ELSA SPINACI S1E7


ATTILIO

È sabato. Fuori il tempo è grigio. Non brutto, non bello: grigio. Una bacinella di vestiti e biancheria, appena lavati, mi guarda in pena. Vuole essere riposta ad asciugare, sul balcone.
Parto dalle magliette, per far fuori gli oggetti più voluminosi. Procedo con le calze, infide e malvagie, difficili da accoppiare, quando ad un un certo punto, a metà dell’impresa, appare una figura dal balcone superiore. È Attilio. Attilio Spinaci.
Claudicante, come effettivamente descritto da sua moglie Elsa, ci mette un bel po’ a percorrere il mezzo metro del balcone.

Giunto al bordo esterno, poggiati i gomiti sullo stesso, dall’alto in basso mi dice:
– E quindi lei sarebbe il signor Giorgio?
– Si, esatto, salve – rispondo interdetto con in mano un calzino dal pattern natalizio. Sono le calze desuete le vere vincitrici di questo periodo di quarantena, stanno vivendo il loro periodo aureo, inatteso.
– Ho sentito parlare di lei, sa?
– Ah, sì? – rispondo spiazzato. Attilio Spinaci intanto scruta l’orizzonte, fatto di bassi loft e palazzi anni ’70.
– Sì.
Dopo 10 secondi di tempo, durati 10 lustri, interrompo il silenzio e prendo in mano la conversazione.
– Immagino gliene abbia parlato sua moglie Elsa, giusto?
– Certo. E chi sennò? La Divina Provvidenza? – mi stronca così Attilio, perentorio e distaccato come un Navajos nella sua riserva indiana.
– Ah. Eh. Certo – è ufficiale, non so più che dire. Le calze orribili nella loro bacinella mi appaiono sempre più per quello che effettivamente sono: calze orribili.
– Anzi, le dirò di più – finalmente adesso Attilio smette di scrutare i loft e abbassa il volto verso il mio balcone – mia moglie mi ha parlato molto di lei. Mi ha detto che era proprio un bel giovinotto, con un bell’aspetto, una barba rinascimentale, dei modi molto gentili e delle origini gallesi.
– Beh in teoria non sono gallese infatti…
– Mi lasci finire signor Giorgio. Dicevo, mia moglie mi ha parlato molto di lei. Descrivendola in maniera entusiasta. Posso dirle la mia?
– Certo signor Attilio.
– A mio modo di vedere, in tutta onestà, lei non è un granchè.
Ed è così che Attilio, pronunciate queste parole, si gira su sè stesso, ripercorre a piccoli passi il mezzo metro del suo balcone, posa le mani sull’architrave delle finestre e degnandomi dell’ultimo sguardo, prima di rientrare in casa mi dice:
– Buon weekend Signor Giorgio.

Va bene la zona rossa, va bene la quarantena, va bene l’isolamento di gregge, va bene la pandemia ma alle valutazioni a ribasso di un ottantenne mezzo zoppo, onestamente non ero pronto. Non credo fossero presenti e autorizzate nell’ultimo decreto Conte. E a voler sdrammatizzare, guardando gli ultimi indumenti rimasti nella bacinella, sotto un cielo grigio e silente di Milano, non credo fossero un granchè.

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