Il primo giorno in ufficio di Ametista Lostagista


Giorno 1. Il primo giorno. L’inizio insomma…

– Buongiorno
– Buongiorno.
– Lei è?
– Ametista.
– Ametista? Ah, Ametista lo stagista?
– Ehm, sì. Avrei anche un nome, però…
– Prego, si accomodi in quella stanza, il direttore l’attende.
– Grazie.

– Buongiorno, Ametista.
– Buongiorno a lei, direttore.
– Come va?
– Bene, bene.
– Son contento. Venga, venga, che le mostro l’ufficio, i suoi colleghi e la scrivania.

Dopo una serie di inutili convenevoli e di fintissimi Ciao.

– Allora Ametista, ha visto che bell’ambiente?
– Bellissimo direttore, bellissimo. Davvero bello. Son molto carico.
– Ah, è carico? Bene, bene. Prego allora, questa è la sua scrivania. Tra un pò arriverà Totò, il nostro informatico.
– Ma dov’è la scrivania, direttore?
– Questa qui. Questa qui.
– Direttore, ma questo è un tavolino dell’Ikea senza sedia.
– Tutti son partiti di qua, Ametista. Tutti. Si adatti e superi gli ostacoli. Avanti…
– Va bene direttore.
– Così la voglio, Ametista. In gamba Ametista… In gamba…

Berlusconi per favore vai a dormire


Non è mai facile sintetizzare malessere e non risultare banali.
Io però sono davvero stanco di far scandire la mia vita in base ai processi di Berlusconi. Per me Berlusconi è un nulla assoluto. Non un mafioso, un corruttore, un santo o un guru. Per me Berlusconi non esiste. È una nuvola. Fluttuante. Ffiuuuu.

Vorrei che in Parlamento si parlasse di come ci si è abituati alla barbarie che viviamo. Vorrei che qualcuno iniziasse a discutere se è normale che un ragazzo si abitui a lavorare gratis. O per 300 euro. Ormai è pura normalità. E non dovrebbe esserlo.
[Cito solo questo tragico esempio perchè corrispondente alla mia generazione; consapevole che di problemi da discutere se ne potrebbero riempire bastimenti]
E tra parentesi, metaforiche, chi scrive queste righe tendenzilmente incazzate ha sempre fatto una vita splendida. Dignitosa. A cui non è mancato nulla. Ma proprio nulla. Son parole quindi di un ragazzo fortunato. Tendenzialmente incazzato.

Sarà che a Milano piove da 5 mesi, sarà che si cresce e ci si interroga, io non reputo più ammissibile però che la vita politica italiana debba ruotare su occupazioni di tribunali e riproposizioni di scudi giudiziari. Perchè la magistatura sarà di sinistra, Berlusconi sarà un povero perseguitato e un commosso benefattore, ma che un ramo del Parlamento occupi un Palazzo di Giustizia è una cosa da fantascienza. E noi ci siamo abituati anche a questo. Per noi, anche questo, è normale.

C’è un paese che piange modernità, che vuole diventare un paese competitivo (e non solo simpatico), che reclama civiltà. E noi qui parliamo di Ruby, del lodo Mondadori, di Longo e Ghedini. Ma io ne sbatto la minchia…
Dall’alto dell’inutilità di questo post, potrò permettermi di essere volgare?

Schiscia – Schiscetta


Non puoi dirti di Milano
finchè a lavoro non mangi
la Schiscia.

Puoi bagnarti all’Argelati,
puoi strabere da Peppuccio
puoi ballare alla Balera
tutto ancora troppo poco.

La Schiscia o Schiscetta,
che dir si voglia,
racchiude e reassume la milanesità.
Nativa o importata.
Locale o terrona.

Chi si porta la Schiscia?
Ci si porta la Schiscia
per risparmiare
per mangiar sano
per ottimizzare
cibo, tempo, denaro.

Nomen omen culinario,
il suo essere gastronomico, smart e fast,
ha migrato verso significanti comportamentali:
stai schiscio!
Sparuto vessillo gergale della dialettizzazione milanese.

Diffusa ma intransigente
non si presta a sfaccettature.
Una zuppa (comprata) non è una Schiscia.
Un’insalata (comprata) non è una Schiscia.

