Umbertino (il brodo) e la vita caduca


Stasera si va a fare due passi
ti accodi? Chiesero ad Umbertino.

Non posso, egli rispose
Sto facendo il brodo, sentendo i Joy Division
e riflettendo su quanto la vita sia infausta.

Noi si parlava di stasera, precisarono gli amici.
Adesso son le 13:00.
Avrai molto tempo, da qua a stasera, di meditare sui tiri mancini del fato.

Avete ragione e abbiate pazienza, miei prodi,
ma il tempo caduco si assapora negli attimi vicini.

Come minchiazza parli? obiettarono gli amici,
al vacuo Umbertino.

Sto leggendo Bertolucci, si giustificò
ponendo avanti il dorso della mano.
Peccato che accanto a lui non vi era anima.
Ma leggeva Bertolucci, Umbertino, e si sentiva molto teatrale.

Il regista?
No, il poeta. Si può leggere un regista, di grazia? finalmente iniziò a polemizzare Umbertino.

Ora son molto più chiare molte cose, risposero liberati gli amici.
Quindi noi usciamo. Se poi ti va, fai uno squillo.

Certo miei prodi, andate pure.
Nostro potrà essere, nostro soltanto, il futuro.

Umbertì, spicci e scocciati i prodi dileggiati,
leggiti le cose serie.
Leggiti Fabio Volo.
Non le chiacchiere.

Ci pensò Umbertino alle parole degli amici.
Ci pensò tanto.
Ci pensò così tanto
che il brodo che stava preparando
si prosciugò nella pentola in ebollizione.
E confermò la teoria della vita caduca.
Come e quanto il brodo che c’era
e che in attimi infausti
sparì.

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Lettera apetta a James Bond per capire se almeno una donna, in vita sua, non glie l’ha data


JamesBò, che vuoi avere la goccia…
io più vedo i tuoi film, più non capisco. Davverò JamesBò, ma come fai? Ceee, se tipo il diavolo ne sa duecentotrentuno, tu ne sai almeno duecentotrentadue. Iva inclusa.

Senti JamesBò, io l’altro giorno ho visto Quantum of Solace. Bello, eh… molto bello. Cioè, ci stavano un po’ troppe minchiate, però vabbè, vi conosciamo a voi JamesBond. Pallottole, capriole, mazzate, e poi non morite mai. La tua mortalità JamesBò è simile alla credibilità dei campi da calcio di Holly Benjy. Ei mà, sto a scherzare. Sto a scherzare. Questo qua, appena gli dici una cosa, subito ti vuole dare mazzate. Stai calmo. Bevi una birra. Bèll Bèll, anzi, beautiful beatiful, così mi capisci…

Ti stavo dicendo, l’altro giorno ho visto Quantum of Solace. Ah aspè, JamesBò, un’altra cosa… ma tipo, tu ce li hai dei colleghi che si chiamano Matteo, o Andrew o Nino? Tutti solo con le iniziali vi chiamate? Quando mandate le mail di gruppo, come fate?
“In sala riunione 2.5.13. alle 13:50 per un assestment sull’operazione “pericolomoltopericolo”. Presenteranno gli agenti Segreti W.W.F.”
Oppure, metti che uno si vuole chiamare agente segreto G. e c’è già un altro che si chiama G. Come fate?
– Asprirante agente segreto G., purtroppo c’è gia un G. Se vuole possiamo metterglielo prima il punto.
– E poi diventerei agente segreto Punto G?
– Embè? Sa quante “missioni” segrete in più…
– Sa dove può metterselo quel punto, eh?…
– Immagino, ma tanto è solo un punto…
Aia hou JamesBò, lasciami il braccio, hou. Sto a scherzare. E che cazzo… e se ti dicevo che la regina è una p… No, no, niente niente. Non ti dicevo niente, pensavo tra me e me.

