Cose strane a Reykjavik


C’è un mio collega che si chiama Massimo. Noi lo chiamiamo Massimo Batman, perché è forte, sapiente e probabilmente ricco. Se c’è qualcosa di forte, sapiente e probabilmente ricco, lui l’ha già fatta. Gli ho detto che sarei stato in Islanda. Lui c’era già stato, ovviamente. Mi ha detto: guarda che gli islandesi son strambi, ma strambi forte…

Effettivamente, Massimo Batman, aveva ragione anche questa volta. In un solo giorno infatti ho visto:

1) Gesù ritratto in una posa da latino-americano

2) Delle montagne che sembrano la Viennetta

3) Brunori che ci prova con una biondona in rosso

4) Un organo in chiesa, con delle mitragliatrici annesse

5) Massimo Decimo Meridio che invita gli astanti del Colosseo a mangiare una torta incredibile

Non vedo l’ora di dirglielo a Massimo…

Annunci

Fiesta


Mi è bastato dare un morso alla Fiesta
immergere quattro denti nella parte cioccolatosa e pandispagnosa
e mio fratello è tornato ad avere 3 anni
mia sorella è tornata ad averne cinque
sull’altalena
a carezzare la sua bambola obesa Pressione.
Si chiamava così perchè anche senza Pressione faceva davvero impressione, simile ad Alien più che a un bambolotto.

Con solo 4 denti nella Fiesta
mio fratello di nuovo estraeva da una valigetta nera i vestiti per il dopo piscina, eleganti
e mio padre tornava da lavoro per pranzo, accaldato
da viali assolati, in periferie pre-crisi industriale, a doppi sensi di marcia
e mia madre bellissima, coi capelli lunghi e gli orecchini d’oro
e mia nonna che diceva a mio nonno: compra le Fiesta ai bambini
e mio nonno che comprava le Fiesta e dava le Fiesta a mia nonna che dava le Fiesta a me che ero un bambino.
Tutto tornava, tutto filava
con le Fiesta, insieme a Berta
si faceva Fiesta.

Nessuno ormai ricorda più il sapore della frutta di un tempo,
delle verdura di un tempo,
del tempo di un tempo,
perché quel tempo non c’è più e mai ritornerà
ma la Fiesta, special che, risolve problemi,

Sempre uguale la Fiesta, con quel sapore cioccolatoso e pandispagnoso, identica a quando eravamo piccoli.

Ferrero coerente: nessun accenno al bio, all’olio di Palma, ai solfiti, agli sciiti, ai sunniti, al lattosio senza lattosio, alla caffeina senza caffè, alla theina senza the, cosa resterà di questi alimenti, senza alimenti, di questi anni 80?

Ferrero cuore ferreo: magari continui a mangiarti la mmerda, però è sempre la stessa merda che ti fa tornare a quando avevi 9 anni,
a quando tuo fratello aveva la valigetta,
ti fa tornare a tua sorella sull’altalena e accanto a sè la bicicletta
al rumore, il rumore della Fiesta:
quel rumore che faceva chi a un certo punto non ci vedeva più dalla fame
sjjuiiii sjuiiiii
quel runore che è impossibile scrivere e più difficile fare:
sjjuiiii sjuiiiii

Io stesso adesso, mentre mangio una Fiesta, faccio quel rumore
a stento non soffoco
però magari mia nonna arriva con un pacco di Fiesta
mi dice che posso stare con lei
ad aspettare che faccia buio, ad aspettare la notte e ad attendere l’alba

come facemmo quel giorno con mia sorella e mio fratello
non sapendo cosa potesse accadere dopo le 7 di mattina
forse non c’era nulla
forse finiva il mondo
forse avevamo paura di sapere
per questo potevamo solo fare una cosa
potevamo solo mangiare
nell’attesa delle nostre giovani vite: una Fiesta:
sjjuiiii sjuiiiii

#VLTN


Negli anni ’90 e nei primi 2000 tutti gli immigrati presenti nella mia città, a prescindere dalla loro effettiva nazione d’origine, venivano chiamati: marocchini. Faceva poca differenza se fossero, egiziani, tunisini, somali o eritrei. Tutti venivano annoverati nel mare magnum razziale dei marocchini. A dire il vero, molte volte anche dei: “marrocchini”, equipaggiati foneticamente, contro la loro volontà, sia di due giuste “c” che di due erronee “r”.

