assegnazione casuale dell’imbarco prioritario di Ryanair.

La prima cozza nera che spazza via l’odore del dentifricio.

Processioni, applausi e giochi pirici: la triade sempre inclusa del vivere quotidiano nel Sud Italia.

Il tatuaggio tribale sopra il culo: uno dei Mali dell’umanità; le suore che non si scocciano tutta una vita a pregare; l’ansia dinnanzi alle cartelle e ai diari esposti nei negozi tra fine agosto e inizio settebre.

o

Il concetto interessante di rovine che nonostante siano rovinate non dovrebbero rovinarsi più di quanto gia non siano rovinate.

L’accellerazione a folle di una moto a segnalarti che stai attraversando e che sta scattando il rosso

Il cingalese che ti parla in cinegalese, nell’orecchio, alle 8 di mattina.

La gara a chi conosce di più il dj che apre le serate:
– “Guarda che quello è il cognato della fidanzata di mia zia”
– “Noooo, impossibile, quello è il cognato della fidanzata di mia zia…”

Alcune fermate della metro dove non scende ma soprattutto non sale nessuno.

Le giacche della Merkel.

Il coriandolo: looser delle spezie; i daini mai incontrati, nonostante le segnalazioni dei cartelli stradali.

I trolley del venerdì mentre ci si reca sul posto di lavoro che lascia presagire dei ritorni a casa.

o

Linus che fa le maratone, come se la cosa dovesse minimamente interessare alla collettività.

I tassisti che non vedono l’ora di andare in pensione, con i volti smunti dalle ore di vita spese nel traffico.

I gesti personalizzati che ognuno compie per aggiustarsi i capelli, anche quando di capelli non ne ha più.

I dialoghi nei mezzi pubblici affollati, inframezzati da persone estranee, costrette a doverseli sentire.

Le uscite sul balcone per capire che tempo fa.

Quelli che quando vai a ballre si muovono troppo; quelli coi capelli grezzi, quando vai a ballare; quelli che se tu sei con qualcuno o loro sono qualcuano, quando ti vedono, devono per forza gridare: Ueeee ciaoooooo come staaaii

L’amore ai tempi degli Hipster vol. 10


L’ostentata indifferenza di colleghi, seduti uno accanto all’altro, che si scrivono su Skype.

Metallari che dissertano sull’icoerenza dell’affermazione: i metallari sono tutti di destra; basterebbe ascoltare i Destroy the opposition per ricredersi, sostengono.

L’ unghia del mignolinino del piede delle donne; la puzza di asciugato male.

L’espressione: “Quante volte ho preso quel treno”, con il “quante volte” che può variare da 3 a 3000.

Gli sguardi di accondiscendenza tra baffisti (portatori di baffi) giovani e anziani.

Il cambio di espressione che provoca la parola contratto, nominata agli amici dei tuoi genitori.

La frenesia della serata in cui hai ricevuto lo stipendio.

Le raccomandazioni delle sorelle/amiche delle fidanzate che variano dal: “trattamela bene se no ti ammazzo” al: “abbine cura”.

o

La legge della strada che quando sei oggettivamente Bona è molto più semplice avere indicazioni stradali.

Il ragionevole e insolubile dubbio: si può puzzare in maniera clamorosa già dalle 8 del mattino?

Il dubbio se Pierino delle barzellette è sempre Pierino alias Alvaro Vitali

Le macchine ricche, guidate dai figli ricchi, dei padri ricchi.

La scortesia di alcuni inservienti dei sushi; le attese disattese delle facce brutte sui culi sontuosi; le descrizioni dei vini bianchi: tutti, tutti, e dico tutti, ideali per piatti a base di pesce.

L’improbabilita di alcuni volti alle 9 del mattino nelle piazze delle grandi città italiane.

o

Il gioco più bello del mondo: immaginarsi la vita della gente guardando le finestre illuminate per strada.

La bruttezza ingiustificabile di alcuni bermuda maschili.

La classificazione di genere delle linee dei bus: il 15, la 90.

I Pr; le schede telefoniche all’interno dei raggi della bici; i segni sul deltoide dei vaccini over 50.

La somiglianza di Marvin Gaye con Lebron James .

Gli attacchi di batteria di Phil Collins, solista.

I kebabbari, i figli dei pizzaioli egiziani, gli husky: ad agosto.

L’amore ai tempi degli Hipster vol. 9


Il sentirsi partecipe a un qulcosa quanto i cani di Paris Hilton si sentono partecipi alla categoria dei cani.

