ELSA SPINACI S1E3


Il VIRIUS

Non è una vera domenica se non faccio almeno un tragitto in ascensore con Elsa Spinaci, giovinastra ottantenne del mio condominio.

Stamani Elsa, come tutti d’altronde, era un po’ preoccupata dal Corona Virius. Lo nominava proprio cosi: Virius. Sa, signor Giorgio, mi ha detto nel tragitto dal piano terra al quarto piano, questo Corona Virius mi fa davvero paura. Sino ad oggi ha tratto a sé solo gli anziani.
Ho cercato di consolarla dicendo che con le dovute precauzioni non ci sarebbero stati problemi ma lei, all’altezza del secondo piano ha ripreso: guardi, signor Giorgio, ma se devo essere proprio onesta è per mio marito che ho molta paura. Non per me. Attilio, mio marito, ha già avuto 1 infarto, 2 cataratte, ha un femore in precarie condizioni e un fortissimo raffreddore. Non vorrei che il Virius Corona me lo tolga proprio adesso, prima che a maggio compia 86 anni.
Si sono aperte le porte dell’ascensore, ho fatto pressione sulla porta ed aiutato Elsa ad uscire con la sua piccola busta della spesa. Congedandomi, avrei voluto dirle: Signora Spinaci e quando pensa che la morte potrà finalmente sottrarle suo marito Attilio? Al compimento del suo centotrentaseiesimo compleanno? Tra quarant’anni?

Ma mi sono limitato ad un: buona domenica signora Elsa. Si guardi bene dal Virius.

ELSA SPINACI – S1E2


IL RIENTRO DALLE FERIE

Stamattina ho rivisto Elsa Spinaci, la giovinastra ottantenne del mio condominio. È stato bello rincontrarsi dopo così tanti giorni di sofferente distanza.

Continua ad esserci del Feeling tra me ed Elsa. Ogni giorno e sempre di più, mi sento di dire.
Vicino al portone, a discapito del vento gelido del mattino, abbiamo ripercorso gli eventi salienti delle feste. Son state feste impegnative, mi ha detto Elsa. Ogni giorno, alle 7, sono andata a messa e poi ho preparato il brodo per mio marito.
Anche il 28? Le ho chiesto. Certo.
Anche il 29? Certo.
Anche stamani? Certo.
Poi il vento ha iniziato a soffiare più forte e ci siamo dovuti congedare.
Vado signor Giorgio. È sempre un piacere conversare con lei, mi ha detto.
Tutto mio, signora.
Immagino vada a preparare del brodo, giusto?
Esatto. Lo tenga sempre bene a mente: il brodo è vita.
Certo, signora Elsa. Certo.

Elsa Spinaci – S1E1


CALL ME BY MY NAME

È innegabile che tra me e la signora Spinaci, giovinastra ottantenne del mio condominio, ci sia del feeling. L’ho notato l’altro giorno, quando le ho tenuto il portoncino d’uscita del palazzo, ricevendo un sorriso a tutta dentiera. La conferma definitiva però è arrivata ieri, quando l’ho ringraziata per un suo apprezzamento al mio nuovo look, con la barba corta. È lì che l’ho capito definitivamente, quando dopo un mio educato: ‘grazie mille’ la signora Spinaci, guardandomi negli occhi, mi ha detto: Signor Giorgio, mi chiami pure Elsa…

Beppe Beppe Conte


Beppe, Beppe Conte
quanto sei potente?
Beppe, Beppe Conte
quanto sei clemente?
Quanto intelligente?
Quanto? Non fa niente…

Beppe, Beppe Conte
tu sei anche onniscente.
Curi i mari dalla plastica
lavi i muri dalla svastica
sulle arterie fai angioplastica
fai diritto a chi ne mastica.

Beppe, Beppe Conte
tu sconfiggi carestie
tu distruggi tirannie
piaci un sacco alle mie zie
alle donne delle pulizie.

Metti pace tra gli afghani
tra l’America e i cubani,
tra il Pd e i democristiani
che son sempre stati a pace…

Beppe, Beppe Conte
libera la mente
Beppe, Beppe Conte
culto incandescente, Padre Pio presente,
non mi hai fatto niente
faccia di serpente.

Beppe, Beppe Conte
voglio un tuo santino
sguardo birichino
occhi da bambino
caschetto divino.

Beppe, Beppe Conte
sei il nostro tenente
sfondi i muri col pensiero
tu sei il nostro condottiero
se ci doni all’uomo nero
stiam con lui anche un mese intero.