Il primissimo ricordo che mi lega ai marrocchini (da qui andrò con la versione local, rafforzata delle consonanti non richieste) fu quando a mia madre rubarono il portafogli al mercato comunale, in un sabato mattina di marzo. Tutti ci convincemmo che fossero stati i marrocchini, nonostante i Ris di Parma non fornirono e non hanno ancora fornito prove lampanti in merito.
Il secondo ricordo dei marrocchini invece, mi riporta con nostalgia alla figura di Kaled.
Kaled era un pizzaiolo (marocchino) che lavorava nella pizzeria accanto casa. Fece la fortuna del proprietario nei primi anni di creazione

Era bravissimo nel suo lavoro e molto in gamba con gli avventori. A un certo punto però, come tutte le storie belle, il marrocchino Kaled (che era tunisino) litigò con degli altri marrochhini (che erano algerini) e fu costretto ad andare via.
La notizia fece il giro del quartiere e fummo tutti dispiaciuti dell’addio di Kaled. Era simpaticissimo, era perfettamente integrato nel tessuto sociale, parlava addirittura dialetto e cosa non trascurabile: faceva una pizza meravigliosa.
Kaled restaurò l’immagine negativa che i marrocchini si erano guadagnati nell’alveo dei nostri vissuti di provincia. Da Kaled, mai al mondo ci saremmo aspettati un furto di un portafogli. Neanche i Ris di Parma l’avrebbero mai immaginato…

Tanto fummo tristi per l’addio di Kaled, altrettanto ridivenimmo felici quando dopo qualche anno Kaled ritornò a Barletta.
Nel frattempo era stato a casa (in Tunisia, non in Marocco) aveva aperto una pizzeria, l’aveva venduta ed era ritornato nella città in cui aveva lasciato il cuore, oltre a tanti amici marrocchini. Kaled aprì una pizzeria a Barletta, per conto suo.

In pizzeria da Kaled lavoravano due persone : sua moglie e Valentino.
Valentino veniva a scuola con me. Aveva perso un anno e ce l’eravamo trovati al primo liceo. Era bassino, simpaticissimo, ambiva ad essere ribelle e sfrontato ma aveva l’animo buono come un carpentiere coccolone. Noi lo chiamavamo Valendog, perché simile a Dylan Dog (con qualche centimetro in meno). Kaled invece lo chiamava: Vhlhntinhhhh.
Quando Kaled chiamava Valentino, tutti noi sorridevamo. La pronuncia delle vocali strozzate producevano un suono magico e irripetibile. Tutt’oggi, quando sento nominare Valentino, io non associo né il motociclista nè la festa consumistica che ha rovinato milioni di coppie nel mondo. Ogni volta che sento quel nome io penso a Valentino Chieco, in arte Valendog, e più precisamente a come veniva chiamato quando lavorava da Kaled: Vhlhntinhhhh.

Non abito più stabilmente a Barletta dal 2006. Da 12 anni non ho notizie di Valentino. Non so dove sia, come stia, se vive a Barletta o se vive altrove. Non so se ogni tanto va a trovare Kaled. Non so nulla di lui, da più di 12 anni. Da qualche giorno però vedo la nuova campagna di: Valentino, brand di moda planetario.
I modelli voluttuosi con i volti languidi e le lettere del marchio senza vocali (che presto saranno un ashtag) per me continueranno a farmi pensare ad una sola cosa.
Non mi indurranno a comprare cappotti rossi o a visitare ecommerce con prezzi faraonici. Tutte quelle lettere senza vocali, una dopo l’altra, mi faranno ricordare il mio amico del quale non ho più notizie e come era bello sentire pronunciare il suo nome da Kaled, il marocchino non marocchino più simpatico che abbia mai conosciuto. Vhlhntinhhhh.

