C’ho il gatto in casa


Io che un po’ piaccio a lei
lei che un pò piace a me
noi due che ci parliamo
che fai stasera?
C’ho il gatto in casa.

Dai vieni tu da me
no vengo io da te
ci vediamo a metà strada
che te ne pare?
C’ho il gatto in casa.

Che cosa le farei
dissi agli amici miei
poi cosa che le hai fatto
mi chiesero:
C’ho il gatto in casa.

Lo lascio per due giorni
gli metto le crocchette
così sto un po’ con lei
perché non son gay ma
C’ho il gatto in casa.

 

Dai facciamo così
se te lo porto qui
lo metto quatto quatto
nell’angolino e
C’hai il gatto in casa.

Tu non ci hai mai pensato
guarda che è proprio figo
ti da un sacco di amore
stai meglio se
C’hai il gatto in casa.

No non è cosa mia
voglio restare free
mi sentirei a disagio
meglio da te anche se
C’hai il gatto in casa.

Dobbiamo rimandare
forse non si può fare
risentiamoci poi
quando anche tu
C’hai il gatto in casa.

Tutto l’amore del Monte


Dovetti regalarle tutto l’amore del Monte
quando mentre stiravo
di lunedì sera
guardando House of Card
mi disse:
Madonna, amore, vorrei proprio dei coriandoli.
Dei coriandoli?
Sì, dei coriandoli.
Per farci cosa?
Così, per buttarli. Eh, eh.

Mi misi subito alla ricerca
di tutto l’amore del mondo
per la ragazza che partorì un’espressione così bella
condita da due risatine sfiziose
su un paio di occhiali immensi
appoggiati
su un impareggiabile nasino.

Andai fino in Cina
andai a Cerignola
andai a Gioiatauro
per appropriarmi di tutto l’amore del mondo.
Ma non lo trovai.
In nessun luogo.

Fu per questo
che avvilito dal mancato obiettivo
un tizio in Tibet mi disse:
perché non compri tutto l’amore del Monte?
E così feci infatti.
Che intuizione formidabile che mi diede quel buonuomo del Tibet.
Quindi mi recai sull’Internet
e trovai un’asta interessante
in cui si vendeva tutto l’amore del Monte, dei Paschi di Siena.

Vinsi l’asta
contro giudici e creditori
regalandole finalmente
tutto l’amore del Monte, dei paschi di Siena.

Quando lo vide dinnanzi
emozionata
ancor più bella di sempre
mi disse:
non dovevi, amore.
Io volevo solo dei coriandoli. Eh eh.

Segrate


Segrate è come la Svezia, d’estate.

Tutto troppo ordinato, a Segrate.
I campi da calcio, sintetici, temo gratuiti; pletore di vecchi, giovanili, che non si arrendono alla morte; strade e case deserte, nel week end, perché tutti in montagna, al lago, in baita, figa!

Son le agenzie immobiliari, che o solo vendono o solo affittano, ma solo a Segrate; è una città senza centro, vicino a un parco e l’aria è troppo pulita.
Sembra il ’92, sembra Roccaraso, sembra un’altra Milano: 2.

I cassonetti col marchio, l’idea che piace ai ricchi: dello stare tutti insieme, senza problemi, senza cacature di cazzo: Segrate come la periferia bene, americana.

Le persone che si salutano, che non ti salutano, perché non ti (ri)conoscono.

Se solo queste grate
potessero parlare…

segrate-giorgiodamatosenzapostrofo

Gaetano Sburrazzi sul tema del family day


Tutti quanti a diciri e a parlari
di stu minchiazza di
Familiddei.

Io n’aggia combreso
esclusivamente
la spiegazione a chi cosa vuole dire
Familiddei.

Cud ca voliss dicere
a tutti si professura
della minchiazza fritta
che stann a deic che le famigghie
debbono essere sulamenti di una manera
è questa considerazione:

Aviti diggerire
e in ta la capu v’aggia trasiri
che tutti simo ugualemente
e tutti ammu teneri
li diritti ugualemente.

Pure li richiuna, vabbuò?

Quando G.C. divenne un installatore di parabole


– Salve, lei è il signor G.C.?
– Esatto.
– Come è venuto a conoscenza della nostra azienda?
– Sono in contatto con i piani alti.
– Di questo edificio?
– No, del Cielo.
– Il canale televisivo?
– No. Con Iddio.
– Eh la Madonna…
– Quella è mia madre.
– Scusi, non volevo essere offensivo. In ogni caso, cosa la spinge a fare questo lavoro?
– Mi piacciono le parabole.
– In che senso?
– Non ne sbaglio una.
– Va bene, mi ha convinto. Il posto è il suo.
– Grazie mille. Non ve ne pentirete.
– Il suo primo appuntamento è domani. Alle 16:00.
– Ottimo.

Suona il citofono

– Salve, lei è?
– Il tecnico per la parabola.
– Prego, secondo piano.

