Il bambino che aveva la voce come Katia Ricciarelli


– Dottore, sono qui con mio figlio per il problema che le avevo accennato l’ultima volta…
– Ovvero?
– Mio figlio ha un’ ottava sfalsata.
– Di seno?
– No, di voce.
– Cioè?
– Cioè: quando parla sembra Katia Ricciarelli.
– Accidenti… Vediamo un pò… Egidio, ciao, dimmi pure qualcosa. Come stai?
– BENISSIMOOOOO DOTTOREEEREEE.
– Ma è incredibile! Sembra davvero Katia Ricciarelli. Ha una voce portentosa…
– No dottore, ha una voce da scassacazzo. E io vorrei che iniziasse ad avere una voce normale.

– Capisco. Capisco il problema. Allora, così, ad occhio, anzi, così, a orecchio, probabilmente abbiamo ben due soluzioni .
– Mi dica…
– CIII DIIIICCAAAAAA.
– Egidio, tu non parlare più. Fai parlare me, ok?
– VA BEEEEENEEEE.
– Dunque, o gli tagliamo la gola, (gli facciamo un bel taglio, un taglio anni ’80) oppure lo mandiamo a XFactor.
– Ad XFactor l’ho già mandato…
– E che hanno detto?
– Arisa ha detto che non gli era arrivato. Era troppo troppo Katia e troppo poco Ricciarelli.
– CII SONOOO RIMASTOOO MOLTOO MALEEE, O MIO DOTTOREEE.
– Egidio, ti ho detto stai zitto, a papà.
– Quindi, praticamente, resta solo la soluzione del taglio.
– Così pare, dottore.

– E va bene, allora procediamo. Non ti preoccupare Egidio, ti farò un bel taglio. Sarai un figurino con la tua nuova gola tagliata. Vuoi dire un’ultima cosa con la tua voce alla Katia Ricciarelli?
– Dottore, come se l’avesse detto. Proceda pure.

Se maforo


16
17
18 forse
se mafori
che dividono Romolo da Piazzale Lodi
tutti quanti:
rossi.

1
magari 2
ma anche 3
forse
li avrai presi verdi…

Niente.
16
17
18
Rossi.
Rossi.
Rossi.

E intanto
nel bus ti fa caldo
nel bus tutti puzzano
a tutti
il mattino
sta andando via distante
sfuggente
e tutti
ricurvi su schermi di smartphone
controllano email aziendali.

16
17
18
sono le volte che bestemmio al minuto.
Ma tanto qui dentro cambia poco
o nulla.
Rossi.
Rossi.
Rossi.

Roba che
manco Guido Meda…

Hai gli occhi come il tuo maglione, che in realtà però una felpa.


– Hai gli occhi come il tuo maglione, che è in realtà però è una felpa.
– Tipo?
– XS, forse S. Non più di una M comunque…
– Tipo, di che colore, intendevo…
– Marroncino, che in realtà però è un po’ verde.
– Sei sicuro?
– No, sono daltonico.
– Quindi in realtà tu vedi un maglione, ma potrebbe essere una trapunta, tipo…
– Sono daltonico, non sotto effetto di acidi.

– Vorresti amoreggiare ADESSO?
– Che nesso ha col daltonismo?
– Alcuno, ma la storia del maglione, che in realtà è una felpa, era un approccio…
– Allora ti dico no, che in realtà però è un fottiti.

Non c’ho sbatty!


Quando oltrapassati i cancelli
e badgato per l’uscita
hai preso dalla tasca del tuo pantalone aderente
l’Iphone con cover fluo
non l’avrei mai immaginato

avrei potuto credere
che non avevi più soldi
che non avevi più voglia di vivere
che non avevi schiacciato conferma per prenotare il car sharing
e la macchina adesso
era in mano a chissà chi…

ma non avrei potuto credere
che a tua madre
che amorevole ti parlava al telefono
avresti detto:
non c’ho sbatty!

– Sai, era mia madre.
– Sì?
– Le ho detto che: non c’ho sbatty!
– Sì?
– Sì, sul serio.
– E posso chiederti, di grazia, di cosa non avresti più sbatty?
– Di andare con lei al supermarcato, adesso, dopo una giornata in ufficio.
– Ah. Pensavo peggio…
– Non c’è niente di peggio del supermercato, il lunedì sera, dopo una giornata in ufficio.
– Nemmeno Tirana, d’inverno?
– Non ci sono mai stata. Troppo sbatty…

Anche per me
troppo sbatty
anche io
non c’ho sbatty
di sentirti dire
un’altra volta
in un solo minuto
la stessa espressione.

Non avrei potuto credere
alla fine
di sentirmi
improvvisamente
così solidale con tua madre.

Gerry Scotti


I rimorchi dei TIR
con i nomi fantasiosi
mi fanno
letteralmente
volare.

La vera emozione
me la donano
quelli con i nomi
massicci e meridionali:
Gino, Savino, Lello.

Non scherzano
nemmeno
però
quelli con i nomi
irrazionali:
Jack, Aquila, Furia.

Per non parlare poi
di quanto adori
i TIR senza rimorchio…
Difatti
non ne parleremo.