Con te i patti sono chiari
con te i giorni sono vari
con te i conti sono pari
con te insegna a noi scolari

Beppe Conte Beppe Conte e e
Beppe Conte noi crediamo in te te
chi non salta Beppe Conte e e
chi non salta Beppe Conte e e

Sensibilità


Sensibilità. Sì parliamo di sensibilità. La sensibilità che ci viene richiesta ogni giorno, quella che in azienda ormai è chiamata col nome di empatia. Quell’effluvio di azioni non richieste ma importanti, a volte inaspettate. Quel saper dire cose corrette, al momento desiderato. Quel comportarsi come tu vorresti, senza nessuna indicazione pre pattuita.

Parliamo di sensibilità sui social network nello specifico. Perché si, io credo che sia necessaria anche sensibilità sui social network. Un click è un click. Certo. È semplice. Immediato. Ma è importante. Come ogni gesto che si commette. Ogni cosa, ogni click, ha un peso specifico.

Io credo che molti degli internauti che ti invitano a seguire una pagina, dovrebbero essere più sensibili. Dovrebbero sapere che io detesto il Bricolage, ad esempio. E che ricevere giornalmente un invito a mettere ‘Mi Piace’ a BricoService è una cosa che mi ferisce. E di tutto nella vita vorrei essere edotto, tranne che di Bricolage. Tranne che di BricoService, store megagalattico nel ferrarese, con tutte le brugole e i Fisher del globo. Basterebbe non mettere il mio nome tra lista. Non flaggarmi tra i papabili interessati a ricevere news su: punte di trapani ed offerte per prodotti in legno. Non sarebbe una cosa difficile.
Ci vorrebbe solo un click in meno. E un po’ di sensibilità, appunto.

Rassegnatevi


Rassegnatevi.
Ai figli delle vostre amiche, ai figli dei vostri amici, ai vostri amici che non possono avere figli, ai vostri figli che non possono avere amici, ai vostri figli che non possono avere figli.

Rassegnatevi.
Alla cellulite, alla calvizie, all’adipe sull’addome, alle smagliature.

Rassegnatevi al clima che cambia
al nuovo che avanza
al vecchio che muore
alle giacche anni 80
alla scala 40.

Rassegnagevi al lavoro,
alle bollette, all’affitto, al profitto, al conflitto.
Al giudizio, al pregiudizio, alla menopausa, ai peni flosci, ai peni lunghi, al fatto che prima o poi dovrete invecchiare, avere le rughe, la pancia e morire.

Rassegnatevi ai nipoti non arrivati
ai consigli non ascoltati, ai: te l’avevo detto io,
alle gite in gruppo, alle pizzate alle 7e mezzo di sera, alle feste di compleanno dei bambini, alle chat delle mamme dell’asilo.

Rassegnatevi: al suhi, al kebap, alla cucina bio, ai ristoranti etnici, alle pizzerie, alla Lega, a Tik Tok, ai centri estetici, ad Alitalia che fallisce, alla diossina, ai tumori, al cancro, agli astrologi, ai dietisti ai trapianti, agli Airpods, ai resoconti su Facebook, al dover cambiare idea, alle femministe, all’Inter, ai calzini colorati, ai fantasmini, all’omeopatia, alle auto elettriche.

Rassegnatevi cazzo.
Vi dovete rassegnare. Ras se gna re.
Vi dovete rassegnare a quello che non capite, a quello che non digerite, a quello che vi fa stare bene, a chi vi fa soffrire, a chi vi ignora, a chi non vi saluta, a chi dovrebbe darvi una mano e non vi aiuta.

Vi dovete rassegnare. Siam nel 2020.
E bisogna vivere. Non le chiacchiere.

Come sopravvivere 21 giorni senza social network


PREMESSA
Uso i social network da parecchi anni. Non ho niente contro. Per molti versi li reputo incredibilmente utili. Soprattutto perché danno la possibilità ad ognuno di esprimersi, indipendentemente da forma e contenuto: esprimersi. Fatto sta che determinati tipi di espressione in questi mesi mi son diventati grevi, forse perché son stati mesi intensi e carichi o forse avevo bisogno di ferie, vai a capire…
Come nelle migliori coppie che si rispettino quindi: ho preso una pausa. Ho cancellato dallo smartphone, ieri sera, le app di Facebook e Instagram.
Non so se riuscirò a starci senza per così tanto tempo. Non so se riuscirò a mantenere il digiuno. Proprio per questo ho deciso di prendere nota di quello che succederà. Giorno per giorno. Più o meno.
Buona lettura. O come dicevano i saggi nella Grecia antica: Enjoy!


