Spregevolezze


Nella classifica delle spregevolezze maggiori del globo
primeggiano i tizi
che in un luogo semi silenzioso
stridono i denti e le labbra
e fanno il seguente rumore: mff.

È un rumore che può assumere molte sfaccettature.
Può diventare: mffz.
Oppure: mffpzz.
Ma limitiamoci qui.

La spregevolezza è data perlopiù
dalla frequenza con cui costoro,
da ligi spregevoli, quali essi sono,
fanno il rumore spregevole.
Quasi mai si accontentano di farlo una volta sola.
Imperversano, scostanti, in cadenzati: mff. O: mffz. O: mffpz.

Lo fanno finchè ti giri a guardarli
per ammutolirli col tuo sguardo cattivo
avendo in compenso, senza parole aggiuntive,
soltanto una sillaba grama:
Mffz.

Carlos Tevez porterà all’Italia armonia e notti serene


Io son molto contento che Tevez sia arrivato alla Juve.
Sentivamo tutti un disperato bisogno di Tevez alla Juve.
Italiani di diverse regioni ma di egual fede calcistica
in questi mesi si sono alzati nel cuore della notte
chiedendo, affranti, alle loro mogli
se per caso potessero dargli un Tevez.
– Dammi un Tevez cara, per favore. O la mia notte sarà un inferno.
– Non temere caro. Presto anche tu avrai un Tevez. Ora dormi però, dai. Riposa.

Tutto questo non accadrà più.
E non grazie a Te, lettore, ma grazie a Tevez.
Precisiamo.

Spero che Tevez nei prossimi cinque anni faccia cinquecento gol
e vinca tutti i trofei scibili e immaginabili.
Anche solo per concedere sonni tranquilli, a mogli e mariti.

Purtuttavia – minchia che congiunzione –
la cosa più strabiliante dell’arrivo di Tevez alla Juve
oltre alla bruttezza neorealista del calciatore argentino
son stati i tifosi che l’hanno accolto all’aeroporto.

Precisiamo nuovamente,
ognuno è libero di andare ad accogliere chi vuole all’aeroporto:
calciatori, ballerine, popstar, rifugiati politici, amanti e fidanzate, Cesare Battisti.
Cioè, proprio la qualunque…

La mia immaginazione però
è stata davvero solleticata da quei ragazzi
che dopo aver gridato
dietro a transenne e cordoni di polizia:
Carlo, Carlitos, Carlè, Carlucccio, Apache, Tevez, Tevez, Tevez,
(continuando, per cautelarsi contro una sua comprensibile indifferenza, con: Teveeez, Teveeez)
e avergli appeso addosso contro la sua volontà
sciarpe bianconere
a giugno inoltrato
son corsi dietro la sua macchina coi vetri oscurati
gridando, non paghi: Carlo, Carlitos, Carlè, Carlucccio, Apache, Tevez, Tevez, Tevez
(e visti i problemi di udito ormai conclamati: Teveeez, Teveeez).

Ho subito pensato al mini ultras tornato a casa, raggiante,
che raccontava al babbo e alla mamma
la meravigliosa avventura vissuta quella mattinata:
– Mamma, babbo, oggi è stata la giornata più bella della mia vita. Son andato fino a Torino a gridare: Carlo, Carlitos, Carlè, Carlucccio, Apache, Tevez, Tevez, Tevez.
– E questo Carlo, amore mio, ti ha sentito?
– No. Però io inseguendo la macchina gli ho continuato a gridare: Teveeez, Teveeez.
– E allora lui ti ha sentito?
– No. Però sono così emozionato che stanotte non riuscirò a dormire.
– Io e tuo padre invece, stanotte finalmente dormiremo.
– Perché mamma? Prima non dormivate?
– È una longa storia, tesoro. Ora va a dormire, anche se non ci riesci.
– Va bene mamma. Senti però come son diventato bravo: Carlo, Carlitos, Carlè, Carlucccio, Apache, Tevez, Tevez, Tevez. Buona notte.

Lo immaginiamo così l’arrivo di Tevez a Torino.
Alla Juventus.
Lontano dai festini sabaudi sporcaccioni.
Distante dalla goliardia sessuale tutta fasce muscolari e iniziali tatuate a caso.

Con Tevez molti italiani saranno più tranquilli.
Madri, mogli e mariti torneranno a dormire.
Figli continueranno a girdare dietro le Jeep coi vetri oscurati,
dimostrando che anche il calcio
come la fede e il Superenealotto
porta armonia nei focolari.