#Barlettification


Parecchi anni fa io e il mio amico Fabrizio Sinisi, che mi costa fatica non chiamare Vladimir, eravamo seduti insieme, nella stessa classe, dello stesso liceo.
Non studiavamo molto. Diciamo che non studiavamo proprio. L’unica cosa che facevamo era leggere. Leggevamo tanto perché ci piaceva scrivere, e invece di stare attenti alle lezioni di fisica, discutevamo dell’impianto narrativo della buonanima Garcìa Marquez.
Sbagliavamo probabilmente, perché se ad oggi ne avessimo saputo un po’ più di fisica e un po’ meno di letteratura sudamericana, probabilmente saremmo stati uomini più completi.

Fatto sta che dopo molti anni di università, di studi tra loro diversi ma in realtà compatibili, abbiamo fatto qualcosa insieme. Qualcosa di molto carino, speriamo.

La prossima settimana andrà in scena: #Barlettification, uno spettacolo teatrale che abbiamo scritto. Io e lui. Spettacolo che Gianpiero Borgia ci darà la possibilità di portare in scena.

Chi sarà fuori dalla nostra città e non riuscirà a vederlo, sarà perdonato. Ma anche chi non ci riuscirà subirà lo stesso trattamento. Perché questo post alla fin fine è soltanto una marketta. Una marketta però, che una volta tanto, mi riempie di orgoglio.

L’amore ai tempi degli Hipster vol. 7


La gioventù ingiustificata degli sportellisti della Banca Popolare di Sondrio.

La felicità debordante e immotivata nel vedere un bambino cino-marocchino, nel pullman, in un passeggino.

Le infradito con le calze che ti fanno i piedi come le Tartarughe Ninja.

Le ripetute espressioni di incredulità di fronte ad un acquazzone: madò come piove, guarda come piove, ma piove proprio tanto eh… come se il ripeterlo avesse delle ripercussioni sull’intensità del fenomeno atmosferico.

Orrendi nomi di giovani madri (Concetta, Carmen) che cercano rivincita sociale tramite i nomi delle figlie ( Desiree, Cloe, Denise).

La rivincita dell’omosessualità maschile nei confronti della società, applicata alle door selection dei party “in”.

La mappazza del tramezzino che si ficca sotto il palato e hai bisogno di scavare con la lingua per levarla.

I “likes” che prendi dalle persone sconosciute e ti portano a dire: e questo/a chi cazzo è?

L’eterna lotta tra il suonatore di fisarmonica della metro e il dolore nei timpani per il volume  degli auricolari

La bigia quotidianità di Filippa Lagerback.

La fine dell’età d’oro dei dentisti.

Le signore che entrano nei pullman e parlano, a prescindere; i militari con la barba curata.

Le mercerie e il pensiero che ti assale ogni volta che ne intercetti una: come fa a sopravvivere il proprietario di questo negozio?

La signora cinese a cui chiedi il piano dell’ascensore che ti risponde:
Gue zaa.
Si signora , che piano?
Gue zaaa.
Sì, 1 2 3 4 ?
Guest zaaa.
Va be signò, buona giornata.

Le colazioni del sabato mattina.

Le facce di alcuni preti/cardinali mentre osservano il nuovo Papa: ma questo da dove è uscito?

I sempre variegati terzetti a bordo dei furgoncini lungo le tangenziali.

Gli speriamo “in” bene; i caschetti per le biciclette; i ristoranti semideserti del lunedì sera.

L’estetica degli agenti immobiliari.

Lo spirito d’avventura sperimentato e sperimentabile nell’assaggio delle polpette in mensa.

I signori con unghie lunghe ( che non suonano la chitarra)

Quelli che la pipì in piscina, va bene se capita; quelli che la pipi in doccia, non solo capita ma è anche bellissimo e consigliato.

l’ascolto di questo pezzo è consigliato a coloro i quali credevano che le canzoni pre-suicidio fossero solo opera di Cocciante. E invece…