GIORNO 1

Anche qui, come facevano gli antichi saggi in Grecia, ho comprato parecchi quotidiani.
Tutti hanno un unico e solo tema: Salvini.
Salvini che balla, Salvini che canta, cubiste che ballano con Salvini, cubiste che cantano con Salvini. Quanto cuba una cubista sull’economia di una discoteca, mi viene di pensare. E sull’economia della nazione? E soprattutto, a Cuba come si chiamano le Cubiste?

Lukaku non ha ancora scelto tra Juve e Inter. Il Salento non si capisce se è troppo pieno o troppo vuoto. Le mie dita fanno  il ballo delle amantidi religiose cercando delle app familiari. Non le trovano. È molto il tempo a disposizione. Penso tanto. Leggo molto. Sembra di essere in vacanza a 17 anni, con i miei genitori. Con molta più barba e molti meno capelli.
Nota della giornata: quando versi il caffè dalla moka cade sempre qualche goccia. Sempre.

 

GIORNO 2
Orfane di IG e Fb, le mie dita e il mio cervello si stanno riversando su Linkedin. Ho scrollato tutti gli articoli di Linkedin da oggi al 2001. Il Feed si è anchilosato sull’ultimo articolo presente sulla bacheca: Scopri tutte le funzionalità nascoste dell’ Iphone 4.

La colonia tranese accanto al nostro ombrellone si è divisa in due  gruppi e ha monopolizzato il silenzio della spiaggia .
Ordine de giorno del Gruppo a: la politica economica di cessioni e acquisti del  Real Madrid, con obiezioni sparse sulla possibile cessione di Dybala, attaccante della Juventus.
O.d.g del Gruppo B: cacare il cazzo a Riccardo, diciassettenne appena bocciato in quarta superiore.
Soffermiamoci sul gruppo B, molto più  interessante rispetto al primo.
Riccardo, seduto col capo chino e la gambe traballanti, indice corporeo d’ansia e tensione, è attorniato dalla mamma e da due “zie”. Le zie non sono geneticamente zie ma vengono appellate come tali, visto il grande affetto e la comunanza di intenti passati e futuri. Delle due zie, una infierisce sul povero Riccardo, allibita dall’indifferenza di Riccardo verso lo studio della Storia. ‘Riccardo, la storia è importante. Non può non interessarti’.

L’altra zia è meno indigesta, più empatica, ma appartiene a quel genere di mamme che utilizzano i propri figli come capitoli di lettura sul macro libro chiamato: Mondo (piacerebbe molto a Jovanotti quest’ultima frase, me ne rendo conto). Riccardo, dice la zia figlio-centrica, Alessandra (sua figlia) per studiare le materie che non le piacciono: fa degli schemi…

Riccardo, cucciolotto, dopo una tempesta di sagge cazzate retoriche, giustamente non ce la fa più. Il linguaggio del corpo parla da sé. La gamba tremolante è un sismografo impazzito. Vorrebbe rispondere cose sgradevoli, lerce. Vorrebbe gridare alla zia bonaria figlio-centrica: “Grazie al cazzo. Pure io faccio gli schemi. Non solo tua figlia Alessandra, Gesù Santo!!!” Vorrebbe inveire contro sua mamma, contro la prima zia, contro tutta la spiaggia, il mondo intero. Eppure mantiene la calma. E in un moto di rabbia, comprensibile ai più e condivisibile anziché no, tuttavia pacato dice: “Zia Anna, zia Laura, lo so. Voi avete ragione. A me però studiare mi fa cacare”.

Boato di stima e solidarietà per Riccardo. Sei tutti noi. Tutto il litorale di Alimini esulta.
RIC CAR DO! RIC CAR DO! RIC CAR DO!
Non so più se è martedì o mercoledì. Purtroppo però a breve mi toccherà controllare.

 

GIORNO 3
‘L’ottavo nano, corteggiatore abile e amante dei formaggi si chiamava: Provolo’ . Esordisce cosi il nostro vicino di ombrellone dello stabilimento balneare Caicco,  Santa Cesarea Terme.
Questo battutista incontenibile, al di là della spropositata mole di parole pronunciate al minuto, mi da la possibilità di indagare sul diverso approccio estetico al mare. In anni e anni di osservazione sono arrivato infatti a catalogare due tipi di approccio ed attitudine al mare:
A) L’approccio Decathlon
B) L’approccio Local.