Gentil oni


Gentil oni
casco grigio in testa
gira mondo
un incontro all’ora
un è senza accento
tante puttanate, senza sosta.

Gentil vola in Grecia, vola in spiagge, vede Tsipras
applausi, applausi, applausi per Tsipras
Gentil va in America, va nell’Onu, palazzo di vetro inferno di cristallo
incontra Bruce Willis che fuma sudato
un nero lo aspetta al piano terreno
con un walkie tolkie in mano
scoppia il palazzo di vetro
si salvano Bruce e il suo amico, nero
emerge del fumo, nero, dall’edificio
Oni resta a casa a Frosin oni
bigio e fiacco ruota i pollici
non si acciglia in discussioni.

Bruce incontra Gentiloni
e fumano insieme in Cadilacc cobalto
e il nero si offende e monta un casino pauroso

Crisi di governo: Gentiloni, Bruce Willis e il nero
si parla di migranti
finite le caserme
finiti i mari mediterranei da navigare con i gommoni dell’Iper
il nero propone: mandiamoli a Nuova York
nei palazzi di vetro inferno di cristallo
tanto scoppieranno, a breve.
Mandiamoli.
Vota la Camera
vota il Senato
volta pagina Mattarella:
approva palazzo Madama venduto alle onlus colluse.
Gentil oni oni oni si grida sui bancali
ordine del giorno: quante belle figlie ha Madama Dorè?
Mme ne dareste una? dice il nero
la regalo ai miei fratelli neri, nei palazzi di vetro, inferno di cristallo, di Nuova York
tanto scoppiano
tanto muiono
tutti tranne Bruce

Madama Dorè chiama il nero:
segreteria telefoinica si prega di lasciare un messaggio
mia figlia non te la do, caro il mio nero, firmato Madama Dorè
Gentil oni: oni oni oni
sudato esce a fumare
incontra i neri col passaporto dell’Iper
aspettano madama Dorè
un due tre stella: giocano i neri col nero che ascolta il messaggio sul cellu lasciato da Madama Dorè

E intanto afferma Gentiloni
casco grigio voce cauta
stiamo facendo le dovute valutazioni
e intanto
ci spiazza di soppiatto:
il cielo è sempre più blu.
Gentil oni, on oni oni.

giorgiodamatosenzapostrofo-paologentiloni.jpg

In Montenegro


In Montenegro non ci sono uomini che non siano spessi, non ci sono donne che siano basse. Il Montenegro è un po’ Como, un po’ il Gargano, un po’ Venezia e un po’ Trentino; tutto il resto è Chioggia.
In Montenegro non c’è la raccolta differenziata e da un randomico calcolo, troppo randomico forse, molti bambini tifano Juve (o almeno indossano il suo merchandising).
In Montengro, il posto più bello, ormai abbandonato, ha le sembianze di un centro sociale, se Berlino c’aveva lu mar era proprio una piccola Bar…
In Montenegro ogni tanto la gente dice Djokovic (che comunque è serbo).
In Montenegro la gente che non è del Montenegro, tende a fartelo sapere esibendo vistose catenine, lunghe croci, tatuaggi grossi quanto grossi pettorali.
Come sempre gli americani ti parlano in americano, come se tu dovessi per forza conoscere l’inglese e spesso ordinano pasta Bolonjeze, che pronunciano “Boloniesi”, tipo: mille grazzi.
In Montenegro non ho trovato l’amaro Montenegro e mi è rimasto l’amaro, in bocca.

In Montenegro c’è Sveti Stefan, dove i russi si sono comprati un isolotto in mezzo al mare e se provi ad andarci ti fanno Marameo, in russo; c’è Kotor che è un po’ Trani, con alle spalle un fiordo e non la Cattedrale; ci sono i monasteri, i laghi e le montagne.. e c’è sicuramente la barbabietola da zucchero, quella come diceva il libro di geografia c’è ovunque…
In Montenegro i poliziotti corrotti sono davvero onesti, si prendono solo 5 euro di mazzetta.
I camerieri, in certi posti, non sparecchiano. Si può fumare nei locali e i cuscini delle case in cui ho dormito sono stati grossi come mausolei.
In Montenegro ho sentito una versione in slavo di “Sapore di mare”, che all’originale di Gino Paoli gli da almeno 20 punti di distacco.
Ogni tanto, per strada, vedi un canestro da basket, il più delle volte piantato lì alla cazzo…
In Montenegro alla gente piace bere; un giorno mi hanno offerto della grappa alle 9 del mattino, e ieri ho visto delle ragazze che bevevano birre in cannuccia.
L’unica cosa invece che in questi giorni non ho visto è stato “Il trono di spade”, (girato in parte in Montenegro) e mentre noi qui: a ridere e scherzare, magari Jamie Lannister è morto.

