Ametista, David Bowie e il consulente.


Suona il Blackberry. Sullo schermo un nome: il consulente.

– Ciao Ametista.
– Ciao consulente.
– Una grossa cortesia, ti ho scritto poco fa…
– Sì? Non ho letto, scusami. Sono a casa. Sto preparando la cena a mia cugina che mi è venuta a trovare dall’Uzbekistan.
– Ok, senti Ametista. Mi servirebbero dei dati…
– Per quando?
– Per oggi.
– Sì ma sono le 20:00…
– Eee lo so Ametista, ma sono dati molto importanti. Me li aveva chiesti David…
– David chi?
David Bowie.
– Ma David Bowie è morto domenica…
– Eee lo so, lui però me li aveva chiesti ai tempi di Let’s Dance.
– Nel 1983?
– Esatto.
– Io non ero nato nel 1983…
– Nemmeno io Ametista, però sono molto importanti.
– Immagino… va bè, posso mandarteli domattina come prima cosa, visto che il referente è morto?
– Ametista, se ti è possibile entro mezzanotte. Ho una presentazione da chiudere entro le 3:00.
– Ok consulente, allora ritorno in ufficio, riapro il computer, estraggo i dati e te li invio per mezzanotte.
– Ti ringrazio molto Ametista, sei molto gentile.
Let’s Dance !

Ametista Lostagista e lo stipendio in pennette


A fine del mese, quasi inizio dell’altro, Ametista parla con la sua collega di questione delicate…

– Enrica, posso chiederti una cosa?
– Certo Ametista, dimmi pure.
– Ma a te è arrivato lo stipendio?
– Certo. Da una decina di giorni. A te no?
– No!
– E parlane…
– Con chi?
– Con Gianna, o con il direttore.
– Va bene. Vado.

– Ciao Gianna, ti disturbo?
– Ehh, no Ametista. Dammi due minuti che rispondo alla candidatura di un annuncio su Linkedin.
– Certo, certo. Fa pure.

Dopo 2 minuti, all’incirca…

– Dimmi pure Ametista
– No, sai, volevo chiederti una cosa. Così, per sapere…
– Dimmi pure.
– A me non sarebbe ancora arrivato lo stipendio.
– Ah, interessante.
– Sì, molto.
– E quindi?
– E quindi, siccome questo mese mi piacerebbe riuscire a mangiare, vorrei sapere come mai non mi fosse ancora arrivato.
– Giusto. Ottima domanda. Sai che potresti fare?
– Cosa?
– Parlane col direttore.
– Ok.

Dopo 4 minuti, all’incirca.

– Salve direttore
– Salve Ametista, entri pure, prego.
– Grazie mille. Senta, volevo chiederle una cosa.
– Mi dica, mi dica…
– Ehh… in pratica… a me… questo mese…
– Si?
– Non mi è…
– Sì?
– Non mi è arrivato lo stipendio.
– Ah, certo, certo.
– Come certo, mi scusi…
– È tutto sotto controllo Ametista. Non tema nulla.
– No, io non temo nulla, vorrei solo…
– E poi io mi aspettavo gliel’avesse già detto Gianna.
– Cosa?
– Che questo mese, per questa attività, non c’è budget!
– Per quale attività?
– Per il suo stipendio.
– Ma direttore, il mio stipendio è uno stipendio. È la ricompensa del mio lavoro. Non è un’attività.
– Lo credo anche io Ametista. È per questo che vorremmo in ogni caso premiarla.
– Ma come? Come fate a premiarmi se non mi pagate?
– Volevamo regalarle una bella pennetta usb. Guardi. Guardi un po’ che bella. Non la trova molto bella?
– Sì…
– È a forma di coccodrillo. Non le piace?
– Sì, molto, però…
– Ne vuole un’altra? Ne ho una a forma di carota, le piace più questa?
– Mi piacerebbe più uno stipendio a dire il vero.
– Non tema nulla Ametista. Tra un po’ sistemeremo anche questo. Nel frattempo si goda la sua pennetta a forma di carota.
– Me la godo. Certo, me la faccio al sugo.
– Esatto. Mi piace questo suo spirito d’iniziativa, Amestista. Vada. Vada pure adesso.
– Vado, direttore. Vado. E vada anche lei…
– Dove?
– Ehh, glielo dico la settimana prossima magari…
– Perfetto, ci conto. In gamba Ametista, mi raccomando, in gamba…

