Con la badante
– Ciao Nonno, io sono Giulia. Starò con te tutto il giorno.
– Ciao Giulia, tu sarai il mio futuro.
Con la badante
– Ciao Nonno, io sono Giulia. Starò con te tutto il giorno.
– Ciao Giulia, tu sarai il mio futuro.
Durante la festa di laurea di mio fratello.
– Franco (che sarebbe mio nonno).
– Nino, dimmi (Nino sarei io).
– Hai visto che bella festa?
– Bellissima, Nino. Bellissima.
– Certo che hai fatto una bella vita, eh… Hai visto sposarsi tutti i figli, hai avuto un sacco di nipoti, un sacco di questi si stanno laureando…
– E’ vero… E’ vero…
– La tua vita ormai è paga.
– Eh sì.
– Al massimo, prima di morire, immagino che vorresti vedermi sposato, vero?
– Beh sì, non mi dispiacerebbe.
– Poi però, dalla vita non potresti desiderare più nulla.
– No. Assolutamente. C’hai ragione.
Qualche minuto più tardi. A festa in pieno svolgimento.
– Nino, comunque c’ho pensato.
– A cosa?
– A cosa mi manca per avere una vita “perfetta“.
– Cosa?
– 50 euro. Non è che me li puoi dare?
– Franco, scusami, devo andare a ballare…
Lunedì mattina, 12:30, riunione.
“C’è innnanzituto da controllare l’year over year, altrimenti non si può capire la percentuale di crescita del…”
Un nome irrompe sullo schermo del telefono: Nonno Frank
– Ninoooo (che sarei io)
– Frank (che sarebbe mio nonno)
– Ninoooo, mi senti?
– Sì, Franco, ti sento.
– E perché parli piano? Stai dormendo?
– No Franco, sono le 12:30, sono in ufficio e sto facendo una riunione.
– Stai facendo la comunione?
– Una riunione. Franco, una riunione. Non la comunione.
– Ahhh ho capito. Senti ti chiamavo che ti volevo fare gli auguri…
– Per che cosa?
– Per lo stipendio che hai avuto…
– Ah, grazie.
– Senti e poi ti volevo chiedere un’altra cosa.
– Dimmi, dimmi.
– Visto che hai avuto lo stipendio, quando scendi, mi devi dare un po’ di soldi?
– Io a te?
– Eh, certo!
– Ah, ok. Certo. E quanto vorresti?
– Mah, Nino, non tanto, una cinquantina…
– 50 euro?
– Sì…Trenta, cinquanta, vedi tu…
– Va bene Franco. Va bene. Scusami però, di solito, non sono i nonni che danno i soldi ai nipoti?
– Sì, ma che c’entra? Io te ne ho dati tanti… ora è giusto che tu me dai un po’ a me, no?
– Certo Franco. Regolare.
– Va bè, Nino, vai, vai a fare la riunione, ok?
– Ok, vado.
– E scendi presto, che mi servono i soldi.
– Va bene Frank.
– Ciao amore di nonno. Ciao. Ciao. Ciao. Ciao.
– Ciao Frank.
– anche se in questo caso è un monologo –
IL PRANZO DI PASQUETTA
Erano buone le cozze, eh, Nino?
Nino, a nonno, mi passi il vino? Un goccio. Un goccio. Basta, basta. Grazie. Che è quello? Il Benedetto? Mò, passamelo a nonno. Passamelo. Buooono il Benedetto. Ti piace il Benedetto, Nino? Mangia, che ti fa bene. Mangialo a nonno. Che sono peperoni quelli? Me ne passi due? Due, due, non di più che poi non mangio il resto. E un po’ di rape, a nonno? Sò piccanti. Buoone. Senti, gia che stai, mi dai altre due uova sode…
Che c’è di primo? Io il pesce non lo mangio. Che sò quelle? Tagliatelle? Tagliatelle come? Con gli asparagi? Mò dai, assaggiamo. Meno, meno di quello. Quello è assaaaai. Non me lo mangio così tanto. Le orecchiette? Sì, voglio pure le orecchiette. Perché, non me le posso mangiare le orecchiette? Quelle, la signora le ha fatte apposta apposta per me. Me l’ha detto ieri. “Signor Frà, queste sono per te”. Un altro primo? Che esagerazione però. Sono assaaai tre primi. Mi passi un po’ vino, Nino. Un goccio. Un goccio.
Mi date un po’ del capretto. Io lo voglio al forno prima. E poi le costolette. Che c’è? L’agnello si mangia con le mani, chè è che vuoi? Fatti i fatti tuoi! Le patate? Due patate al nonno? Mi passi un po’ di insalata pure. Sì. Va bene. No, meno di così. Cosi è assaaii. Nino, mi dai un goccio di vino, a nonno.
Posso avere un frutto? Un frutto per cortesia. Ma tanto adesso anche loro mangiano la frutta… Io, lo sai, dopo la carne, mi voglio sciacquare la bocca. Che c’è di male?
Mi passi la cioccolata, a nonno? Un pezzettino. Che è, non lo devo mangiare? È Pasqua, si mangiano le uova, embé? Quello nero voglio, quello nero. Fon-den-te. Fon-den-te.
