L’arbitro non fa il monaco


Nel 2015 ho pubblicato il mio primo libro.
Nel 2017 ne ho inavvertitamente terminato un altro.
Non credo riuscirò mai a pubblicarlo e non credo abbia molto senso costringere una quarantina di poesie in delle cartelle sul desktop.
Per questo motivo le trovate tutte qui, in attesa di una lettura in pubblico o di un editore, consapevoli di essere ormai datate e scritte con un vecchio stile.
Tanti abbracci e amenità varie a tutti.

I
a. C’ho il gatto in casa
b. Le donne in palestra d’estate
c. Lavorate nel digital Marketing e questa è la poesia che vi meritate
d. Amori contundenti
e. No Expo
f. Domenica sera
g. Furby
h. Mi prenderanno i terroristi magari
i. Quando torno a casa

II
a. Ikea
b. Sai, lo vorrebbe il mio capo…
c. Non c’ho sbatty
d. ‘ndiamo ad Amsterdam
e. La pazienza degli autisti
f. Il signor Karma
g. Mi piacciono i tuoi nei
h. Ho preso freddo
i. L’amore per mia madre

III
a. Di femmine bone come te
b. Le tue vacanze in Grecia
c. Gerry Scotty
d. Merditalia
e. Testamento
f. Le colpe di Marina Rei
g. Taralli
h. Tapperware
i. Ballata del digital marketer afflitto

IV
a. Graziella
b. Il bambino africano che mangiava poco
c. Le scienze della comunicazione
d. I culi su Instagram
e. Ello
f. Tartaro
g. Tutto l’amore del monte
h. Se-maforo
i. Sgomento

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Gentil oni


Gentil oni
casco grigio in testa
gira mondo
un incontro all’ora
un è senza accento
tante puttanate, senza sosta.

Gentil vola in Grecia, vola in spiagge, vede Tsipras
applausi, applausi, applausi per Tsipras
Gentil va in America, va nell’Onu, palazzo di vetro inferno di cristallo
incontra Bruce Willis che fuma sudato
un nero lo aspetta al piano terreno
con un walkie tolkie in mano
scoppia il palazzo di vetro
si salvano Bruce e il suo amico, nero
emerge del fumo, nero, dall’edificio
Oni resta a casa a Frosin oni
bigio e fiacco ruota i pollici
non si acciglia in discussioni.

Bruce incontra Gentiloni
e fumano insieme in Cadilacc cobalto
e il nero si offende e monta un casino pauroso

Crisi di governo: Gentiloni, Bruce Willis e il nero
si parla di migranti
finite le caserme
finiti i mari mediterranei da navigare con i gommoni dell’Iper
il nero propone: mandiamoli a Nuova York
nei palazzi di vetro inferno di cristallo
tanto scoppieranno, a breve.
Mandiamoli.
Vota la Camera
vota il Senato
volta pagina Mattarella:
approva palazzo Madama venduto alle onlus colluse.
Gentil oni oni oni si grida sui bancali
ordine del giorno: quante belle figlie ha Madama Dorè?
Mme ne dareste una? dice il nero
la regalo ai miei fratelli neri, nei palazzi di vetro, inferno di cristallo, di Nuova York
tanto scoppiano
tanto muiono
tutti tranne Bruce

Madama Dorè chiama il nero:
segreteria telefoinica si prega di lasciare un messaggio
mia figlia non te la do, caro il mio nero, firmato Madama Dorè
Gentil oni: oni oni oni
sudato esce a fumare
incontra i neri col passaporto dell’Iper
aspettano madama Dorè
un due tre stella: giocano i neri col nero che ascolta il messaggio sul cellu lasciato da Madama Dorè

E intanto afferma Gentiloni
casco grigio voce cauta
stiamo facendo le dovute valutazioni
e intanto
ci spiazza di soppiatto:
il cielo è sempre più blu.
Gentil oni, on oni oni.

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Sai, lo vorrebbe il mio capo…


Ciao Evaristo.
Ciao Egidio, come va? Dimmi tutto…
Tutto bene, Evaristo. Ti chiamavo al volo per dirti due cose.
Dimmi pure.
Innanzitutto volevo ringraziarti per il file di recap che mi hai inviato.
Ma figurati…
È davvero molto utile e preciso.
Grazie ancora. Per voi questo ed altro.