Amestista Lostagista e i festeggiamenti del Santo Natale


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qualche tempo dopo…

– Ametista, allora, ha fatto i biglietti per tornare a casa, a Natale?
– No direttore, non ancora.
– Che fa, non parte? Non va a ritrovare la sua terra natìa?
– Certo, mi piacerebbe tanto…
– Ma..?
– Ma Gianna (la mia tutor), mi ha chiesto di lavorare il 25 mattina. Sa, un’emergenza, non si sa mai…
– Ha fatto bene. Gianna è sempre sul pezzo, ha avuto un’ottima idea.
– Ottima, direttore. Ottima.
– Quindi il 25 mattina è in ufficio, giusto?
– Giustissimo. Poi per le 13:30 faccio pausa pranzo.
– Fa solo un’oretta, vero?
– Certo, solo per pranzo. È sempre meglio stare in ufficio il 25 pomeriggio; sa, le emergenze…
– Parole Sante, Ametista. Parole sante… Mi spiace molto però che si concede solo un’oretta. Può anche prendersene due, volendo…
– Eh direttore, meglio di no. Le emergenze non vanno mai in vacanza. Soprattutto il 25 dicembre, di pomeriggio.
– Verissimo… ma dove pranzerà quindi il 25, Ametista?
– Qui giù. Mi sono organizzato col kebabbaro.
– Ottima idea Ametista, davvero.
– Sempre sul pezzo, direttore.

– Lei invece, direttore, che fa a Natale? Dove va a pranzo?
– Guardi Ametista, anche io quest’anno sposerò la sua teoria.
– Andrà dal kebbabaro?
– No, no, non così massive. Sarò più light. Anche io il 25 dicembre farò qualcosa di inusuale.
– Cioè? Dove sarà? Sempre se posso permettermi di chiederglielo…
– Lei può chiedermi tutto, Ametista. Il 25 dicembre sarò a Honolulu.
– Accidentaccio…
– Sì Amestista, davvero, basta. Basta con le solite cose, i soliti pranzi…
– I soliti kebabbari…
– I soliti kebabbari. Io e mia moglie volevamo cambiare. E far svagare un po’ i bambini.
– Come darvi torto, direttore.
– Quando torno poi, le racconto un po’ come si stava ad Honolulu, che dice?
– Attenderò con ansia direttore. Io le racconterò di come erano i falafel.
– Ci tengo Amestista.
– Va bene direttore. Vado. Ho da fare molte cose oggi pomeriggio.
– Vada Ametista. E mi raccomando, in gamba eh…
– Sempre direttore, sempre.

Ametista Lostagista e la tutor Gianna


sempre il primo giorno

– Ametista, lei invece è la tua Tutor…

– Ciao Ametista, ben trovato. Io sono Gianna.
– Ciao Gianna, piacere, Ametista.
– Come stai?
– Bene, bene. Ho iniziato a conoscere un po’ di colleghi.
– Ah, benissimo… non temere comunque. Domani conoscerai anche me.
– Domani? E perché domani?
– Domani sarà una conoscenza approfondita. Oggi invece, sommaria. Tra poco devo uscire. Ho un impegno importante dal quale non posso proprio esimermi.
– Capisco…
– Lo vuoi sapere? Dai, te lo dico. D’altronde è giusto che iniziamo a condividere dei segreti.
– Certo, l’ufficio è il luogo ideale. Dimmi pure…
– Sai, esco prima, perché devo accompagnare la mia bambina dal dottore.
– Uuu, poveretta. Perché, cosa ha? Non sta bene?
– No, no. Sta abbastanza bene. Però ha una visita medica molto delicata.
– Accidenti. Quanto ha la tua bambina?
– 28.
– 28 mesi? Ma è piccolissima. Beh, fai benissimo ad andare via prima…
– No, no. Ha 28 anni.
– 28 anni?
– Sì certo, e non me la sento di lasciarla da sola durante questa visita pericolosa.
– Che tipo di visita?
– Deve affrontare dal dermatologo molti inestetismi della pelle.
– Dei foruncoli? Dei brufoli?
– No, macchè… degli inestetismi… inestetismi.
– Ah, certo. Inestetismi.

– Ma scusa Ametista, mi guardi stranito. I tuoi genitori non vengono con te dal dottore?
– Sì, qualche volta vengono. Non per gli inestetismi però. Anche perché, grazie a Dio, non vado molto spesso dal dottore…
– E ma dovresti andarci un po’ più spesso…
– Beh Gianna, se io ci vado poco, mi fa piacere comunque…
– Sì, sicuramente. Però probabilmente tu nella tua vita sei stato molto fortunato.
– In che senso?
– Sicuramente in vita tua non hai mai dovuto fronteggiare gli inestetismi della pelle.
– No, queste cose terribili, no. Grazie a Dio, no.

