Papale Papale


Babbo te lo dico: papale papale
ti ci metto la bolla papale per certificare
ma a che serve al Papa la bolla 
se il Papa prega e soffre 
se il Papa come il Cristo, ama?
non fa le bolle
le bolle blu 
un nuova obiezione
chi ha detto che le bolle son blu?  
E’ bastato un attimo 
dal Papa alle bolle
e il Papa 
fuori contesto nel testo non c’è più.

Babbo babbo
senza bolla senza bolle
babbo naturale
dura la vita del babbo
arduo essere babbo, natale
balla nel senso di bugia 
non sono tuo babbo io 
mi hai messo dentro un testo 
come hai messo il Papa, papale papale
sono agronomo io
e conto i camti 
e conto i campi 
l’importante è che conti
che coi numeri certo, canto, 
ma con te non ci voglio avere a che fare
torna indietro alle bolle, alle balle,
papali papali
e rimettimi a posto nel testo
sarà fatto.
Grazie.
Presto.

Mamma te lo dico: 
mamale mamale
uaaooeaeeaaaa
(ti avevo avvertita che te lo dicevo: male mamale)
e ho trovato mio babbo, tuo marito,  
e ora chiedo a mia madre, sua moglie
possiamo parlare: papale papale di questo nucleo familiare?
Vi vorrei allertare 
che son stufo di essere orfano.

Fa male
non avere a che fare 
non sapere a chi dire. 
C’è però bisogno che almeno tu, madre
decidi di essere mia madre
e accetti di avere un figlio
che ti metta in un testo
e ti dica papale papale di essere suo figlio.
Qui per la corte la dichiarazione fatta stavolta soltanto papale papale.
Figlio: vuoi essere mia madre?
Madre: ma vai a cagare.

Così finisce questa storia.
Rimango perciò me stesso
resto orfano, unico componente di un nucleo familiare
accetto e sorrido quanto c’è da accettare
che il dolore fa male mamale 
basta solo saperlo accettare
papale papale
mamale mamale.

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Lettera a @LuigiDiMaio n. III


(per risolvere il problema di come dare la mano agli amiconi che intendono la stretta di mano nella maniera informale, un po’ tipo braccio di ferro, diciamo… )

Ciao Gi,
Scrivo a te perché su di te stanno le speranze dell’Italia. So che grazie a te un sacco di cose nella nostra vita saranno meglio. Senti, comunque, ti volevo dire una cosa…

Molte volte mi trovo in difficoltà a dare le strette di mano. Cioè, mi spiego meglio… Di solito, la vita e i convenevoli formali, ci hanno insegnato a dare la stretta di mano con il braccio (semi) teso, la mano aperta e a shackerare vicendevolmente le mani 2 o 3 volte…
Salve, salve, piacere, piacere, Giorgio, Emma, buongiorno, buongiorno, grazie, grazie, arrivederci, alla prossima (ho aggiunto il sonoro delle shackerate, perdonami).

Taluni però sono soliti a distaccarsi da questo schema e utilizzano un approccio molto diverso da quello insegnatoci dalla vita, ovvero: braccio a V per Vendetta o a “braccio di ferro” , che dir si voglia, mano a coppetta e avvicinamento dei corpi finale, talvolta anche con doppio bacetto: smack smack.
Io, Gì, come mi devo comportare? Posso salutare taluni con il metodo insegnatoci dalla vita e talatri con la metodologia Braccio di ferro o V per Vendetta, che dir si voglia? Utilizzando la seconda modalità, devo dare per forza il doppio bacetto smack smack?
So che in questo momento hai un sacco di cose da fare, però se riuscissi a rispondermi e a darmi delle risposte, mi renderesti uomo libero dai dubbi e fedele alle leggi della Verità.
Ti abbraccio, come sempre.
Tuo.
Giorgio.