E poi Evaristo volevo chiederti un’altra cosa.
Dimmi.
Il mio capo ha letto la tua email.
Ottimo…
Però non si trovava molto d’accordo sull’ultimo punto.
Mh, ok…
E ha detto ad alta voce che: se fosse per lui tu potresti anche buttarti dal balcone.
Dal balcone?
Sì, dal balcone. Io infatti sto portando avanti l’attività e vorrei chiederti se per te questa richiesta rappresenta una criticità…
Mah guarda, non credo. Dipende… Entro quando dovrei buttarmi?
Mah, sai… non immediatamente, c’è un po’ di tempo…
Ah ok, credevo fosse prioritario…
No, non è urgente, volendo anche tra due settimane, prima che inizi il nuovo quarter insomma… l’importante è che tu lo faccia, sai: me l’ha chiesto il mio capo…

Eh beh Egidio, è chiaro, se è il tuo capo a importi il mio suicidio, di certo io non posso farci nulla; senti, comunque, a ben pensarci non credo vi siano particolari problemi; magari però sento al volo anche il mio capo e mi assicuro che anche lui sia d’accordo, che dici?
Certo, certo, ci mancherebbe altro. Che facciamo poi, mi mandi tu un’email di conferma?
Sì, ti confermo la presa in carico dell’attività, il parere del mio capo e ti do qualche altro dettaglio, tipo su data della morte e luogo predisposto.
Sarebbe davvero fantastico.
Ok, rimaniamo così allora.

Va bene dai Evaristo, alla prossima.
Sì certo Egidio, alla prossima, ed ultima probabilmente. Grazie ancora.

In Montenegro


In Montenegro non ci sono uomini che non siano spessi, non ci sono donne che siano basse. Il Montenegro è un po’ Como, un po’ il Gargano, un po’ Venezia e un po’ Trentino; tutto il resto è Chioggia.
In Montenegro non c’è la raccolta differenziata e da un randomico calcolo, troppo randomico forse, molti bambini tifano Juve (o almeno indossano il suo merchandising).
In Montengro, il posto più bello, ormai abbandonato, ha le sembianze di un centro sociale, se Berlino c’aveva lu mar era proprio una piccola Bar…
In Montenegro ogni tanto la gente dice Djokovic (che comunque è serbo).
In Montenegro la gente che non è del Montenegro, tende a fartelo sapere esibendo vistose catenine, lunghe croci, tatuaggi grossi quanto grossi pettorali.
Come sempre gli americani ti parlano in americano, come se tu dovessi per forza conoscere l’inglese e spesso ordinano pasta Bolonjeze, che pronunciano “Boloniesi”, tipo: mille grazzi.
In Montenegro non ho trovato l’amaro Montenegro e mi è rimasto l’amaro, in bocca.

In Montenegro c’è Sveti Stefan, dove i russi si sono comprati un isolotto in mezzo al mare e se provi ad andarci ti fanno Marameo, in russo; c’è Kotor che è un po’ Trani, con alle spalle un fiordo e non la Cattedrale; ci sono i monasteri, i laghi e le montagne.. e c’è sicuramente la barbabietola da zucchero, quella come diceva il libro di geografia c’è ovunque…
In Montenegro i poliziotti corrotti sono davvero onesti, si prendono solo 5 euro di mazzetta.
I camerieri, in certi posti, non sparecchiano. Si può fumare nei locali e i cuscini delle case in cui ho dormito sono stati grossi come mausolei.
In Montenegro ho sentito una versione in slavo di “Sapore di mare”, che all’originale di Gino Paoli gli da almeno 20 punti di distacco.
Ogni tanto, per strada, vedi un canestro da basket, il più delle volte piantato lì alla cazzo…
In Montenegro alla gente piace bere; un giorno mi hanno offerto della grappa alle 9 del mattino, e ieri ho visto delle ragazze che bevevano birre in cannuccia.
L’unica cosa invece che in questi giorni non ho visto è stato “Il trono di spade”, (girato in parte in Montenegro) e mentre noi qui: a ridere e scherzare, magari Jamie Lannister è morto.

 

giorgiodamatosenzapostrofo_inmontenegro
Qui una foto mentre cercavo “l’amaro Montenegro” in Montenegro, in ogni dove, anche in delle piccole casette in mezzo ad una valle molto verde.Inserisci una didascalia

L’interrogazione di chimica


Questa notte come molte altre notti prima di questa
nonostante fosse sabato e il giorno dopo sarei stato in panciolle
ho sognato che l’indomani sarei stato interrogato in chimica e avrei dovuto studiare tutto il programma in un solo pomeriggio.

Questa notte come molte altre notti prima di questa
ho sognato che dopo aver appreso della terribile notizia chiamavo il mio grande amico Marco per dirgli che:
il giorno dopo sarei stato interrogato e che con lui avrei dovuto studiare nel pomeriggio tutto il programma di chimica.