L’approccio Decathlon è adottato da persone che al mare, per motivi di forza maggiore, ci si sono ritrovate. Costoro, vivono in grandi centri metropolitani, perché autoctoni o perché trasferiti in età semi adulta. Reputano poco saggio o altresì pericoloso andare in scogliera senza scarpe da scoglio e  utilizzano come mantra:
– asciugamani in microfibra
– almeno un costume Kalenji
– Zainetti Quequa.
Comprano ai loro figli le maschere moderne con boccaglio incorporato, quelle della grandezza di un motore BMW, per intenderci…

L’approccio Local invece è diametralmente opposto. Nei vissuti  passati del cluster Local ci sono pranzi al mare con 28 persone e pari numero di portate pro capite. Quello che in passato ero lo zoccolo è diventato prima ciabatta e poi infradito. Le creme solari sono un qualcosa di necessario ma di poco gradito e la possibilità di una dicotomia  tra “vacanza estiva al mare” e “vacanza estiva in montagna” non esiste. Non è una dicotomia. È una bestemmia.

Il vicino battutista è sicuramente del cluster Local. Ha il mare dentro. Lo vive intensamente. Come vive intensamente il suo rapporto con l’ironia. In maniera quasi intima. Non a caso alle sue battute ride solo lui…
Dopo 280 pagine di lettura sofferente ho abbandonato “Lo zen e l’arte della manutenzione della bicicletta”. Abbiamo  poco tempo a disposizione nella vita per leggere libri che ti scartavetrano. Potevo accantonarlo prima? Certo. Molto prima. Mi piace però dare più di una possibilità, ai libri, alla gente, ai detersivi Bio.

La Lega non ha votato una mozione 5 stelle. Il governo è in bilico. Giuseppe Conte  in tutto ciò è sereno. Che statista imperturbabile Giuseppe Conte…

 

GIORNO 4
Lukaku è stato acquistato dall’Inter. Dybala non vuole andar via dalla Juve. Salvini si è candidato premier per le prossime elezioni politiche (probabilmente ad ottobre). Tutte e 3 le notizie sono vere, elencale tu,  caro lettore, nell’ordine di gravità appropriato.

 

GIORNO 5
C’è crisi. C’è grossa crisi. Si andrà al voto. Forse ad ottobre, forse dopo, forse prima, dipende dai dispettucci reciproci che M5S e Lega arriveranno a farsi.  Il dato di fatto è che siamo già in campagna elettorale.
Amici delle sinistre, amici progressisti, una, dico: una campagna elettorale decente, vogliamo farla? Non dico vincerla, sarebbe troppo, sarebbe fuori moda, ma per lo meno: condurla decentemente. Eh? Ce la facciamo?
Zingaretti, Calenda, Renzi, pochi concetti, chiari, spiegati come in terza media (prima di uno sciopero studentesco). In calce vi faccio vedere come. Ah, per praticità elencherò solo qualche topic della campagna elettorale.
Per i restanti punti: giorgiogiovannidamato@gmail.com; amici dell’opposizione, ovviamente se vi servono, vengono via molto economici, vi faccio un prezzo buono…

EUROPA: a noi l’Europa ce piace NA CIFRA. L’Europa non è burocrazia. Non è Germania cattivona, non è Orban pazzerello dittatore. L’Europa è Erasmus, borse di studio, fondi europei, che vuol dire investimenti, che vuol dire valorizzazione del territorio, che vuol dire turismo che vuol dire SOLDI (che ritornano sul territorio) . Se poi NOI se frecamo i soldi pè fà e truffe, semo noi che semo magnaroni, no l’Europa che è cattivona.  (allegare slide  istogrammi con: fondi europei ricevuti 2019, fondi non spesi 2019, investimento non speso= quota parte di scemenza industriale italiana)
E facci un gol. E Mario Draghi facci un gol.