 

giorgiodamatosenzapostrofo_inmontenegro
Qui una foto mentre cercavo “l’amaro Montenegro” in Montenegro, in ogni dove, anche in delle piccole casette in mezzo ad una valle molto verde.Inserisci una didascalia

L’interrogazione di chimica


Questa notte come molte altre notti prima di questa
nonostante fosse sabato e il giorno dopo sarei stato in panciolle
ho sognato che l’indomani sarei stato interrogato in chimica e avrei dovuto studiare tutto il programma in un solo pomeriggio.

Questa notte come molte altre notti prima di questa
ho sognato che dopo aver appreso della terribile notizia chiamavo il mio grande amico Marco per dirgli che:
il giorno dopo sarei stato interrogato e che con lui avrei dovuto studiare nel pomeriggio tutto il programma di chimica.

Il sogno non si discostava molto dalla realtà
il mio amico Marco era l’unico con cui si poteva studiare la chimica
lui era bravo in queste materie della scienza
anche il mio Emanuele con due emme non era male
i meno propensi alla scienza eravamo io, il mio amico Vladimir e il mio amico Antonone
quando si parlava di scienza preferivamo cambiare aula, cittadinanza e religione.

Ma tornando a noi:
questa notte come altre notti prima di questa
ho sognato di essere chiamato alle 10:10 e di posticipare l’interrogazione al giorno dopo
grazie a un salvifico e prolungato drin della campanella
che portava seco il cambio dell’ora e della professoressa.

Questa notte però come in nessuna notte prima di questa
ho sognato che c’era dinnanzi a me e veniva nominato per essere successivamen
te interrogato
con tanto di maglia della Sampdoria indosso:
Fabio Quagliarella.

Fabio Quagliarella appena sentito nominare il suo cognome e capito il triste destino verso cui si avviava
mi guardava affranto
e con tanto di maglia della Sampdoria indosso mi diceva:
Uà, Frà, io non aggià studiat nu cazz.

Io e te Fabio siamo nella stessa situazione
entrambi a digiuno di chimica attendiamo il patibolo dell’interrogazione
dalla mia
ho l’ausilio di un giorno in più per poter studiare tutto il programma con il mio amico Marco
dalla tua
hai l’ausilio di un conto in banca di un giocatore professionista di serie A che a seguito di una pessima votazione della professoressa di chimica non subirà contraccolpi
credo.

Questo dicevo a Fabio nel sogno
forse
perché questa notte come molte altre notti prima di questa
non ricordo tutto il sogno nitidamente e
forse
considerata e raccontata la parte nitida del sogno
va benissimo così.

Appunti da Cuba


#1:
Sembrava Fidel Castro ma era Padre Pio.
Leader Maximo de Pietralcina.
(anche se sui social mi hanno giustamente rimproverato, non essendo né Fidel né Padre Pio ma Camilo Cienfuegos)

giorgiodamato_appuntidacuba1.jpg

#2:
Il tragitto da: La Havana a: Vinales è stato fatto in compagnia di Julian El Animal.
Julian: ballerino, cantante, chef, cameriere, dj e all’occorrenza: autista, innanzitutto si è rivelato un dispensatore automatico di saggezza (“le donne cubane non vanno in palestra perché hanno troppe cose a cui pensare”).

Julian, ha cantato canzoni dimmerda per 180 km, spesso muovendo mani e volante in contemporanea, alla guida di una classico taxi locale, che ambiva lo sfascia carrozze già 25 anni fa.
A un certo punto, incuriositi, gli abbiam chiesto perché tutti lo conoscessero come: El Animal. Essendoci in macchina donne però, ha preferito non rispondere.