Il sogno non si discostava molto dalla realtà
il mio amico Marco era l’unico con cui si poteva studiare la chimica
lui era bravo in queste materie della scienza
anche il mio Emanuele con due emme non era male
i meno propensi alla scienza eravamo io, il mio amico Vladimir e il mio amico Antonone
quando si parlava di scienza preferivamo cambiare aula, cittadinanza e religione.

Ma tornando a noi:
questa notte come altre notti prima di questa
ho sognato di essere chiamato alle 10:10 e di posticipare l’interrogazione al giorno dopo
grazie a un salvifico e prolungato drin della campanella
che portava seco il cambio dell’ora e della professoressa.

Questa notte però come in nessuna notte prima di questa
ho sognato che c’era dinnanzi a me e veniva nominato per essere successivamen
te interrogato
con tanto di maglia della Sampdoria indosso:
Fabio Quagliarella.

Fabio Quagliarella appena sentito nominare il suo cognome e capito il triste destino verso cui si avviava
mi guardava affranto
e con tanto di maglia della Sampdoria indosso mi diceva:
Uà, Frà, io non aggià studiat nu cazz.

Io e te Fabio siamo nella stessa situazione
entrambi a digiuno di chimica attendiamo il patibolo dell’interrogazione
dalla mia
ho l’ausilio di un giorno in più per poter studiare tutto il programma con il mio amico Marco
dalla tua
hai l’ausilio di un conto in banca di un giocatore professionista di serie A che a seguito di una pessima votazione della professoressa di chimica non subirà contraccolpi
credo.

Questo dicevo a Fabio nel sogno
forse
perché questa notte come molte altre notti prima di questa
non ricordo tutto il sogno nitidamente e
forse
considerata e raccontata la parte nitida del sogno
va benissimo così.

Appunti da Cuba


#1:
Sembrava Fidel Castro ma era Padre Pio.
Leader Maximo de Pietralcina.
(anche se sui social mi hanno giustamente rimproverato, non essendo né Fidel né Padre Pio ma Camilo Cienfuegos)

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#2:
Il tragitto da: La Havana a: Vinales è stato fatto in compagnia di Julian El Animal.
Julian: ballerino, cantante, chef, cameriere, dj e all’occorrenza: autista, innanzitutto si è rivelato un dispensatore automatico di saggezza (“le donne cubane non vanno in palestra perché hanno troppe cose a cui pensare”).

Julian, ha cantato canzoni dimmerda per 180 km, spesso muovendo mani e volante in contemporanea, alla guida di una classico taxi locale, che ambiva lo sfascia carrozze già 25 anni fa.
A un certo punto, incuriositi, gli abbiam chiesto perché tutti lo conoscessero come: El Animal. Essendoci in macchina donne però, ha preferito non rispondere.


#3:

Caro signor Zara (quello dei vestiti, non quello della metro di Milano),
ho letto molte cose su di te sull’Internet. Tipo che sei davvero facoltoso, tipo che non hai una laurea, tipo che sei spagnolo.

Devi sapere, signor Zara, che oggi mi hai salvato la vita. Senza la tua camicetta blu, sotto il sole dei Caraibi (nonostante una crema protettiva costosa +50), non sarei tornato a casa, signor Zara, sarei finito all’ospedale.
Ciò non è successo ed è grazie a te, solo grazie a te, signor Zara; la foto certifica la tenuta del tessuto in ambienti decisamente umidi ma in dose maggiore: la mia sopravvivenza.
Estendi pure l’esito positivo del test ai ragazzi del controllo qualità (e se ti avanzano 10 minuti anche ai medici della regione di Pinar del Rio).

Ci tenevo a sdebitarmi regalandoti una stella. Non è del cielo, è marina. Spero tu possa comunque apprezzare, signor Zara.

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#4:
– amore per il nostro salotto qui a Trinidad, a Cuba, vorrei qualcosa di davvero esotico…
– tipo, amore? Un camino?
– no, più esotico…
– una testa di cervo scozzese?
– no, più esotico
– una pelle di orso?
– no, più esotico amore, più esotico.
– che ne pensi di un bel Mercedes del ’97 con vetri oscurati e stemmi del Real Madrid sul cofano?
– penso sia davvero una grande idea.
Una grande idea, per un gran salotto, con una grande macchina.

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#5:
Come diceva la buonanima di Schicchi: la vita è una questione di culo.
Se nasci in un posto, quando fai la scuola elementare vegliano su di te: o un crocifisso o una foto del Papa o alla meglio, un ritratto di Sergio Mattarella che prova a sorridere.
Se nasci in un altro posto (magari a Cuba) in alcune scuole elementari, a vegliare sul capo dei bimbi: C’È Guevara*

Ora, a prescindere dal credo politico e dall’ideologia: vogliamo paragonare il crescere e vedere tutti i giorni, sopra la cattedra della maestra: Ernesto Guevara invece di Sergio Mattarella che prova a sorridere?
*lo so che il Che si scrive Che e non C’È ma più bella cosa non C’È CHE fare giochi di parole con CHE e con C’È.