Lettera a @LuigiDiMaio n. II


(per risolvere il problema dei semafori rossi dopo che tu hai affrontato una salita e ti appresti a vivere il sogno della “discesetta”)

Ciao Gi,
Scrivo a te perché su di te stanno le speranze dell’Italia. So che grazie a te un sacco di cose nella nostra vita saranno meglio. Senti, comunque, ti volevo dire una cosa…
Sono un po’ di giorni che vado a lavoro in bicicletta. Inquino meno. Faccio del cardio. Mi sento bene con la società civile. Ma anche con quella dei magnaccioni, che mi ammira fiero per il mio modo di vivere sano. Healthy. Conthealthy loro poi, contenti tutti. Tra l’altro, dopo tutta questa afa è proprio gaudioso avere un po’ di freschezza tra le membra… Succede sempre una cosa però. Ed è per questo che ti scrivo, Gì. Dopo aver duramente pedalato su una lunga salita mi ritrovo, a pochi passi dal sogno di una discesetta sfrenata, il peggiore dei nemici della velocità biciclica: un semaforo.
Gì, tu non puoi capire che disdetta. Un semaforo dopo la discesetta… Mi costringe a frenare, a rallentare, a fare passare i pedoni, castra la meraviglia della mia discesetta. E io questo non lo posso accettare. Non lo voglio accettare. Non voglio più i semafori dopo le discesette perché tutti i cittadini devono essere liberi di sognare un continuum pedalante sulla bicicletta, dopo una discesetta. Tutti i cittadini dopo una dura salita con la bicicletta, hanno il dovere morale di trovare dinnanzi alle loro ruote,solo e soltanto una sgombra e ciclopica discesetta.

Non è che potete fare una legge per favore?
Fammi sapere.
Tuo.
Giorgio.

Lettera a @LuigiDiMaio I


( per risolvere il problema della gente che usa gli stupefacenti nei locali dove si danza e si bevono superalcolici e rischia di far fare la pipì addosso a chi è in fila)

Ciao Gi,
Scrivo a te perché su di te stanno le speranze dell’Italia. So che grazie a te un sacco di cose nella nostra vita, saranno meglio. Senti, comunque, ti volevo dire una cosa… quando mi capita di andare nei posti dove si danza, o nei posti dove ci si diverte e si bevono dei superalcolici, mi capita sempre che la gente va sempre insieme in bagno e ci sta per un sacco di tempo. Io non credo che la gente in questi posti faccia i propri bisognini. Ne credo che faccia all’amore. In entrambi i casi si sentirebbero dei rumorini, tipo qualcuno che geme: ha ha ha ha ha, oppure il tonfo del cacalino: ploc, o il rumore della cascata in piccolo che riproduce la pipì: psssccccccccc…

Secondo me, in questi posti dove si danza e si bevono i superalcolici magari danzando, la gente, in bagno, fa uso di sostanze stupefacenti.
Ora Gi, io non dico che la gente non debba stupefarsi. Che mai si dica… Però, questa gente che si stupefà spesso mi obbliga a trattenere a lungo la pipì e quasi a farmi fare la pipì addosso. Converrai con me che farsi la pipì addosso in questi posti sfiziosi non sia proprio il massimo, o no?

Quindi sono qui per proporti una cosa. In tutti i posti dove ci sono i superalcolici e la musica e la gente probabilmente si stupefà, dovremmo creare un bagno per i bisognini e un bagno per chi si vuole stupefare, così più nessuno rischia di farsi la pipì o la cacca addosso. Che ne dici? Possiamo metterla sul sito e votarla questa proposta?
Fammi sapere.
Un abbraccio forte.
Giorgio.

La onda


Non finirà mai questa bella stagione. Farà sempre un po’ caldo. Sarà come stare a Los Angeles. Beati. Con Babbo Natale d’estate. Butteremo le canottiere, quelle a tutta spalla, quelle a mezza spalla. Le mercerie falliranno. Con un sellout di soli bottoni non si può che solo fallire.
Si scioglieranno i ghiacciai. Le calotte polari diverranno panna liquida. I tonfi dei ghiacciai schiaccieranno i giapponesi che fanno selfie in Islanda, in posti incantevoli con nomi del cazzo. In Trentino niente più neve. Nelle baite niente più scii. In Val d’Aosta venderanno le cozze.
Una onda, una gigantesca onda, una onda che all’inizio ma anche adesso avrei dovuto scrivere con un accento, tra la a e la o, ci travolgerà. La natura, capa delle cape, impavida, tirerà fuori dalla patta gli attributi e dirà: qui comando io. Eu soi aquì. FIGA!
Niente pari e patta. La natura conosce solo vittoria. Come gli agenti immobiliari, prima o poi te lo piazza in quel posto.