Imprescindibile dal Tapperware casalingo
schiscetta chi ha voglia di farlo
chi è forte ordinato e costante
chi è saggio e previdente.

Schiscetta
chi ormai è di Milano
ma non se l’aspetta.

immagine presa da: Cheschiscia

.

14 buoni motivi per cui votare Luigi Damato (al di là del fatto che è mio padre)


Il 26 e 27 maggio Barletta è chiamata a scegliere la nuova classe dirigente che  governerà la città  (almeno fino al prossimo congresso del Pd).
Qui di seguito 14 consigli, assolutamente disinteressati, che spiegano e svelano perchè votare Luigi Damato:

1) Perché conosce il signifiato e il giusto utilizzo delle parole: idiolettica, diàdochi e perento e allo stesso modo conosce la differenza tra sartascina e sartuscina.

2) Perchè è un uomo caparbio e combattivo che non accetta il fatuo. Non è noto a tutti che una volta, ad un vigile di Otranto che sbarrava la strada senza saperne il motivo, disse: “Senta, io vado a parcheggiare anche a Timbuctù  ma lei deve spiegarmi perchè io di qua non potrei passare”.

3) Perchè quando arriverà il triste momento (toccandoci e facendo scongiuri) anche io come Tom Hanks e Paul Newman potrò rispondere: “A chi mi chiede se Gino Damato era una brava persona o solo un poco di buono io do solo una risposta: era mio padre”.

4) Perchè vuole che il giorno del suo funerale l’organista suoni Misty Mountain Hop dei Led Zeppelin.

5) Perchè è convinto che Kurosawa non sia un biscotto.

6) Perchè è umile e modesto. E non si fa segni di croce dinannzi alla consecutio temporum.

7) Perchè quando non sa usare “un qualcosa” crede sia vittima di un complotto – anche non leggendo solitamente Il Fatto Quotidiano –

8)Perchè si trova a suo agio e vorrebbe vivere tra King Charles St e Piazza della Signoria. Ma ogni volta che passa da Vico Palazzo 21, Barletta, si commuove pensando a suo nonno Ciccipolo.

9) Perchè quasi sempre (e non perchè sia mio padre) ha ragione. Su temi vari, dalla poltica ai colori del parquet.

10) Perchè per colpa sua non potrò votare mia cugina Giuliana Damato. Che mò non è perchè sia mia cugina, ma è un’altra ragazza eccezionale.

11) Perchè la città ha bisogno di persone oneste, preparate e  appassionate per il bello e il difficile.

12) Perchè comprende l’importanza della modernità, nonostante sia figlio dei Compromessi Storici e dei Rolling Stones; non a caso ha aperto un profilo Facebook (ovviamente gestito dal mio fratello native digital).

13) Perche se venisse eletto, anche io e la mia famiglia potremmo ambire ad uno yacht in Tunisia, spacciandoci per qualcuno dei tanti  nipoti di Mubarak.

14) Perchè è una brava persona. Splendida e unica. E ve lo voglio  giurare. Come un figlio

Le ferree convenzioni sociali che seguono alla domanda: come stai?


Vorrei avere la forza
la dannatissima forza
di rispondere
a chi mi chiede come sto:

sto Unamerda.

Ragioni varie
probabilmente sciocche
futili
metereopatiche
transitorie
mi portano a stare Unamerda.

Non posso  dirlo a chiunque però,
mio immaginario amico,
visto che ogni volta
sorge spontanea la domanda:
e come mai?

Io non ho nessuna voglia di spiegarti come mai.
Sto soltanto rispondendo.
Sto Unamerda e basta.
Sto talmente Unamerda che non voglio dirti perchè sto Unamerda.
Potrò stare Unamerda senza dichiararlo alla dogana del pour parler?

Se mi avessi chiesto,
mio amico immaginario,
cosa mangiavo stasera,
ti avrei detto:
pasta o carne o merluzzo.
Senza tue ulteriori domande.
D’altronde si può chiedere come mai qualcuno mangia un merluzzo per cena?

