Sono eccessivamente volgare
o è lecito dire
che a me dei processi di Berlusconi
non me ne frega una minchia fritta?
Sono eccessivamente volgare
o è lecito dire
che a me dei processi di Berlusconi
non me ne frega una minchia fritta?

1) Perché conosce il signifiato e il giusto utilizzo delle parole: idiolettica, diàdochi e perento e allo stesso modo conosce la differenza tra sartascina e sartuscina.
2) Perchè è un uomo caparbio e combattivo che non accetta il fatuo. Non è noto a tutti che una volta, ad un vigile di Otranto che sbarrava la strada senza saperne il motivo, disse: “Senta, io vado a parcheggiare anche a Timbuctù ma lei deve spiegarmi perchè io di qua non potrei passare”.
3) Perchè quando arriverà il triste momento (toccandoci e facendo scongiuri) anche io come Tom Hanks e Paul Newman potrò rispondere: “A chi mi chiede se Gino Damato era una brava persona o solo un poco di buono io do solo una risposta: era mio padre”.
4) Perchè vuole che il giorno del suo funerale l’organista suoni Misty Mountain Hop dei Led Zeppelin.
5) Perchè è convinto che Kurosawa non sia un biscotto.
6) Perchè è umile e modesto. E non si fa segni di croce dinannzi alla consecutio temporum.
7) Perchè quando non sa usare “un qualcosa” crede sia vittima di un complotto – anche non leggendo solitamente Il Fatto Quotidiano –
8)Perchè si trova a suo agio e vorrebbe vivere tra King Charles St e Piazza della Signoria. Ma ogni volta che passa da Vico Palazzo 21, Barletta, si commuove pensando a suo nonno Ciccipolo.
9) Perchè quasi sempre (e non perchè sia mio padre) ha ragione. Su temi vari, dalla poltica ai colori del parquet.
10) Perchè per colpa sua non potrò votare mia cugina Giuliana Damato. Che mò non è perchè sia mia cugina, ma è un’altra ragazza eccezionale.
11) Perchè la città ha bisogno di persone oneste, preparate e appassionate per il bello e il difficile.
12) Perchè comprende l’importanza della modernità, nonostante sia figlio dei Compromessi Storici e dei Rolling Stones; non a caso ha aperto un profilo Facebook (ovviamente gestito dal mio fratello native digital).
13) Perche se venisse eletto, anche io e la mia famiglia potremmo ambire ad uno yacht in Tunisia, spacciandoci per qualcuno dei tanti nipoti di Mubarak.
14) Perchè è una brava persona. Splendida e unica. E ve lo voglio giurare. Come un figlio…