Ma noi, contro la onda senza l’accento, contro la natura capa delle cape, saremo pronti a combattere. Non ci arrenderemo. O bella ciao, bella ciao, bella ciaociaociao. Continueremo ad essere in estate, un’ estate eterna. E contro la natura e contro le onde: surferemo. Come a Los Angeles, surferemo contro le onde immense. Saremo ignudi, invincibili, senza canottiere, estinte, ma con le tavole da surf. Ci raduneremo a bordo spiaggia, come gli inglesi in fuga da Dunquirq. Chiuderanno gli ospedali, le agenzie di comunicazione, l’Ansa, l’Api, le poche mercerie sopravvissute al solo sellout di soli bottoni. Ci guarderemo tutti negli occhi e ad un cenno di qualcuno, forse del primo ministro Giuseppe Conte, correremo verso il mare. Andremo ad affrontare la onda. Per sopravvivere alla catastrofe imminente. Per vivere una nuova era. L’era degli uomini senza canottiera.

Disancoro


Io nella vita: disancoro.
Dallo schermo azzurrino dell’outlook
ogni volta che scrivo un’email: disancoro.
Non piace restare in riquadro
non mi piace restare impigliato
è per questo che pigio il tastino
che sovrasta cc e ccn e:
disancoro.

Io mi immagino gli avi nel sonno
me li immagino venirmi incontro,
quei parenti che per anni ed anni
si son rotti le nocche nel mare:
adriatico.

Me li immagino chiedermi: Giorgio,
nipote nostro, come va?
E mi immagino risponder: bene.
Disancoro.

E li vedo coi volti beati,
percepisco il calore dell’animo
nel sapere il loro nipote
con lo stesso lavoro degli avi
a spaccarsi le nocche nel mare:
adriatico.

Poi però gonfio il petto, lucido
guardo i solchi nei loro occhi
prendo fiato e paonazzo recito:
Parenti, che mi avete raggiunto nel sonno, grazie tante per il vostro affanno
ma non sono barche, purtroppo.
Sono email
dallo schermo azzurrino dell’outlook
che ogni giorno della mia vita io:
disancoro.

La donna più brutta del mondo


La donna più brutta del mondo col mento più grande
del mondo danza e volteggia senza freni senza senso
senza condizione di spazio e di tempo, volteggia perché felice
di una felicità atroce senza se e senza ma, senza senso.
Sul suo mento, la donna più brutta del mondo fa atterrare
aerei, c’è spazio sul mento della donna più brutta del mondo
per costruire case, spazi abusivi dove incontrarsi e arrostire
la carne al sabato.
Li accoglie tutti sul suo mento i cattivi del mondo, la donna
più brutta del mondo perché è brutta e ha bisogno di affetto.
Ondeggia, muove le braccia e dalle sue ascelle escono albatros,
spiegano il volo gli uccelli, nel locale piccino, cercano
la libertà dalle sue ascelle, gracchiano gli albatros,
non trovano spazi dove volare, non vedono cieli dove
poter emigrare, niente raduni di uccelli in lagune salmastre.
Planano dunque gli albatros, sul mento, della donna più brutta
del mondo, planano sulla brace accesa, dei cattivi del mondo,
che stanno arrostendo, sul mento, della donna più brutta del mondo.
Niente più alba per gli albatros.

I denti della donna più brutta del mondo sono rocce,
rocce chiuse, rocce scure, al suo interno pantere presidiano
la lingua calda, chiunque tenti di baciare la donna
più brutta del mondo viene graffiato, dalla pantera delle
rocce dei denti della donna più brutta del mondo.
Mentre balla la donna più brutta del mondo cerca con gli occhi
gli sguardi di tutti ma gli occhi della donna più brutta del mondo:
sono storti.
Tolleri gli albatros che sguscian dalle ascelle, tolleri le
pantere nere delle rocce nella bocca, tolleri che
nel suo volteggiare, nel suo muoversi confuso, metà donna
metà vodka dal suo bicchiere volino cubetti di ghiaccio
come massi dai ponti, ferisce gli astanti, cubetta i presenti
la donna più brutta del mondo, ma non vuoi accettare
che anche gli occhi, che anche gli occhi della donna
più brutta del mondo siano brutti, siano storti.

Sorridi, allora, sorridi alla donna più brutta del mondo,
perché il mondo non può essere solo cattivo,
perché non è detto che per forza bisogna essere belli
perchè di sabato, di notte, probabilmente, tutti hanno bisogno di aiuto.