AMBIENTE: Aó, o volemo capì che se nun fermamo sto macello dell’ambiente i figli nostra non arrivano a sposasse e i nipoti nostra nun arrivano proprio. A volemo fa sta pensione a Sabaudia o no? O volemo morì prima? Aó regà, qui nun se scherza. Davero!!!! Basta ca à plastica, basta coi motori che enquineno, basta à ammazza a Amazzonia o sennò Sabaudia2050 sa à vedemo cor binocolo.
(qui facile prendi voti dei: maestri di yoga, hipster, boy scout non cattolici, gay e lesbiche, professori e maestre, pescatori, apicoltori, amici del mare e della montagna, quelli del marketing delle multinazionali, fiorai, ballerini di zumba)

POLITICHE PER GLI ANZIANI: E basta co sti Vecchi, regà… Basta! Vabbè che ve devono votà, però basta. Tanto prima o poi devono morì, no? Anzi, famo un ddl rivoluzionario. Dopo gli 85 anni: morte obbligatoria per tutti i vecchi d’Italia (e San Marino, altrimenti poi tutti i vecchi d’Italia se ne scappano lì…)
Prima li famo votà e dopo poi li stiramo. Bello eh? Ce sta?

Zingarè, Calenda, Renzi, ovviamente ho esagerato un po’. Non è che dovete parlare esattamente così, però partite dall’assunto che nei confronti dell’italiano-medio avete attrattività elettorale pari a quella di un lombrico nel pieno delle sue forze. Come detto prima, se vi serve, i contatti miei ce li avete…

GIORNO 6
Il latte di mandorla sta al Salento come il Fernet sta all’Argentina.

GIORNO 7
Di che forma sarà la mia pancia a 60 anni? È questo che sto pensando in questi giorni, a seguito di visioni giornaliere di tutti i tipi di  pance possibili. Sarà un’anguria peso massimo? Sarà un piccolo meloncino? Sarà una piccola porzione di lievito madre? Sarà un Super Santos? Sarà dura? Sarà morbida tipo monte di Plastilina? Sarà assente:  addome stile pianura padana? Come sarà la mia pancia? Oggi mi difendo bene, non ho ancora pronunciato nell’inconscio: quest’anno mi iscrivo in palestra. Fino a quando potrò dirlo?

 

GIORNO 8
Dopo 7 anni in Tibet: 7 giorni senza social. Il nuovo must imperdibile dell’editoria moderna, online nei migliori feed.
Dopo i primi 3 giorni di astinenza ho perso anche lo stimolo a connettermi da account altrui col fine di verificare le mie bacheche, i miei wall. Tutto il tempo non impiegato a vedere le foto e i post degli altri, inevitabilmente a tema estate, l’ho impiegato a leggere, a nuotare e a sonnecchiare. Vabbè anche a fare altre cose, ma non credo interessi…
Mi sono sentito molto più libero. Mi sono innervosito molto di meno nel vedere il racconto della vita degli altri sempre sorridente, sempre fantastico e/o incattivito. Effettivamente, quasi tutti i miei contatti raccontano avventure meravigliose o terribili. Nessuno racconta la medietà della vita. È questo lo scopo dei social?  Non lo so. Forse sono argomenti molto complessi, difficili da ridurre in 2 righe.
Nel frattempo la crisi di governo continua. Gli sviluppi  fanno pensare che il voto sia rimandato più in là, probabilmente non ad ottobre.


GIORNO 9

Da La Fraula n. 22, frazione di Porto Badisco, mi son spostato a La Fraula n. 32, frazione di Porto Badisco. Il numero 22, la nostra casetta al mare, è stata affittata a dei ragazzi delle Marche, io invece sono andato in un nuovo B&b, molto bello.
Tra gli inquilini del B&b, i più (antropologicamente) interessanti sono la famiglia Outlook.  Madre, padre e 2 figli, vivono il mare come fosse un’azienda. Orari di balneazione ferrei, ingresso in branda non oltre le 21:00, letture pomeridiane dei figli abbastanza angosciose: manuali di biologia e/o diritto.
Il padre, tra una colazione e una discesa al mare non perde occasione di aprire il computer e scaricare  email. Dinnanzi a lui: dei pini sferzati dal vento, una verde prateria con delle amache e Outlook.
Ho paura. Non voglio diventare così. Non voglio cadere nella trappola del dover vedere le email, per forza. Me lo dico con convinzione, dopo aver appena spento il telefono aziendale. C’è un po’ di signor Outlook anche in me. Anche se l’ho già detto: ho un po’ paura.

GIORNO 10
Ristorante. Il signore accanto al mio tavolo  ha ordinato e ricevuto un piatto di linguine con le vongole. Ci ha messo sopra del formaggio. Credo non si debba aggiungere altro.

