Mio fratello, l’imprenditore


Un giorno,
il professore dell’università di Bournemouth (che pronunciata con l’accento local sembra una città del Medio Oriente) ha detto a mio fratello e ai suoi colleghi del Master in  Retail e Digital Marketing Communication:
simulate la creazione di un prodotto commerciale e consegnatemi una case history analizzandone:
– punti di forza
– punti di debolezza
– possibili next steps

Ricevuto il pdf, il professore è rimasto molto contento; mio fratello: no.
Indi per cui è passato: dalla creazione di un pdf alla creazione di un Brand: SHEEPLE.

giorgiodamatosenzapostrofo-sheeple

[ Sul sito vi assicuro che ci sono migliori, ci tenevo a farvi vedere però che c’é anche un frizzantissimo  Instagram]

 
Bene,
siccome tra poco è Natale e tra poco affollerete le strade come delle pazzeske alla ricerca di regali pazzeski, vi porgo  (per dirla come il prof. di mio fratello) 2 questions:

1) perché non passate dall’attuale store  di SHEEPLE
@Barletta, in C.So vittorio Emanuele 6,
e non comprate felpe a iosa?
(non dovete comprarle solo a iosa, anche qualcuna per voi stessi).

2) Se siste dei p.p. (pigroni portentosi) perché non le acquistate direttamente online,
da qui?  DEVI CLICCARE PROPRIO QUI

Io, delle idee regalo incredibili ve le ho date.
Pensateci due volte adesso, prima di manadre w.app vocali in cui:
– vi lamentate che non sapete cosa regalare a #chiccessia
– vi lamentate che nessuno vi da dei buoni motivi per spendere soldi in favore dei talenti under25.

Perchè io non vi ascolterò e farò orecchie da mercante.
Visto il periodo: in fiera.

 

Il bambino che aveva la voce come Katia Ricciarelli


– Dottore, sono qui con mio figlio per il problema che le avevo accennato l’ultima volta…
– Ovvero?
– Mio figlio ha un’ ottava sfalsata.
– Di seno?
– No, di voce.
– Cioè?
– Cioè: quando parla sembra Katia Ricciarelli.
– Accidenti… Vediamo un pò… Egidio, ciao, dimmi pure qualcosa. Come stai?
– BENISSIMOOOOO DOTTOREEEREEE.
– Ma è incredibile! Sembra davvero Katia Ricciarelli. Ha una voce portentosa…
– No dottore, ha una voce da scassacazzo. E io vorrei che iniziasse ad avere una voce normale.

– Capisco. Capisco il problema. Allora, così, ad occhio, anzi, così, a orecchio, probabilmente abbiamo ben due soluzioni .
– Mi dica…
– CIII DIIIICCAAAAAA.
– Egidio, tu non parlare più. Fai parlare me, ok?
– VA BEEEEENEEEE.
– Dunque, o gli tagliamo la gola, (gli facciamo un bel taglio, un taglio anni ’80) oppure lo mandiamo a XFactor.
– Ad XFactor l’ho già mandato…
– E che hanno detto?
– Arisa ha detto che non gli era arrivato. Era troppo troppo Katia e troppo poco Ricciarelli.
– CII SONOOO RIMASTOOO MOLTOO MALEEE, O MIO DOTTOREEE.
– Egidio, ti ho detto stai zitto, a papà.
– Quindi, praticamente, resta solo la soluzione del taglio.
– Così pare, dottore.

– E va bene, allora procediamo. Non ti preoccupare Egidio, ti farò un bel taglio. Sarai un figurino con la tua nuova gola tagliata. Vuoi dire un’ultima cosa con la tua voce alla Katia Ricciarelli?
– Dottore, come se l’avesse detto. Proceda pure.

Se maforo


16
17
18 forse
se mafori
che dividono Romolo da Piazzale Lodi
tutti quanti:
rossi.

1
magari 2
ma anche 3
forse
li avrai presi verdi…

Niente.
16
17
18
Rossi.
Rossi.
Rossi.

E intanto
nel bus ti fa caldo
nel bus tutti puzzano
a tutti
il mattino
sta andando via distante
sfuggente
e tutti
ricurvi su schermi di smartphone
controllano email aziendali.

16
17
18
sono le volte che bestemmio al minuto.
Ma tanto qui dentro cambia poco
o nulla.
Rossi.
Rossi.
Rossi.

Roba che
manco Guido Meda…

L’amore ai tempi degli HIpster vol. 14


La facilità di alcune persone a raccontarti la loro vita; la correttezza nell’essere femminista e la scorrettezza dell’essere maschilista; lo stupirsi, ogni volta, dell’odore della pipì dopo aver mangiato gli asparagi.