#6
CONTINUAMOS DEFENDIENDO LA REVOLUCIÓN
il giorno in cui Matteo Renzi stravince le primarie del PD con l’80% delle preferenze (forse 70, non lo so, è finita la connessione).

C.D.R.
 anche se nella foto e per dieci giorni consecutivi, a Cuba, ho usato il marsupio.
C.D.R.
anche se la nominava Ciccio Rigoli in una poesia ascoltata a Legnano.
C.D.R. perché la cosa più rivoluzionaria che abbiamo visto in trent’anni è stata e continuerà ad essere Carramba che Sorpresa.

C.D.R.
perché la vera rivoluzione è far pagare la connessione Internet: 5 euro l’ora, poi vediamo come mi fai le pubblicità sulla banda larga, il wi fi e sarcazzo.
C.D.R. finché gli americani in vacanza pasteggeranno con: cibo tipico locale + cappuccino.

C.D.R.
Perché nonostante abbia vinto la mia ritrosia nel farmi la doccia in altri bagni (senza ciabatte), non poso mai la pianta del piede per terra (ed entro la fine della doccia mi vengono i crampi).

C.D.R. e prometto che da domani smetterò di accompagnare a fumare le persone che fumano (visto e considerato il fatto che io non fumo)

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#7

Certi amori (con i tassisti)
non finiscono
fanno dei giri immensi (su altri taxi)
e poi ritornano (da Julian El Animal)

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Il caso Spotify


Gentile signor Spotify,
innanzitutto per me è un grande onore conoscerLa e scriverLe.
Sono un grande appassionato di musica e ieri sera ho finalmente visto il film a lei dedicato: il caso Spotify, vincitore di numerosi e recenti premi in quel di Hollywood.

Le scrivo per darLe dei consigli e metterLa al corrente di impressioni ricevute durante la navigazione e la fruizione del Suo prodotto, online, in streaming.
Premetto, inoltre, che non conosco il suo fatturato, il suo stato di salute in Borsa (è quotato in Borsa?) e l’acquisizione media giornaliera  di utenti prospect, è quindi possibile che tutto quello che lei fa e di cui io a breve mi lamenterò è fatto con raziocinio e (conseguente) Suo beneficio; colga perciò il mio post come un’urgenza comunicativa tra utente e Brand, senza patemi però, Gli assegni pure un codice bianco.

E’ da qualche mese che usufruisco del Suo servizio, trovandolo molto più intuitivo e completo del servizio fornito dal signor Youtube, immagino Suo concorrente.
Lo utilizzo prevalentemente come utente basic (non vi do una lira insomma) e da smartphone (ho aumentato i giga del mio piano tariffario proprio per questo) sorbendo di buon grado le giuste dosi pubblicitarie erogate ogni 15-30 minuti.
Due cose però, in contrasto con l’ottima “customer” experience messa a disposizione di noi utenti, mi mandano ai matti.

Sarà mia cura, in virtù della stima che nutro nei Suoi confronti, elencarglieLe:
1) la Sua scelta arbitraria di passare da un album specifico di un’artista ad un altro album dello stesso artista, es: dall’ascoltare “Ramble On” all’interno di Led Zeppelin II passo ad ascoltare brani di Led Zeppelin III.
2) la Sua scelta arbitraria di cambiare un artista rispetto a quello inizialmente scelto,
es: dall’ascoltare il nuovo album di Brunori passo ad ascoltare una canzoncina di Cristina D’Avena.

Nel mio caso, isolato e magari non rappresentavo del campione su cui Lei pondera le basi del business, questo “scherzetto” mi ha costretto a comprare 2 vinili; vinili di artisti che provavo ad ascoltare su Spotify ma il cui ascolto veniva sistematicamente interrotto da scelte musicali divergenti dalla mia scelta iniziale.

Insomma signor Spotify, parliamoci chiaro: ho dato soldi a dei suoi concorrenti a causa di una funzionalità disturbante, verrebbe da dirmi, non solo a me forse: maledetto algoritmo.
Questa cosa lei l’aveva preventivata? Le fa piacere? Ha pensato eventualmente di risolverla?
Io resto a disposizione per un sereno confronto, per parlarne e discuterne insieme.
Scelga Lei se online o offline. Sa dove trovarmi, sa qual è il mio account, sa quanto sarò sempre coinvolto e felice nell’aiutarLa a risolvere il caso Spotify.

g.m.
Giorgio