GIORNO 11
Domande importanti per gente protagonista del suo tempo.
1) Perché la gente posta sui social? Vanità, solitudine, spirito di divulgazione, retribuzione, abitudine, dipendenza?
2) Quando posta qualcosa (anche in funzione della risposta di cui sopra) ha una consapevolezza e responsabilità editoriale verso gli utenti da cui è seguito?

GIORNO 12
Orfano delle narrazioni millesimate dei: Day1, Day2, Day33 (quoque io), sarei molto curioso adesso di capire se quello che sto riscontrando come: “Sindrome della Foto sulla Scaletta” è effettivamente un nuovo trend di Instagram o no. Maggiori dettagli su questo fenomeno.
Tendenzialmente perpetrata in località marine o lacustri la S.d.F.s.S vede vittima una coppia (etero o omosessuale) disposta a restare anche più di un’ora sotto il sole cocente pur di ottenere un ritratto fotografico perfetto (e instagramabile?) in prossimità di una scaletta che conduca verso una superficie acquatica.
Edotto sul suo significato scientifico, caro lettore, adesso ti descriverò un fulgido esempio della S.d.F.s.S., in corso proprio adesso sotto i miei occhi, a Castro.

Lui e lei
. Ventenni in erba. Campani, presumo. Tonici e attraenti. Su una scaletta addomesticata con discesa a mare, in una mattinata di intenso maestrale.
Lei, mezzo busto in acqua e mezzo busto fuori, sulla scaletta. “Amò mi fai una foto?”. Amo le fa le foto. “Vediamo?”. Cambio.
Lui, mezzo busto in acqua e mezzo busto fuori, sulla scaletta. “Amò mi fai una foto?”. Amò gli fa le foto. “Sò uscito bene?”. Cambio.
Lei, completamente in acqua, capelli bagnati, sguardo mignotto, con le mani attaccate alla scaletta. “Amò, fammi un sacco di foto”. Amò le fa un sacco di foto. Cambio.
Nel frattempo una signora molto simile ad una tartaruga umanizzata di Walt Disney procede con lentezza verso la scaletta. Amò e Amò sono molto contrariati per questo contrattempo sul set.
La signora tartaruga di Walt Disney si cala in acqua con leggiadria e scompare dall’orizzonte. Col mare, magari perchè una tartaruga umanizzata, ci sa fare. Si può riprendere il servizio fotografico.

Lui, completamente bagnato ad eccezione dei capelli, con le mani attaccate alla scaletta. “Amò, vai!”.
Amò però è contrariata. C’è qualcosa che vorrebbe cambiare, ma non sa cosa. Dopo pochi secondi ci arriva: “Amò, bagnati i capelli”. Amò si bagna i capelli. Adesso la foto è perfetta. La sagacia di Amò è notevole.
Per evitare l’inevitabile mi alzo. Mi avvio verso il bar. Vado a prendere un caffè con il latte di mandorla. Superata Mesagne tutti i turisti del Salento firmano un contratto che impone almeno un caffè con latte di mandorla al giorno, pena la pubblica gogna. Faccio il mio dovere di bravo cittadino.
Nel frattempo vedo Amò raggiungere Amò nell’acqua. Tutti e due bellissimi. Bagnati. Avvenenti. Sono pronti a chiedere una foto insieme. Nel mare. Con le mani sulla scaletta. Fermano il primo ingenuo che passa. Questi accetta di fare molteplici foto. Alle loro spalle però una voce.
“Scusateeeee ragazziiii… mi fate passare?”.
Servizio fotografico interrotto. La signora tartaruga colpisce ancora. Unica, vera condottiera contro la crociata della S.d.F.s.S.


GIORNO 13

Mi rendo conto che quest’anno, per la prima volta dopo molti anni, nel chiedere ai miei amici come hanno trascorso la loro estate non conoscerò in anticipo le loro risposte.
Giusto per darvi un’idea, gli anni precedenti è stato così.
– Ciao Giuseppino (nome di fantasia del mio amico con cui ero solito confrontarmi sulle esperienze  estive)
– Ciao Giorgio (mio amico prescelto con cui disquisire delle vacanze estive).
– Ordunque Giuseppino, come sono andate le tue vacanze?
– Magnificamente. Siamo andati in Indones…
– Lo so.
– Sull’isola di Kom…
– Lo so.
– E poi siamo andati alle Ji…
– Lo so.
– E in albergo abbiamo avuto un…
-… problema con la prenotazione, il quarto giorno, ma avete trovato una sistemazione alternativa, grazie al cugino della tua fidanzata che si era trasferito in quell’isola nel lontano 1991.
– Ma è incredibile. Come fai a sapere già tutto?
– Ti do 3 opzioni, mio amico Giuseppino,
a) era scritto nella lettera di San Paolo ai Tessalonicesi
b) ho aggiornato la pagina 777 del Televideo
c) ho aperto Facebook e IG e ho visto tutte le tue storie, dal D-2: preparazione della valigia al D21: ritorno a casa con annesse feste del gatto.


