Ametista Lostagista e la tutor Gianna


sempre il primo giorno

– Ametista, lei invece è la tua Tutor…

– Ciao Ametista, ben trovato. Io sono Gianna.
– Ciao Gianna, piacere, Ametista.
– Come stai?
– Bene, bene. Ho iniziato a conoscere un po’ di colleghi.
– Ah, benissimo… non temere comunque. Domani conoscerai anche me.
– Domani? E perché domani?
– Domani sarà una conoscenza approfondita. Oggi invece, sommaria. Tra poco devo uscire. Ho un impegno importante dal quale non posso proprio esimermi.
– Capisco…
– Lo vuoi sapere? Dai, te lo dico. D’altronde è giusto che iniziamo a condividere dei segreti.
– Certo, l’ufficio è il luogo ideale. Dimmi pure…
– Sai, esco prima, perché devo accompagnare la mia bambina dal dottore.
– Uuu, poveretta. Perché, cosa ha? Non sta bene?
– No, no. Sta abbastanza bene. Però ha una visita medica molto delicata.
– Accidenti. Quanto ha la tua bambina?
– 28.
– 28 mesi? Ma è piccolissima. Beh, fai benissimo ad andare via prima…
– No, no. Ha 28 anni.
– 28 anni?
– Sì certo, e non me la sento di lasciarla da sola durante questa visita pericolosa.
– Che tipo di visita?
– Deve affrontare dal dermatologo molti inestetismi della pelle.
– Dei foruncoli? Dei brufoli?
– No, macchè… degli inestetismi… inestetismi.
– Ah, certo. Inestetismi.

– Ma scusa Ametista, mi guardi stranito. I tuoi genitori non vengono con te dal dottore?
– Sì, qualche volta vengono. Non per gli inestetismi però. Anche perché, grazie a Dio, non vado molto spesso dal dottore…
– E ma dovresti andarci un po’ più spesso…
– Beh Gianna, se io ci vado poco, mi fa piacere comunque…
– Sì, sicuramente. Però probabilmente tu nella tua vita sei stato molto fortunato.
– In che senso?
– Sicuramente in vita tua non hai mai dovuto fronteggiare gli inestetismi della pelle.
– No, queste cose terribili, no. Grazie a Dio, no.

– Però Ametista, a ben pensarci, hai davvero dei genitori crudeli.
– Perché?
– Perché dei genitori non dovrebbero permettere ad un ragazzo di 28 anni, di andare da solo dal dottore…
– No Gianna, non sono crudeli. Sono calabresi. Per venire dal dottore con me dovrebbero fare 1200 chilometri…
– Come dici tu… va bè, io vado comunque. Non vorrei far tardi.
– Certo Gianna, va pure.
– E mi raccomando, non dire a nessuno il nostro segreto. Ok?
– Te lo giuro sulla mia pelle. No va bè, facciamo sul mio onore.
– Grazie Ametista. Domani facciamo la nostra conoscenza approfondita, ok?
– Perfetto Gianna. A domani. Ed abbi cura della bambina…

Totò l’informatico


Sempre il primo giorno

– Tu sei Ametista?
– Sì, piacere, Ametista.
– Piacere, Totò. Primo lavoro?
– No, no. Questo è l’ottavo stage
– Minchia, ‘nculo compare…
– ‘Nculo sì. Tu invece, Totò? Lavori qui da tanto?
– Da 18 anni
– Diciotto? Ma quanti anni hai?
– Trentasei.
– Madonna mia… una vita qua dentro. Complimenti…
– Meno di una vita, compare.
– Perchè?
– Perchè io mezza giornata ci lavoro…
– E da quanto?
– Da sempre.
– Cioè, lavori metà giornata, da metà vita?
– Bravo!
– E l’altra metà giornata che fai?
– Ci vado in moto.
– Corri? In Pista?
– No, in città. Ci faccio le pernacchie ai vigili e me ne scappo.

Risate di accondiscendenza e cordoglio.

– Senti compare, qual’è la scrivania tua?
– Questa.
– Sto tavolino Ikea?
– Sì.
– Minchia! Va bè e che ci devi fare? Che ci vuoi? Un computer?
– Mah sì… perchè no…
– E che ci vuoi nel computer?
– Eeh, bò. Ciò che serve…
– L’Office. L’Outlook. Il Photoshop, ce lo vuoi?
– È gratis?
– Sì, agli staggisti ce lo diamo gratis…
– E va bene. Mettimelo allora.

– Eeh ma senti, adesso ce le vuoi tutte ste minchia di cose?
– Eeh, teoricamente sì.
– Minchia Ametista! Ma io stanco sono… poi sò gia le 11… Io tra due ore me ne vado. Te le posso mettere un altro giorno?
– Eeh, certo Totò. Quando vuoi…
– Va bene dai, grazie compare. Tu intanto statti qua… Ambientati. Va bene?
– Va bene Totò. Mi ambiento. Magari mi faccio dare anche una sedia. Se non ti siedi per terra puoi ambientarti meglio, che dici?
– Bravo compare. Un’ideona. Senti vado in ufficio. Se hai bisogno di qualcosa avvisami, ok? Però non prima di domani, ok?
– Certo Totò. A dopo. Anzi, a domani.
– Ciao compare.

Il primo giorno in ufficio di Ametista Lostagista


Giorno 1. Il primo giorno. L’inizio insomma…

– Buongiorno
– Buongiorno.
– Lei è?
– Ametista.
– Ametista? Ah, Ametista lo stagista?
– Ehm, sì. Avrei anche un nome, però…
– Prego, si accomodi in quella stanza, il direttore l’attende.
– Grazie.

– Buongiorno, Ametista.
– Buongiorno a lei, direttore.
– Come va?
– Bene, bene.
– Son contento. Venga, venga, che le mostro l’ufficio, i suoi colleghi e la scrivania.

Dopo una serie di inutili convenevoli e di fintissimi Ciao.

– Allora Ametista, ha visto che bell’ambiente?
– Bellissimo direttore, bellissimo. Davvero bello. Son molto carico.
– Ah, è carico? Bene, bene. Prego allora, questa è la sua scrivania. Tra un pò arriverà Totò, il nostro informatico.
– Ma dov’è la scrivania, direttore?
– Questa qui. Questa qui.
– Direttore, ma questo è un tavolino dell’Ikea senza sedia.
– Tutti son partiti di qua, Ametista. Tutti. Si adatti e superi gli ostacoli. Avanti…
– Va bene direttore.
– Così la voglio, Ametista. In gamba Ametista… In gamba…