Gli interrogativi mai risolti su cosa spinge una donna ad indossare (e a comprare) uno stivale, bianco, di pelle.

Quelli che hanno il coraggio di “vedere” Radio Musica Italiana.

Il trolley che mentre cammini ti leva la scarpa; quelli che si fermano a vedere le partite fuori dai pub; la solidarietà in tram tra padri col passeggino; il conciliabolo tra anziani per le indicazioni stradali sul tram.

I portabonghi dei bonghi giganti che hanno sempre delle delle texture africaneggianti.

Il barbiere che muto, verso la fine del taglio del capelli, declina la testa cercando la tua approvazione.

O

Comprendere l’essenza della frase: “c’è un limite a tutto” guardando la Cassa di Risparmio di San Miniato.

I prati verdi incolti che delimitano un palazzo da un altro, in quartieri periferici e pieni di murales inappropriati.

Novi Ligure che in realtà è in Piemonte; quando scegli una marmellata che scopri non piacerti e sei costretto a mangiarla.

Il giusto spaventarsi dinnanzi a un: sarei felice se mi lasciassi in pace, detto da un bambino di anni 2.

Il piedino alzato delle modelle nella cartellonistica estiva di H&M.

O

I cani che cacano il cazzo sui mezzi pubblici con i padroni che sorridono.

La galera immediata per quelli che ti parlano al telefono masticando il chewingum.

Il tratto inconfondibile di quelle persone che crescendo diventeranno i cosiddetti “uomini cantanti”; quegli uomini che ogni 49 secondi si schiariscono la gola con un: “aaaaah aahhh mmmmh mm mmm”.

La fatale espressione: prendo il treno a quest’ora “tanto dormo“.

L’affermazione: ad agosto a New York proprio no, fa troppo caldo; come se in tutta l’Italia meridionale invece si stesse belli freschi.

Il gesto instintivo del guardarsi indietro appena si prendono le scale della metropolitana.

L’amore ai tempi degli Hipster vol. 8


La gioia di alcune donne nell’andare al mercato, di sabato mattina. Anzi, più che la gioia, la smania di vestirsi e fare tutto con la relativa fretta per riuscire ad andare al mercato, di sabato mattina.

La poeticità delle cabine telefoniche.

I portieri dei palazzi molto antipatici che ancor prima di entrare ti chiedono: chi cerca, eh, chi cerca, eh?

Il problema del lunedì non è il lunedì in se, bensì il suo esser stato concepito subito dopo la domenica; se fosse stato messo tipo, dopo il mercoledì, sarebbe stata tutta un’altra cosa…

L’accanimento contro le amicizie di Ali Babbà e l’opinione comune che stesse con dei ladroni e non con dei semplici ladri.

Quello speciale tipo di casalinghe che lavano e rassettano casa una ventina di volta al giorno ma che conservano sempre un acidognolo odore personale.

I Motorola, appannaggio esclusivo degli over 65; tutto il tempo sottratto alla vita passato davanti agli ascensori; le perdite di peso epocali prima dei matrimoni e delle campagne elettorali.

Le birre calde; l’odore piacevole di alcune persone che rimane anche dopo che codeste si son fatte un bagno in mare;

Lauren Hill come corrispettivo dei Jalisse.

I dispensatori di like professionisti sulle partecipazioni agli inviti di Facebook

Le facce delle nonnine che non riescono a non dare euro a chi chiede l’elemosina.

Quelli con le gambe piccine con i piedi che penzolano quando si siedono.

Il culmine del colpo di sonno che coincide sempre con l’arrivo alla fermata dei mezzi.

La progressiva estinzione dei metallari.

Quelli che mentre parlano al telefono in tram raccontano tutto quello che succede: sì, questo è il rumore della fermata; no no, adesso un tizio voleva entrare ma non ce l’ha fatta; sentissi quanto parla la tizia dietro di me…

I bodyguard di colore dei grandi negozi del centro mentre tornano a casa in bicicletta.

Quelli dell’età dei figli espressa in mesi: quanto ha la bambina? 39 mesi. E tu che sei costretto a fare 12 24 36. Ah, 3 anni quindi?

L’inadempienza di Mosè nell’essersene andato prima che Dio gli avesse detto i comandamenti più importanti: non portarti l’ombrello quando ha smesso di piovere perché è certo che non pioverà e tu starai con le mani in mano; portati il libro quando pensi che dal dottore ci sia poca gente perché sicuramente ti ridurrai a leggere Famiglia Cristiana.

Quelli che ancor prima di mettere i piedi in mare: sputano.