#3:

Caro signor Zara (quello dei vestiti, non quello della metro di Milano),
ho letto molte cose su di te sull’Internet. Tipo che sei davvero facoltoso, tipo che non hai una laurea, tipo che sei spagnolo.

Devi sapere, signor Zara, che oggi mi hai salvato la vita. Senza la tua camicetta blu, sotto il sole dei Caraibi (nonostante una crema protettiva costosa +50), non sarei tornato a casa, signor Zara, sarei finito all’ospedale.
Ciò non è successo ed è grazie a te, solo grazie a te, signor Zara; la foto certifica la tenuta del tessuto in ambienti decisamente umidi ma in dose maggiore: la mia sopravvivenza.
Estendi pure l’esito positivo del test ai ragazzi del controllo qualità (e se ti avanzano 10 minuti anche ai medici della regione di Pinar del Rio).

Ci tenevo a sdebitarmi regalandoti una stella. Non è del cielo, è marina. Spero tu possa comunque apprezzare, signor Zara.

giorgiodamato_appuntidacuba3.jpg

#4:
– amore per il nostro salotto qui a Trinidad, a Cuba, vorrei qualcosa di davvero esotico…
– tipo, amore? Un camino?
– no, più esotico…
– una testa di cervo scozzese?
– no, più esotico
– una pelle di orso?
– no, più esotico amore, più esotico.
– che ne pensi di un bel Mercedes del ’97 con vetri oscurati e stemmi del Real Madrid sul cofano?
– penso sia davvero una grande idea.
Una grande idea, per un gran salotto, con una grande macchina.

giorgiodamato_appuntidacuba4.jpg

#5:
Come diceva la buonanima di Schicchi: la vita è una questione di culo.
Se nasci in un posto, quando fai la scuola elementare vegliano su di te: o un crocifisso o una foto del Papa o alla meglio, un ritratto di Sergio Mattarella che prova a sorridere.
Se nasci in un altro posto (magari a Cuba) in alcune scuole elementari, a vegliare sul capo dei bimbi: C’È Guevara*

Ora, a prescindere dal credo politico e dall’ideologia: vogliamo paragonare il crescere e vedere tutti i giorni, sopra la cattedra della maestra: Ernesto Guevara invece di Sergio Mattarella che prova a sorridere?
*lo so che il Che si scrive Che e non C’È ma più bella cosa non C’È CHE fare giochi di parole con CHE e con C’È.

#6
CONTINUAMOS DEFENDIENDO LA REVOLUCIÓN
il giorno in cui Matteo Renzi stravince le primarie del PD con l’80% delle preferenze (forse 70, non lo so, è finita la connessione).

C.D.R.
 anche se nella foto e per dieci giorni consecutivi, a Cuba, ho usato il marsupio.
C.D.R.
anche se la nominava Ciccio Rigoli in una poesia ascoltata a Legnano.
C.D.R. perché la cosa più rivoluzionaria che abbiamo visto in trent’anni è stata e continuerà ad essere Carramba che Sorpresa.

C.D.R.
perché la vera rivoluzione è far pagare la connessione Internet: 5 euro l’ora, poi vediamo come mi fai le pubblicità sulla banda larga, il wi fi e sarcazzo.
C.D.R. finché gli americani in vacanza pasteggeranno con: cibo tipico locale + cappuccino.

C.D.R.
Perché nonostante abbia vinto la mia ritrosia nel farmi la doccia in altri bagni (senza ciabatte), non poso mai la pianta del piede per terra (ed entro la fine della doccia mi vengono i crampi).

C.D.R. e prometto che da domani smetterò di accompagnare a fumare le persone che fumano (visto e considerato il fatto che io non fumo)

giorgiodamato_appuntidacuba6.jpg


#7

Certi amori (con i tassisti)
non finiscono
fanno dei giri immensi (su altri taxi)
e poi ritornano (da Julian El Animal)

giorgiodamato_appuntidacuba7.jpg