Il casco sulla testa, in bicicletta, in città.

Il trend degli articoli con i decaloghi, otto dei quali del tutto inutili.

Il dolore del bicipite, al bicipite, per le telefonate senza auricolari.

I giorni troppo pieni di compleanni.

L’arroganza di chi non segue gli eventi nazionali ma non vuole che il giorno dopo se ne parli.

Il nodo della cravatta fatto male.

Il lamentarsi di un’inaspettata ondata di freddo, come se il freddo prima di arrivare dovesse annunciarsi.

Le serate dei PR, sempre imperdibili, incredibili, irrinunciabili.

La pluriabbondanza di cuscini nel letto.

I traslochi fatti con il car sharing; i jeans strappati indossati con due gradi sottozero; il conta persone sugli aerei, ormai estinto.

I cantanti del Sud Italia che cantano le canzoni napoletane; quelle che vanno malate a lavoro e cacano il cazzo per tutta la giornata che son malate.


oppure

Le frasi da campagna elettorale, in campagna elettorale.

Le signore che leggono i libri della biblioteca comunale; i due bicchieri scordati sul tavolo dopo che hai avviato la lavastoviglie; i fondi delle tazzine lunghe, incrostate di caffè.

Le persone che si mettono like alle foto pubblicate da loro stessi.

Quelli che si rubano i rompi-vetri  di emergenza, nelle metropolitane e nei tram.

L’impossibilità per una persona comune, di essere notato da una modella; l’illusione che mangiare il kiwi col cucchiaino sia più semplice; gli skaters, che non hanno mai freddo.

I turisti, nelle città straniere, con le maglie di calcio acriliche.

Quando fai il biglietto del treno e non te lo controllano; il progressivo restringersi dei gelati dell’Algida; l’aspetto profetico/ascetico che assumono gli organizzatori delle feste  quando le feste vanno bene.

I cartoni delle uova per insonorizzare; le foto delle spezie dei mercati del Marocco; i luoghi comuni sulla terza categoria calcistica.

oppure

Quelle che vanno in discoteca per comparire dietro al dj che suona.

Quelli che ridono troppo forte, troppo a lungo e in maniera prolungata;

Quelli che a calcetto si fanno sempre le squadre più forti.

La tristezza di gruppi di persone che rifanno i balletti di Grease.

La vece di Gino Paoli, 30 anni fa.

I padri gelosi delle figlie cesse.

Le suggestioni dell’omeopatia.

Hai gli occhi come il tuo maglione, che in realtà però una felpa.


– Hai gli occhi come il tuo maglione, che è in realtà però è una felpa.
– Tipo?
– XS, forse S. Non più di una M comunque…
– Tipo, di che colore, intendevo…
– Marroncino, che in realtà però è un po’ verde.
– Sei sicuro?
– No, sono daltonico.
– Quindi in realtà tu vedi un maglione, ma potrebbe essere una trapunta, tipo…
– Sono daltonico, non sotto effetto di acidi.

– Vorresti amoreggiare ADESSO?
– Che nesso ha col daltonismo?
– Alcuno, ma la storia del maglione, che in realtà è una felpa, era un approccio…
– Allora ti dico no, che in realtà però è un fottiti.

Breaking Bread e Angelina: la vera causa della loro separazione


– Breaking Bread mi compri un figlio?
– Un altro?
– Sì!
– E mò te ne ho preso uno asiatico, ne vuoi già un altro?
– Sì.
– Non vuoi un anello?
– No.
– Una Bentley in velluto?
– Nemmeno.
– Una attico a Capri.
– Che palle…
– Si Angelì, però tu non mi puoi chiedere un figlio al mese.
– Sì che posso. Io sono la più figa del globo e posso chiederti quello che voglio. E poi, tra l’altro, sò pure tua moglie…
– Senti, mò vedo un attimo. Al massimo ne compro uno su Amazon, così se non ti piace lo mandi indietro.
– Io lo vorrei sui 5-6 anni, non più piccolo. Così non cambio i pannolini.
– E se non lo trovo?
– Se non lo trovi, prendilo post adolescente, che uno con più di 16 anni, finora, non me l’hai mai comprato.
– Vabbè, mo vedo.
– Breaking Bread, non ti ritirare a casa senza bambino, che ti lascio.
– Se mi lasci ti spacco la testa. Oltre al fatto che se mi lasci non vale.
– Poi vediamo…