– Però Ametista, a ben pensarci, hai davvero dei genitori crudeli.
– Perché?
– Perché dei genitori non dovrebbero permettere ad un ragazzo di 28 anni, di andare da solo dal dottore…
– No Gianna, non sono crudeli. Sono calabresi. Per venire dal dottore con me dovrebbero fare 1200 chilometri…
– Come dici tu… va bè, io vado comunque. Non vorrei far tardi.
– Certo Gianna, va pure.
– E mi raccomando, non dire a nessuno il nostro segreto. Ok?
– Te lo giuro sulla mia pelle. No va bè, facciamo sul mio onore.
– Grazie Ametista. Domani facciamo la nostra conoscenza approfondita, ok?
– Perfetto Gianna. A domani. Ed abbi cura della bambina…

Totò l’informatico


Sempre il primo giorno

– Tu sei Ametista?
– Sì, piacere, Ametista.
– Piacere, Totò. Primo lavoro?
– No, no. Questo è l’ottavo stage
– Minchia, ‘nculo compare…
– ‘Nculo sì. Tu invece, Totò? Lavori qui da tanto?
– Da 18 anni
– Diciotto? Ma quanti anni hai?
– Trentasei.
– Madonna mia… una vita qua dentro. Complimenti…
– Meno di una vita, compare.
– Perchè?
– Perchè io mezza giornata ci lavoro…
– E da quanto?
– Da sempre.
– Cioè, lavori metà giornata, da metà vita?
– Bravo!
– E l’altra metà giornata che fai?
– Ci vado in moto.
– Corri? In Pista?
– No, in città. Ci faccio le pernacchie ai vigili e me ne scappo.

Risate di accondiscendenza e cordoglio.

– Senti compare, qual’è la scrivania tua?
– Questa.
– Sto tavolino Ikea?
– Sì.
– Minchia! Va bè e che ci devi fare? Che ci vuoi? Un computer?
– Mah sì… perchè no…
– E che ci vuoi nel computer?
– Eeh, bò. Ciò che serve…
– L’Office. L’Outlook. Il Photoshop, ce lo vuoi?
– È gratis?
– Sì, agli staggisti ce lo diamo gratis…
– E va bene. Mettimelo allora.

– Eeh ma senti, adesso ce le vuoi tutte ste minchia di cose?
– Eeh, teoricamente sì.
– Minchia Ametista! Ma io stanco sono… poi sò gia le 11… Io tra due ore me ne vado. Te le posso mettere un altro giorno?
– Eeh, certo Totò. Quando vuoi…
– Va bene dai, grazie compare. Tu intanto statti qua… Ambientati. Va bene?
– Va bene Totò. Mi ambiento. Magari mi faccio dare anche una sedia. Se non ti siedi per terra puoi ambientarti meglio, che dici?
– Bravo compare. Un’ideona. Senti vado in ufficio. Se hai bisogno di qualcosa avvisami, ok? Però non prima di domani, ok?
– Certo Totò. A dopo. Anzi, a domani.
– Ciao compare.

Il primo giorno in ufficio di Ametista Lostagista


Giorno 1. Il primo giorno. L’inizio insomma…

– Buongiorno
– Buongiorno.
– Lei è?
– Ametista.
– Ametista? Ah, Ametista lo stagista?
– Ehm, sì. Avrei anche un nome, però…
– Prego, si accomodi in quella stanza, il direttore l’attende.
– Grazie.

– Buongiorno, Ametista.
– Buongiorno a lei, direttore.
– Come va?
– Bene, bene.
– Son contento. Venga, venga, che le mostro l’ufficio, i suoi colleghi e la scrivania.

Dopo una serie di inutili convenevoli e di fintissimi Ciao.

– Allora Ametista, ha visto che bell’ambiente?
– Bellissimo direttore, bellissimo. Davvero bello. Son molto carico.
– Ah, è carico? Bene, bene. Prego allora, questa è la sua scrivania. Tra un pò arriverà Totò, il nostro informatico.
– Ma dov’è la scrivania, direttore?
– Questa qui. Questa qui.
– Direttore, ma questo è un tavolino dell’Ikea senza sedia.
– Tutti son partiti di qua, Ametista. Tutti. Si adatti e superi gli ostacoli. Avanti…
– Va bene direttore.
– Così la voglio, Ametista. In gamba Ametista… In gamba…