GIORNO 16

Son tonato a lavoro. Nel momento catartico post sveglia che va: dal primo piede sul pavimento al caffè (all’incirca 8 minuti), ho sentito il mio cervello gridare:

prendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferieprendiferievprendiferieprendiferieprendiferieprendiferie

Non gli ho dato ascolto.
Sono tornato in ufficio. Non mi sono ancora connesso ai social. A parte il trauma della ripresa, mi sento molto bene. I social non mi mancano. Non si andrà più a votare, probabilmente.


GIORNO 18

Inevitabili e prevedibili sono partiti i racconti delle vacanze. Li ascolto tutti volentieri, non conoscendoli. In Politica è successo di tutto e di più. Elezioni sì, elezioni no, governi giallo-verdi, giallo-rossi, dimissioni.
Tra qualche giorno riprende la Serie A. Il Chievo è già in serie B. Questo campionato non avrà senso.


GIORNO 22
Ieri ho riscaricato sullo smartphone le app di Instagram e Facebook. Resoconto di entrambe:
– Instagram: 10 notifiche. 2 direct. Robe importanti: nessuna.
– Facebook: 19 notifiche. 4 richieste d’amicizia. Robe importanti: nessuna.
In un quarto d’ora di navigazione ho scorto e scrollato foto e post di vacanze. Più o meno di tutti. Robe importanti: nessuna.

Son sopravvissuto all’esperimento. Provo meno fastidio verso questi due mondi, verso le foto di tutti, verso gli # di tutti, verso i sorrisi forzati, verso le narrazioni millesimate dei #Day1 #Day2 #Day3, verso i matrimoni [#saraetommi, #tonielisa, #antoefede] e il rapido evolversi in viaggi di nozze [#paradise; #leavemehere]. Non so quanto e se durerà. D’altronde però, ognuno ha il feed che si merita.

Come buon proposito, inalienabile visto l’avvicinarsi del primo settembre, giornata internazionale dei buoni propositi redatti durante le vacanze, malamente rispettati nel corso dell’anno, credo che sposterò entrambe le app nella seconda pagina dello smartphone, luogo dove si arenano le app derelitte tipo: “Addominali scolpiti in 30 minuti”, “App Assistant”, “FaceApp”.
Vorrei concludere questo diario con una foto pazzesca o una frase sensazionale ma non è facile. E’  domenica pomeriggio, Milano inizia lentamente a ripopolarsi e io voglio già tornare al mare.
Forse per questo concluderò con la massima con cui ha preso vita questo racconto, con la chiosa tipica dei saggi dell’antica Grecia: Enjoy!

 

Papale Papale


Babbo te lo dico: papale papale
ti ci metto la bolla papale per certificare
ma a che serve al Papa la bolla 
se il Papa prega e soffre 
se il Papa come il Cristo, ama?
non fa le bolle
le bolle blu 
un nuova obiezione
chi ha detto che le bolle son blu?  
E’ bastato un attimo 
dal Papa alle bolle
e il Papa 
fuori contesto nel testo non c’è più.

Babbo babbo
senza bolla senza bolle
babbo naturale
dura la vita del babbo
arduo essere babbo, natale
balla nel senso di bugia 
non sono tuo babbo io 
mi hai messo dentro un testo 
come hai messo il Papa, papale papale
sono agronomo io
e conto i camti 
e conto i campi 
l’importante è che conti
che coi numeri certo, canto, 
ma con te non ci voglio avere a che fare
torna indietro alle bolle, alle balle,
papali papali
e rimettimi a posto nel testo
sarà fatto.
Grazie.
Presto.

