Ector, l’inquilino che russa assai.


Siamo rimasti in trentanove in questa città.
Tra questi, purtroppo, si annovera anche il mio coinquilino. Attenzione, non quello storico, conosciuto e omerico, bensì un altro, affidato dagli dei delle pareti in cartongesso: Ector.

Ector è il capostipite di una famiglia sudamericana.
Non ho capito con esattezza di quale nazione, tendenzialmente perché le stranezze di Ector sono già troppe perché si possa investigare sui suoi lidi natii.
Porzioni di vita di Ector aleggiano nel mistero.
Un mistero che le pareti di zucchero a velo stanno erodendo con costanza, giorno dopo giorno. I maledettissimi finti limiti che ci dividono infatti, son talmente sciocchi che mi lasciano sentire Ector e sua moglie russare, amoreggiare, litigare. Mi permettono di ascoltare il loro figlio chiamare “tìo”, un fantomatico zio, in accanite partite alla Play station.

Mi concedono soprattutto, da due anni, il privilegio di arrovellarmi nella comprensione di cose apparentemente inspiegabili.
La prima di queste è il sentire gridare da Ector, in ore random del giorno e della notte: Berlusconiiiiiii. L’oggetto di questo “nomignolo” sarà il figlio, un animale domestico, un amico metodico che telefona sovente? Non è dato saperlo. Non è detto che in questa vita si possa avere una risposta.
La seconda cosa che Ector mi da il personale privilegio di auscultare, sono le sue capacità polmonari. Ector russa talmente tanto e talmente forte che in un recente focus group fatto nei pressi dell’ascensore è emerso che il suo ronfare rimane più memorabile anche della rissa con machete volanti, avvenuta nell’inverno del 2014.

Peccato che gli altri trentotto, rimasti intrappolati in questa città, adesso non possano sentirlo. Non riescano a sentire quanto forte russa Ector.
Anzi, rettifico. Beati loro. Perché se adesso potessero ascoltarlo, non dormirebbero mica.
Ascolterebbero, probabilmente, anche loro un pezzo del maestro Lugi Lai.
Probabilmente…

La Cicala e la Formfiiga


Agosto

– Uè formiga, com’è?
– Ciao cicala. Abbastanza…
– Bene o male?
– Abbastanza.
– Fiiga, dimmi così e così, non dirmi abbastanza. Che significa abbastanza?

Figa formiga, ma cos’è che stai facendo?
– Sto lavorando, fiiga!
– Figa, stai lavorando? Ad agosto?
– Sì. Tra un po’ sarà inverno.
– Figa, tra due mesi è inverno…
– Siì. Fiiga.
– E poi, minchia oh, bruttissimo l’inverno.
– Sì. È brutto l’inverno, Fiiga!
– Figa, il freddo, la neve… Figa io sto male da Dio.
– Anche io. Spesso muoio. Fiiga.
– Figa, ma non pensiamo all’inverno, formiga. Figa, andiamo a bere.
– No. Devo lavorre, fiiga!

– Dai formiga, cafferiino?
– No.
– Spumantiino?
– No.
– Champagniino.
– No. Fiiga.
– Figa ma che palle formiga. Con te non si può fare niente…
– No. Fiiga.


2 mesi dopo

– Oh Formiga, come, come, come va?
– Ciao cicala. Benone.
– Senti Formiga, non è che avresti un po’ di pane?
– No.
– E un maglionciino?
– No.
– E un giubbottiino?
– No.
– E un bomberiino?
– No. Fiiga.
– Figa, sei crudele però Formiga.
– No, cicala, sono una formiga.
– Figa, ma io sto morendo di fame…
– Mi dispiace.
– E di freddo.
– Ho detto mi dispiace: Fiiga.
– Figa, allora mi lasci qui a morire di freddo e di fame?
– Mi dispiace Cicala, ma d’altronde si lavora e si fatiga per l’inverno e per la…
– Figa!
– No, brutta stagione.
– Figa!
Fiiga!

L’amore ai tempi degli Hipster vol. 10


L’ostentata indifferenza di colleghi, seduti uno accanto all’altro, che si scrivono su Skype.

Metallari che dissertano sull’icoerenza dell’affermazione: i metallari sono tutti di destra; basterebbe ascoltare i Destroy the opposition per ricredersi, sostengono.

L’ unghia del mignolinino del piede delle donne; la puzza di asciugato male.

L’espressione: “Quante volte ho preso quel treno”, con il “quante volte” che può variare da 3 a 3000.

Gli sguardi di accondiscendenza tra baffisti (portatori di baffi) giovani e anziani.

Il cambio di espressione che provoca la parola contratto, nominata agli amici dei tuoi genitori.

La frenesia della serata in cui hai ricevuto lo stipendio.

Le raccomandazioni delle sorelle/amiche delle fidanzate che variano dal: “trattamela bene se no ti ammazzo” al: “abbine cura”.

o

La legge della strada che quando sei oggettivamente Bona è molto più semplice avere indicazioni stradali.

Il ragionevole e insolubile dubbio: si può puzzare in maniera clamorosa già dalle 8 del mattino?

Il dubbio se Pierino delle barzellette è sempre Pierino alias Alvaro Vitali

Le macchine ricche, guidate dai figli ricchi, dei padri ricchi.

La scortesia di alcuni inservienti dei sushi; le attese disattese delle facce brutte sui culi sontuosi; le descrizioni dei vini bianchi: tutti, tutti, e dico tutti, ideali per piatti a base di pesce.

L’improbabilita di alcuni volti alle 9 del mattino nelle piazze delle grandi città italiane.

o

Il gioco più bello del mondo: immaginarsi la vita della gente guardando le finestre illuminate per strada.

La bruttezza ingiustificabile di alcuni bermuda maschili.

La classificazione di genere delle linee dei bus: il 15, la 90.

I Pr; le schede telefoniche all’interno dei raggi della bici; i segni sul deltoide dei vaccini over 50.

La somiglianza di Marvin Gaye con Lebron James .

Gli attacchi di batteria di Phil Collins, solista.

I kebabbari, i figli dei pizzaioli egiziani, gli husky: ad agosto.