Nino, a nonno, ti fai dare un po’ di amaro. Fatti dare il mirto, che se glielo dico io non me lo danno. Dì: mi date un po’ di mirto? Sì, fa niente che gli altri stanno alla frutta. Fa niente… Che fa?
E anche oggi abbiamo mangiato, eh?
Abbiamo mangiato e siamo stati bene. Abbiamo man-gia-to. Man-gia-to.
Nino, allora, che dici, mi accompagni a casa adesso?
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Venerdì mattina. Ore 13:00. Una telefonata durante una riunione. Un nome sullo schermo: Nonno Frank
– Pronto.
– Ninooo (che sarei io)
– Franco (che sarebbe mio nonno)
– Ninooo, mi senti?
– Sì Frank, dimmi.
– Ninooo, mi senti?
– Sì Franco. Ti sento. Dimmi.
– Stai dormendo? Perché parli piano? Non ti sento bene…
– No Franco, magari stessi dormendo… sono a lavoro. Ero in una riunione.
– Madòòò povero figlio. Una riunione all’una. Povero figlio…
– Va bè, Franco, dimmi dai, che c’ho poco tempo purtroppo. Come stai?
– Bene. Bene. Senti, ti chiamavo per una cortesia che mi devi fare, a nonno…
– Dimmi pure.
– Mi devi comprare dei giubbotti di nappa. Di nap-pa. Nap-pa. Hai capito?
– Di nappa, sì.
– Bravo. Ai tempi miei era pieno. Io ne ho comprati assai.
– Eee, ai tempi tuoi…
– Sì, ma anche adesso stanno. Erano i giubbotti degli aviatori. Ce li avevano gli aviatori americani. Erano belli assai…
– Va bè, ci provo. Ma scusa che te ne devi fare? Devi fare un regalo?
– Nooo, che regalo… sono a me. Me li devo mettere io.
– Ti devi mettere i giubbotti di nappa degli aviatori? Tu?
– Embè? Che c’è di male?
– No niente, è che c’hai più di ottant’anni, e col giubbotto dell’aviatore, sai com’è…
– Belli Nino. Belli sono. Di nap-pa. Nap-pa. Nap-pa.
– Sì, di nappa. Va bene. Vedo se ne trovo qualcuno…
– Bravo Nino, a nonno. Che fai adesso? Ti riposi un po’?
– Magari Franco. Ritorno in riunione e poi vado a mangiare…
– Madò, la riunione all’una. Povero figlio… povero figlio. Va bè, mangia mi raccomando. Mangia, a nonno. Ciao amore, ciao. Amore. Ciao. Ciao. Ciao.
– Ciao Franco.
Nap-pa. Nap-pa. Nap-pa.
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Domenica. Ore 08:10. Squilla il telefono. Sullo schermo del Lumia il seguente nome: Nonno Frank. Troppo presto. Non si risponde per principio.
Domenica. Ore 08:30. Stesso squillo sullo stesso telefono. Cosa più preoccupante: è lo stesso nome che chiama.
– Pronto.
– Ninooooooooooooooo (che sarei io)
– Ciao Frank (che sarebbe mio nonno)
– Ti ho chiamato prima.
– Sì, lo ricordo.
– Non mi hai risposto però.
– Sì. Ricordo anche questo.
– E come mai?
– Dormivo Frank…
– Hai fatto tardi ieri?
– Sì, un po’…
– Beh, e io non lo sapevo. Altrimenti avrei evitato.
– Certo, certo, lo so.
– Ora sei sveglio?
– Insomma…
– Vuoi che ti richiami tra un pò? Tra una mezz’oretta?
– No no. Mai sia. Dimmi tutto. Adesso.
– Senti Nino, ti volevo chiedere una cosa…
– E dimmela, mi sembra l’orario giusto…
– Mi devi comprare uno dei quei cosi dove si sente la musica?
– Che cosa? Un mp3?
– No. No. Come si chiamano, quelli moderni, quelli che si mettono nello stereo…
– Un cd?
– Eee, bravo. Un cd.
– E di chi?
– Di Amy “Uainàs”.
– Di Amy Winehouse?
– Sì, lei. Ieri ho sentito un concerto in televisione. Ma brava eh… che voce… peccato, povera figlia che è morta…
– Un gran peccato, è vero.
– Io ho chiesto a tuo fratello. Ma ha detto che qui non esistono i cd. Se no me lo facevo prendere da lui.
– Sì, lo avevo sentito che a Bari i cd si fossero estinti.
– Ah Nino, amore, e poi un’altra cosa…
– Dimmi.
– Se puoi trovare delle bretelle…
– Delle bretelle?
– Sì, delle bretelle. Doppie però. Come quelle che c’avevi tu l’altra volta.
– Va bene. Le cercherò. Nient’altro?
– No, no. Niente. Beh riposati adesso, va bene?
– Va bene Frank. Buona giornata. Anzi, buonanotte.
– Ciao amore. Ciaooo. Ciaoooo. Amore. Ciaoooo.