– Salve, sono G.C.
– Salve, prego si accomodi. Dunque, questo è il decoder. Se vuole le mostro anche la via del tetto o il balcone, così può installare la parabola.
– Non ne ho bisogno.
– In che senso?
– Gliela racconto.
– Cosa?
– “Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico, dei briganti lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso..”
– Ma cosa sta facendo?
– Non le piace questa? Allora ascolti quest’altra: “Un uomo aveva due figli. Il più giovane di loro disse al padre: “Padre, dammi la parte dei beni che mi spetta”. Ed egli divise fra loro i beni. Dopo…”
– Ma signor G.C. ci deve essere un equivoco. Io ho bisogno della parabola di Sky, non delle sue parabole…
– Sì, ma prima senta questa, è molto meglio di quella di Sky:”C’era un uomo ricco, che si vestiva di porpora e di bisso, e ogni giorno si divertiva splendidamente; e c’era un mendicante, chiamato Lazzaro…”
– Senta G.C. io la ringrazio, ma non sono interessato a questo tipo di parabole. Io voglio le parabole che si mettono sul balcone o sul tetto o con le quali si vedono le partite, i film e le Serie TV. Ce le ha? Me le può montare? Adesso?
– Ehm no, però mostrarle la via del regno dei cieli.
– La guardo sul navigatore. La ringrazio.
– E se le dico quella del seminatore e i dei suoli? È molto avvincente…
– Meglio di no. La prossima volta magari. Cristo regni.
– Sempre regni!

Ametista, David Bowie e il consulente.


Suona il Blackberry. Sullo schermo un nome: il consulente.

– Ciao Ametista.
– Ciao consulente.
– Una grossa cortesia, ti ho scritto poco fa…
– Sì? Non ho letto, scusami. Sono a casa. Sto preparando la cena a mia cugina che mi è venuta a trovare dall’Uzbekistan.
– Ok, senti Ametista. Mi servirebbero dei dati…
– Per quando?
– Per oggi.
– Sì ma sono le 20:00…
– Eee lo so Ametista, ma sono dati molto importanti. Me li aveva chiesti David…
– David chi?
– David Bowie.
– Ma David Bowie è morto domenica…
– Eee lo so, lui però me li aveva chiesti ai tempi di Let’s Dance.
– Nel 1983?
– Esatto.
– Io non ero nato nel 1983…
– Nemmeno io Ametista, però sono molto importanti.
– Immagino… va bè, posso mandarteli domattina come prima cosa, visto che il referente è morto?
– Ametista, se ti è possibile entro mezzanotte. Ho una presentazione da chiudere entro le 3:00.
– Ok consulente, allora ritorno in ufficio, riapro il computer, estraggo i dati e te li invio per mezzanotte.
– Ti ringrazio molto Ametista, sei molto gentile.
– Let’s Dance !

I teneri e inappropriati regali di mia madre


  • Giorgio, ti piace l’agenda che ti ho regalato? 
  • Molto.
  • La userai? 
  • Spesso.
  • Anche a lavoro?
  • Forse.
  • Come forse? 
  • Non è molto adatta ad un ambiente di lavoro…
  • Come no? 
  • Ma ti immagini me, in una riunione con i dirigenti e direttori, con l’agendina col cuore? 
  • Saresti tenerissimo.
  • No, sarei un minchione.
  • Non dire le parolacce. 
  • Ok, sarei inappropriato.
  • Va bè, allora la userai in giro, per prendere appunti? Per scrivere gli appunti per i tuoi scritti?
  • Non credo. In quei casi utilizzerei il telefono…
  • E quando cazzo la userai sta agenda? 
  • Non dire le parolacce.
  • Ok, quando la userai questa agenda?
  • Spesso.
questa l’agenda oggetto del post

    Scusi, posso passare?


    Due signore
    cicciobomba
    coi passeggini a seguito
    su un mezzo pubblico
    alle otto
    del mattino.

    Due bambini
    in braccio
    alle signore
    vicino ai passeggini
    che gridano
    più delle signore.

    I signori
    accanto alle signore
    che guardano
    schifati
    i bambini
    e i passeggini
    e le mamme
    sui mezzi pubblici.

    Scusi, posso passare?
    Alla prossima scende?
    E dove vado, signora?
    E dove scendo, signora?
    Le sembra per caso
    che riesca a muovermi?
    Che riesca a scendere?
    Signora?

    Dovrei volare
    Signora
    sui passeggini
    Signora
    sulle signore
    Signora
    e sugli schifati
    Signora
    per farla passare.

    Se proprio vuole,
    signora
    se vuol passare
    magari
    potrebbe imparare a volare
    o a smaterializzarsi
    lei e il suo copricapo
    Oviesse.

    Signori e Signora,
    io rimango qui
    inerte
    accanto alle signore
    ai passeggini
    ai due bambini
    e agli schifati
    che mi guardano
    sdegnati
    aggregando altro sdegno
    a quello che hanno già.