L’altro dì
mentre attraversavo il marciapiede
ho visto un Tir
con un nome tra i più pazzeschi:
Gerry Scotti.
Dopo un tram chiamato desiderio
un tir chiamato Gerry Scotti
cioè, ragazzi, ma di cosa stiamo parlando…
Fare una foto era il minimo che potessi fare
al tir col nome più bello di tutti i tempi.

Allora ho attraversato la strada
ho avvicinato le mani al jeans
ho preso lo smartphone
e l’ho messo in direzione di Gerry
per dargli il giusto tributo che meritava
per renderlo: sovrano
tra i miei scatti dell’Instagram.

Nel mentre in cui pigiavo il tasto però
il pacifico autista di Gerry
ha tirato giù il finestrino
ha mostrato il suo volto dell’est
con barba, baffi e occhiali da sole
e con un sorriso da non sfidare
mi ha pacificamente detto:
cazzo vuoi, coglione?

nel frattempo ha girato la rotonda
ha accesso il tasto della sfrontatezza del camionista
ed è andato avanti
e io sono rimasto immobile
senza aver pigiato il bottone
senza aver scattato la foto
senza aver immortalato Gerry
nella memoria del mio smartphone
mentre lui andava via
a fare casino su altri caselli
a dare spettacolo su careggiate buie
e a far brillare
in notti scure
i piccoli led
che compongono il suo nome:
Gerry Scotti.

gerryscotti-giorgiodamatosenzapostrofo

Il signor Karma


Ieri i miei amici hanno detto
andiamo ai Go Kart.
Io ho detto va bene andiamo.

Sempre i miei amici hanno detto
perché non beviamo e mangiamo prima di entrare in pista.
Ottima idea ho detto io.

Poi io e i miei amici abbiamo pagato 40 euro a testa
e ci siamo messi le tute.

Poi io e i miei amici abbiamo iniziato a gareggiare.
Io però dopo due giri ho iniziato a vomitare.
Praticamente ho pagato per vomitare.
Ho vomitato 40 euro.
Un bel business e un’ottima idea questa dei Kart
ho detto ai miei amici.

Poi  sulla via del ritorno ho vomitato di nuovo.
Avendo vomitato la birra e i 40 euro
ho vomitato i succhi gastrici.
Anche se non li avevo bevuti.
Io bevo solo succhi all’ananas mai quelli gastrici.
La prossima volta facciamo una gara a cavallo
ho detto ai miei amici
o beach volley al massimo
io non ci salgo più su sti così.
Non credo
hanno detto i miei amici
noi ci ritorneremo invece.
Hanno aggiunto anche pappappero per farmi inalberare.
Ce l’hanno fatta infatti
mi hanno fatto inalberare i miei amici.

Eppure mentre ero davvero inalberato
ed avevo vomitato per ben due volte
sia i quaranta euro che i succhi gastrici
ho sentito una voce che mi diceva:

Non ti inalberare per i tuoi amici.
Guardali!
Essi stanno dando indicazioni a dei profughi siriani per raggiungere il confine a Ventimiglia.
E votano anche Lega.
Tutto ciò non ti appare incredibile?

Assolutamente, ho risposto.
Ma lei chi è?
Sono Il signor Karma
Rubo al tuo stomaco per dare momenti indimenticabili alla tua mente.

E’ vero signor Karma. Lei mi ha davvero aperto gli occhi.
E pensare che all’inizio l’avevo scambiato per la voce di Dio…
Anche un po’ Robin Hood.
In un secondo momento però.

Perciò poi,
dopo il consiglio del signor Karma
ho detto ai miei amici che me ne andavo a casa.
Vuoi uno strappo
hanno chiesto i miei amici.
No grazie vado a piedi.
E anche se non mi crederete
vado a casa molto contento.

Non mi hanno creduto
i miei amici
e nuovamente
per ribadire il concetto
mi hanno detto:
pappappero.

L’invenzione migliore del mondo


Quando
ci si parla
dell’invenzione
migliore del mondo
tutti quanti
ci si dice:

– la macchina
– l’orologio
– le sigarette
– le barzellette
– l’Iphone
– Beppe Grillo
– il forno
– Sharon Stone
– la penicillina
– la pennichella
– il Gin Tonic
– la Rustichella
– la Bomba
– il Meneito
– il Tiburon
– le cognate
– le scommesse
– Toto Cutugno
– le commesse
– Frankestein

mai nessuno però
nomina
la più semplice
e la migliore
di tutte:

la combinazione
dei 2 tasti
della tastiera
del computer:

TAB + ALT

Giorgio Damato: quante copie di “Mastica bene che stanno le spine” ha venduto? 


È una giornata speciale.
Posso finalmente rispondere alle pressanti domande che la stampa mondiale mi pone da mesi:
Giorgio Damato quante copie del libro ha venduto?

141 matti, sul web, hanno comprato Mastica bene che stanno le spine.
Un grande risultato per me e un passo avanti verso la fama letteraria universale.
Ma non è ancora abbastanza…

L’anno prossimo voglio diventare multimilioneuro.
E tu, lettore, devi aiutarmi.

Compra anche tu: Mastica bene che stanno le spine e fammi diventare multimilioneuro.
Se lo fai, ti giuro che diventerò più savio di San Domenico Savio

giorgiodamato-masticabenechestannolespine