Mamma te lo dico: 
mamale mamale
uaaooeaeeaaaa
(ti avevo avvertita che te lo dicevo: male mamale)
e ho trovato mio babbo, tuo marito,  
e ora chiedo a mia madre, sua moglie
possiamo parlare: papale papale di questo nucleo familiare?
Vi vorrei allertare 
che son stufo di essere orfano.

Fa male
non avere a che fare 
non sapere a chi dire. 
C’è però bisogno che almeno tu, madre
decidi di essere mia madre
e accetti di avere un figlio
che ti metta in un testo
e ti dica papale papale di essere suo figlio.
Qui per la corte la dichiarazione fatta stavolta soltanto papale papale.
Figlio: vuoi essere mia madre?
Madre: ma vai a cagare.

Così finisce questa storia.
Rimango perciò me stesso
resto orfano, unico componente di un nucleo familiare
accetto e sorrido quanto c’è da accettare
che il dolore fa male mamale 
basta solo saperlo accettare
papale papale
mamale mamale.

Lettera a @LuigiDiMaio n. III


(per risolvere il problema di come dare la mano agli amiconi che intendono la stretta di mano nella maniera informale, un po’ tipo braccio di ferro, diciamo… )

Ciao Gi,
Scrivo a te perché su di te stanno le speranze dell’Italia. So che grazie a te un sacco di cose nella nostra vita saranno meglio. Senti, comunque, ti volevo dire una cosa…

Molte volte mi trovo in difficoltà a dare le strette di mano. Cioè, mi spiego meglio… Di solito, la vita e i convenevoli formali, ci hanno insegnato a dare la stretta di mano con il braccio (semi) teso, la mano aperta e a shackerare vicendevolmente le mani 2 o 3 volte…
Salve, salve, piacere, piacere, Giorgio, Emma, buongiorno, buongiorno, grazie, grazie, arrivederci, alla prossima (ho aggiunto il sonoro delle shackerate, perdonami).

Taluni però sono soliti a distaccarsi da questo schema e utilizzano un approccio molto diverso da quello insegnatoci dalla vita, ovvero: braccio a V per Vendetta o a “braccio di ferro” , che dir si voglia, mano a coppetta e avvicinamento dei corpi finale, talvolta anche con doppio bacetto: smack smack.
Io, Gì, come mi devo comportare? Posso salutare taluni con il metodo insegnatoci dalla vita e talatri con la metodologia Braccio di ferro o V per Vendetta, che dir si voglia? Utilizzando la seconda modalità, devo dare per forza il doppio bacetto smack smack?
So che in questo momento hai un sacco di cose da fare, però se riuscissi a rispondermi e a darmi delle risposte, mi renderesti uomo libero dai dubbi e fedele alle leggi della Verità.
Ti abbraccio, come sempre.
Tuo.
Giorgio.

Lettera a @LuigiDiMaio n. II


(per risolvere il problema dei semafori rossi dopo che tu hai affrontato una salita e ti appresti a vivere il sogno della “discesetta”)

Ciao Gi,
Scrivo a te perché su di te stanno le speranze dell’Italia. So che grazie a te un sacco di cose nella nostra vita saranno meglio. Senti, comunque, ti volevo dire una cosa…
Sono un po’ di giorni che vado a lavoro in bicicletta. Inquino meno. Faccio del cardio. Mi sento bene con la società civile. Ma anche con quella dei magnaccioni, che mi ammira fiero per il mio modo di vivere sano. Healthy. Conthealthy loro poi, contenti tutti. Tra l’altro, dopo tutta questa afa è proprio gaudioso avere un po’ di freschezza tra le membra… Succede sempre una cosa però. Ed è per questo che ti scrivo, Gì. Dopo aver duramente pedalato su una lunga salita mi ritrovo, a pochi passi dal sogno di una discesetta sfrenata, il peggiore dei nemici della velocità biciclica: un semaforo.
Gì, tu non puoi capire che disdetta. Un semaforo dopo la discesetta… Mi costringe a frenare, a rallentare, a fare passare i pedoni, castra la meraviglia della mia discesetta. E io questo non lo posso accettare. Non lo voglio accettare. Non voglio più i semafori dopo le discesette perché tutti i cittadini devono essere liberi di sognare un continuum pedalante sulla bicicletta, dopo una discesetta. Tutti i cittadini dopo una dura salita con la bicicletta, hanno il dovere morale di trovare dinnanzi alle loro ruote,solo e soltanto una sgombra e ciclopica discesetta.

Non è che potete fare una legge per favore?
Fammi sapere.
Tuo.
Giorgio.