Comunque JamesBò, io sta cosa ti volevo chiedere. Finalmente te la dico. Anche perché altri cinque minuti e mi becco una bella compilation di mazzate.
Ascolta, ma c’è qualche femmina, una sola, che in vita tua non te l’ha data? Cioè, una che ti ha detto:
– Senti JamesBò, va bè che sei un bonazzo, però odori di scamorza. Stasera niente robba.
O tipo: – JamesBò, stasera sono stanca, ti spiace? Oppure: – JamesBò, vedi se te ne vai mò proprio, che se viene mio marito te lo fa a tarallo…
Sì, lo so, tanto tu a fare lite sei il più forte del mondo… però davvero, c’è almeno una, solo una, che in vita tua non te l’ha data?

Io sta cosa ti volevo chiedere. Sul serio. Solo questa. Poi fai quello che vuoi. Buttati dalle cascate, dai mazzate a tutti, testa le penne che sparano. Io aspetto. Fammi sapere. Quando vuoi, io qua sto.
God save the queen. Viva ò rrè.
Stett bun.

L’amore ai tempi degli Hipster vol. 2


per leggere il precedente vol. conservato nelle migliori edicole Clicca qui 

Il suono crescente del gorgoglio della bottiglia che si riempie.

Semi-trentenni che vendono i vocabolari sui gruppi Facebook del loro liceo.

Il rumore squillante delle tazzine che si impilano, l’una sull’altra, al bar.

Le spese di merda sul carrello dell’Esselunga, alle quali non si può contestare nulla. Son spese loro. E loro malattie intestinali. C’è il tizio che compra sei bottiglie di Coca Cola e un pacco di patatine; c’è lo studente che compra carne talmente brutta e grassa da indurti al macrobiotico; c’è la mamma di famiglia che inizia a scaricare il carrello e non sai se potrà mai finire; ci sono i prodotti del cinese, che entro qualche ora saranno tutti fritti.
Puoi solo vederli. Quelli del cinese e tutti gli altri. Ma non puoi dirgli niente. E grazie a Dio, neanche mangiarli.

La diversa predisposizione all’abito dei consulenti aziendali.

Le persone che scrivono sul celluare e camminano. Vagano come zombie. Sei tu che devi scansare loro. E se accidentalmente li urti, loro fanno i risentiti.

La signora che da sei mesi corre con un passeggino-tandem con due gemelli. Tutte le mattine. Ma cazzo, non puoi svegliarti due minuti prima?

Sedicenti seienni nei passeggini, trainati da mamme che ovviamente sudano.

Il passamani degli autobus: caldo.

L’odio per chi parla solo per metafore. Tanto va la gatta, sopra la panca, a caval donato, tra il dire e il fare, paese che vai, mogli e buoi, mal comune, una mela al giorno…

Massima compassione e solidarietà per chi compra la pizza e la mangia sul bus.

Faulkner come rimedio agli asterischi e alle chiocciole.

Ad ogni puntata di Porta a Porta, cresce proporzionalmente il rimpianto di non esser nato a Nairobi.

L’oceano dei contatti di Facebook non considerati, quelli messi sotto la barra di visualizzazione della chat.

Scrivere Porco Dio ma farlo in modo rispettoso, con la D maiuscola.

Le foto del clima su Facebook, di oggi e dei prossimi sei giorni, così, giusto per stare tranquilli…

La frase dei proprietarari/accompagnatori dei cani mastodontici: sí ma è buono

La dote innata datami dal Signore Gesù di riuscire a scegliere solo e soltanto le casse lente al supermercato.

L’assenza dell’importo desiderato allo sportello del bancomat. Alcuni sportelli ad esempio, ti scherniscono. Si possono prelevare magari anche 7000 euro. Se però vuoi cinquanta euro, ti compare la fatidica frase: importo non disponibile.

Il viso della guardia giurata all’interno dello schermo di sorveglianza della banca.

Incontrare persone al mattino che puzzano di “sonno”.

La pigrizia atavica nel preferire a sudare piuttosto che sfilarsi il giubbotto, nei mezzi pubblici.

La sciarpa lunga e colorata sull’abito.

La speranza che tra le 16000 notifiche che leggi al mattino sul water, ce ne sia qualcuna interessante. Non la metà. Né la totalità. Qualcuna. La speranza di trovare un suo like, un suo messaggio, uno suo squillo, da inguaribile pre-digital 90’s. Per poi trovarsi al mattino a fronteggiare la giornata con un invito a giocare a Criminal Case!