Posso solo mascherare il mio malessere
e diffidare degli “abbastanza” inseriti nelle risposte,
perchè anche quelli portano bastimenti di rogne e domande,
coprendomi di una falsa serenità.
E di merluzzi omertosi.

Come va?
Benissimo!

Troppo tempo sprecato nella mia vita prima di scoprire le blogger e i blog femminili


5 PRATICI E PERENTORI MOTIVI:

 

1) Justin Bieber: «Anna Frank oggi sarebbe una mia fan»


2) Tra Pier Silvio Berlusconi e Silvia Toffanin aria di crisi, anzi no

 

3) Estetica della scarpa bassa

 

4) Gabry Ponte è amore con Marcellina delle Lollipop

 

e la chicca finale (anche se un pò fuori tema) come premio di consolazione a Franco Marini:

5) Un prete in rete

Il metro di misura al luppolo


E compratelo il dominio…

Il blog senza wordpress.com è più semplice da scrivere.

Non fare il Borbone

(errore di battitura voluto)

18 dollari sono 15 euro.

Anzi, sono 3 birre.

– Se si ragiona in birre il concetto si comprende prima –

 

tratto da “I consigli di Nicole G.”

Un radioso futuro di #sangueemmerda


Con lentissimi e sballottolati spasmi si sta arrivando a capire che la sinistra italiana, tradizionalmente intesa, è una categoria concettuale in via d’estinzione.
Da sempre perdente, fumosa, teorica. Purtroppo da sempre velleitaria ed astratta.
Un opaco collage contenutistico di Primo Maggio e rassegne indipendenti polacche.
Teoricamente meravigliosa. Praticamente inconcludente.
Come una coppia d’attacco Recoba-Vucinic.

L’emergere tellurico dell’ascendente Matteo Renzi, con la sua opera di pulizia dell’apparato gerentocratico della segreteria Pd, sta portando i suoi frutti.
È incerta a tutti, politici compresi, la sorte del primo (anche se di pochi voti) partito d’Italia. Ciò che emerge, netto e inopinabile, è l’evidente terrore del dopo. Del vuoto. Del vuoto del dopo.
– un omaggio a Ghezzi, e alle sue rassegnate rassegne polacche –
Visibile è la paura di un apparato destinato a perdere il potere. Che digrigna i denti, che tira la fune. Che come Anthony Hopkins non vuole lasciare il Bounty.
E tutto questo non a causa ma grazie a Renzi.

C’è una classe dirigente che si sta accorgendo di essere fuori da un mondo che ha vissuto, e del quale ha mangiato i migliori frutti; c’è una classe dirigente cieca, che egoisticamente non si accorge di aver fallito. Ripetutamente. Clamorosamente. Incontrovertibilmente.
C’è un governo che pattina nella merda. Ma lo fa con Rollerblade californiani.

Ci sono uomini e partiti di un Parlamento (che c’è ma che non c’è) che sono in realtà uomini di Partito. Di collegi. Di sezioni. Di logiche di scambio.
Che antepongono il personale al pubblico. Che difendono interessi. Che prendono tempo. Tanto di tempo ce n’è… Tanto le ruote dei Rollerblade si consumino lentamente… Tanto in Italia si sta bene. Si mangia, si scia e c’è il sole.
“Questa è vita disse il cacciavite”.

Negli insulti (tra e del) Pd c’è una speranza e una bozza di una rottura intestina. Di una rottura per certi versi provvidenziale. Dello scollamento e insabbiamento ideologico di quel terzo di italiani che in politica ha sempre perso. In modo quasi orgoglioso.
Ci si accusa e si lotta. Ci si discredita e ci si offende.
Come se la scelta di un Presidente della Repubblica fosse la scelta dei tavoli al matrimonio: quello sì, quello no. Quello a me quello a te. Quello e quell’altro non insieme, che allo scorso matrimonio  hanno litigato…

Matteo Renzi: aiutaci. Aiutaci a smembrare un partito. Aiutaci a smembrare un sistema. Aiutaci a dare una forma politica ad un paese che non vive di valori e proposte, ma di anti e pro Berlusconi.

Perchè saremo sfortunati, tristi e stagisti, ma non dovremmo credere che anche il futuro sarà
#sangueemmerda  

Schizzo_di_sangue