Sulla 95


un inedito tratto dal mio libro, ovviamente inedito.

Donne ciccione
con il panzone,
con i capelli in un (giallo) pinzone,

le tute nere acetate
le scarpe runner datate,
non alla moda,
dimenticate.

A sentire le loro liti,
coi figliuoli che anelano creste
dei calciatori,
esagerate.

Uno di quei casi,
rari, in cui brami andare in ufficio
ma arrivato a lavoro
sarà già troppo tardi.

Milano, 18 agosto, preghiamo


Tapparelle chiuse. Un reggimento di tapparelle chiuse. Riottose all’esterno, non si aprono. Almeno per oggi. Mettono paura per quante sono e per quanto son chiuse.
Troppo silente la città, oggi. Si sente tutto là fuori. In verità si sente il nulla, perché fuori c’è il nulla. Mai tanti posti liberi per parcheggiare; mai così poca umanità accanto al bar dei cinesi.
Stendiamoci sul divano. Immoliamoci, da settimane vergini e astinenti, alle punture delle zanzare. Nella domenica carsica, antecedente al ritorno lavorativo, aspettiamo un segnale. Aspettiamo il sole.

Toc toc. Bussano alla porta. Il segnale arriva. Di domenica pomeriggio. Alle 18:00. Guardo dallo spioncino. La vicina logorroica e baffuta: Baffi.
Apro la porta. Mi chiede se sono tornato. Le rispondo con educazione che purtroppo non ha il piacere di trovarsi di fronte ad un ologramma. Da un: “Ah!” di risposta, quasi piccata. Non si scoraggia. Affonda il fendente finale di questa domenica spettrale. Mi dice che sta andando a messa. Potrei andare con lei. Parlare col Signore non mi farebbe bene.

Mai come adesso proverei piacere nell’essere una tapparella, in un’altra parte del mondo.

Schiscia – Schiscetta


Non puoi dirti di Milano
finchè a lavoro non mangi
la Schiscia.

Puoi bagnarti all’Argelati,
puoi strabere da Peppuccio
puoi ballare alla Balera
tutto ancora troppo poco.

La Schiscia o Schiscetta,
che dir si voglia,
racchiude e reassume la milanesità.
Nativa o importata.
Locale o terrona.

Chi si porta la Schiscia?
Ci si porta la Schiscia
per risparmiare
per mangiar sano
per ottimizzare
cibo, tempo, denaro.

Nomen omen culinario,
il suo essere gastronomico, smart e fast,
ha migrato verso significanti comportamentali:
stai schiscio!
Sparuto vessillo gergale della dialettizzazione milanese.

Diffusa ma intransigente
non si presta a sfaccettature.
Una zuppa (comprata) non è una Schiscia.
Un’insalata (comprata) non è una Schiscia.

Imprescindibile dal Tapperware casalingo
schiscetta chi ha voglia di farlo
chi è forte ordinato e costante
chi è saggio e previdente.

Schiscetta
chi ormai è di Milano
ma non se l’aspetta.

immagine presa da: Cheschiscia

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Toglietemi tutto ma non U desàin


In questi giorni Milano appare frenetica. Frizzante. Effervescente. Tutt’altro che naturale. Si percepisce un’aria diversa, simile ai giorni antecedenti al Santo Natale; quei giorni in cui il Demone della Griffe abbraccia sotto le sue spire tutti i cittadini, esortandoli a comprare cose a caso. A differenza del periodo natalizio però, la frenesia e l’hipsteria positiva che si respira in questi giorni viene erogata da un altro agente patogeno: U desàin.

U desàin infatti, è il prestesto con cui:

  • Figoni e figone arrivano da Inculoallalunaland, Michigan U.S.A., per vendere o comprare oggetti che fino al giorno prima scaricavano nell’indifferenziata.
  • Figoni e figone dell’est, estici, – dai, coniamolo sto neologismo – atterrano da Inculoallalunagrad, Moscow RU, e confondono i già confusi abitanti della città: “Ma stanno facendo la settimana della moda o la settimana du desàin?”
  • Turisti e turiste sfatti che vengono da Inculoallalunasan, Osaka JP, ripetono tra loro le fermate della metro, sorridendo più a sproposito di quanto già non sorridano a sproposito.
  • Ragazzi e ragazze, da Inculoallalunazzio, Rozzano Mi, si riversano in strade e in happenings dall’outfit scientifico, con il solo fine morale di: Bere Gratis. A scanso di equivoci, i ragazzi dell’hinterland vengono piacevolemnte accompagnati nell’impresa dai loro coetanei (e non) di tutta Milano (e non). Il fine di questo post non è la discriminazione dei Rozzangeles.
  • Studenti e albergatori affittano posti letto a prezzi faraonici presso Inculoallaluna, sobborgo milanese di gran moda, ancor più cool durante la settimana du desàin.

Perciò, proprio perchè la vita è bella e va vissuta, perchè circumnavighiamo le colonne d’Ercole del postmoderno, perchè quando c’è da bere e da mangiare gratis ritorna in auge la regola dei dolci a un matrimonio – rischio il coma ma non rinuncio – per tutte le categorie qui descritte vige lo stesso principio: U desàin non sanno minimamente cosa sia e dove abiti. E per noi, onestamente, va benissimo comunque.

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Tipico esempio di oggetto-feticcio,  stupendo e inutile, usato come pretesto per gozzovigliare e rubare da bere facendo finta di capire U desàin