Vorrei avere la forza
la dannatissima forza
di rispondere
a chi mi chiede come sto:
sto Unamerda.
Ragioni varie
probabilmente sciocche
futili
metereopatiche
transitorie
mi portano a stare Unamerda.
Non posso dirlo a chiunque però,
mio immaginario amico,
visto che ogni volta
sorge spontanea la domanda:
e come mai?
Io non ho nessuna voglia di spiegarti come mai.
Sto soltanto rispondendo.
Sto Unamerda e basta.
Sto talmente Unamerda che non voglio dirti perchè sto Unamerda.
Potrò stare Unamerda senza dichiararlo alla dogana del pour parler?
Se mi avessi chiesto,
mio amico immaginario,
cosa mangiavo stasera,
ti avrei detto:
pasta o carne o merluzzo.
Senza tue ulteriori domande.
D’altronde si può chiedere come mai qualcuno mangia un merluzzo per cena?
Posso solo mascherare il mio malessere
e diffidare degli “abbastanza” inseriti nelle risposte,
perchè anche quelli portano bastimenti di rogne e domande,
coprendomi di una falsa serenità.
E di merluzzi omertosi.
Come va?
Benissimo!
e la chicca finale (anche se un pò fuori tema) come premio di consolazione a Franco Marini:
E compratelo il dominio…
Il blog senza wordpress.com è più semplice da scrivere.
Non fare il Borbone
(errore di battitura voluto)
18 dollari sono 15 euro.
Anzi, sono 3 birre.
– Se si ragiona in birre il concetto si comprende prima –
tratto da “I consigli di Nicole G.”
Con lentissimi e sballottolati spasmi si sta arrivando a capire che la sinistra italiana, tradizionalmente intesa, è una categoria concettuale in via d’estinzione.
Da sempre perdente, fumosa, teorica. Purtroppo da sempre velleitaria ed astratta.
Un opaco collage contenutistico di Primo Maggio e rassegne indipendenti polacche.
Teoricamente meravigliosa. Praticamente inconcludente.
Come una coppia d’attacco Recoba-Vucinic.
L’emergere tellurico dell’ascendente Matteo Renzi, con la sua opera di pulizia dell’apparato gerentocratico della segreteria Pd, sta portando i suoi frutti.
È incerta a tutti, politici compresi, la sorte del primo (anche se di pochi voti) partito d’Italia. Ciò che emerge, netto e inopinabile, è l’evidente terrore del dopo. Del vuoto. Del vuoto del dopo.
– un omaggio a Ghezzi, e alle sue rassegnate rassegne polacche –
Visibile è la paura di un apparato destinato a perdere il potere. Che digrigna i denti, che tira la fune. Che come Anthony Hopkins non vuole lasciare il Bounty.
E tutto questo non a causa ma grazie a Renzi.
C’è una classe dirigente che si sta accorgendo di essere fuori da un mondo che ha vissuto, e del quale ha mangiato i migliori frutti; c’è una classe dirigente cieca, che egoisticamente non si accorge di aver fallito. Ripetutamente. Clamorosamente. Incontrovertibilmente.
C’è un governo che pattina nella merda. Ma lo fa con Rollerblade californiani.
Ci sono uomini e partiti di un Parlamento (che c’è ma che non c’è) che sono in realtà uomini di Partito. Di collegi. Di sezioni. Di logiche di scambio.
Che antepongono il personale al pubblico. Che difendono interessi. Che prendono tempo. Tanto di tempo ce n’è… Tanto le ruote dei Rollerblade si consumino lentamente… Tanto in Italia si sta bene. Si mangia, si scia e c’è il sole.
“Questa è vita disse il cacciavite”.
Negli insulti (tra e del) Pd c’è una speranza e una bozza di una rottura intestina. Di una rottura per certi versi provvidenziale. Dello scollamento e insabbiamento ideologico di quel terzo di italiani che in politica ha sempre perso. In modo quasi orgoglioso.
Ci si accusa e si lotta. Ci si discredita e ci si offende.
Come se la scelta di un Presidente della Repubblica fosse la scelta dei tavoli al matrimonio: quello sì, quello no. Quello a me quello a te. Quello e quell’altro non insieme, che allo scorso matrimonio hanno litigato…
Matteo Renzi: aiutaci. Aiutaci a smembrare un partito. Aiutaci a smembrare un sistema. Aiutaci a dare una forma politica ad un paese che non vive di valori e proposte, ma di anti e pro Berlusconi.
Perchè saremo sfortunati, tristi e stagisti, ma non dovremmo credere che anche il futuro sarà
#sangueemmerda
Milano. Corso Sempione.
Bar LaQualunque.
Due signore, attempate ma non rassegnate, spiluccano sedani e cruditè.
Con l’accento sulla e.
– Dove l’hai preso quindi?
– Da quel ragazzo, dietro casa mia. È un egiziano. Se vedessi però che bravo ragazzo…

In questi giorni Milano appare frenetica. Frizzante. Effervescente. Tutt’altro che naturale. Si percepisce un’aria diversa, simile ai giorni antecedenti al Santo Natale; quei giorni in cui il Demone della Griffe abbraccia sotto le sue spire tutti i cittadini, esortandoli a comprare cose a caso. A differenza del periodo natalizio però, la frenesia e l’hipsteria positiva che si respira in questi giorni viene erogata da un altro agente patogeno: U desàin.
U desàin infatti, è il prestesto con cui:
Perciò, proprio perchè la vita è bella e va vissuta, perchè circumnavighiamo le colonne d’Ercole del postmoderno, perchè quando c’è da bere e da mangiare gratis ritorna in auge la regola dei dolci a un matrimonio – rischio il coma ma non rinuncio – per tutte le categorie qui descritte vige lo stesso principio: U desàin non sanno minimamente cosa sia e dove abiti. E per noi, onestamente, va benissimo comunque.

E’ difficile spiegare perchè da un giorno all’altro si decida di scrivere su un nuovo blog.
Ex novo.
Un blog di cui nessuno, per giunta, avvertiva un bisogno epidermico.
Fatta eccezione per i conti banca, sempre belli e auspicabili da aprire, risulta complicato spiegare la ratio di una nuova “apertura”.
Più o meno quanto spiegare a uno sportellista un versamento da 30000 euro, da disoccupato:
– Ehm, mia zia ha appena venduto la sua Harley…
In realtà è molto semplice. È che almeno nelle 6 righe introduttive del primo post, della prima pagina, del primo giorno, del nuovo blog, volevo paventare un’idea di serietà. Venuta a mancare già con il primo capoverso. Il blog precedente, e soprattutto la sua piattaforma, hanno accusato lo scarto generazionale del digital. Resteranno sempre una parte della mia anima e della mia RAM, ormai backuppata.
Dopo anni di gavetta con Moltobene, nasce Giorgiodamatosenzapostrofo, nuovo specchietto delle allodole per vanagloriosi impresari del proprio Ego.
Che è una frase che non vuol dire nulla, ma è davvero bella da leggere.
Tanti Auguri.