Trovare il paranormale in una cacca sparita nel water


Stamani mentre provava a fare
la cacca – è molto brutto e troppo
scientifico dire: defecare – cercando di cacciare
dai suoi intestini, non sole le razioni
di cibo di un sabato di bagordi ma anche un panino
col pollo di un venerdì piovoso,
è accaduto uno strano accadimento.

Una volta espulso l’ammasso
di cacca – è ancora molto brutto e troppo
scientifico dire: feci – non richiesto dai suoi stomaci,
dopo il classico “Ploff” che sanciva
l’espulsione avvenuta,
ha dato un occhiata per capire che forma
specifica avesse prodotto quel suono.

Ebbene, di cacca, nel water
non ve n’era neanche un po’.
Come se fino ad allora, in bagno, fosse andato a
a vedere Twin Peaks.

C’è chi reputa paranormale
voci di spiriti e fantasmi,
chi apparizioni di santi o Madonne che pianogno.
Per lui invece una cacca sparita
nel water, era quanto di più paranormale potesse
incontrare di domenica mattina, in bagno.

Ploff!

L’amore ai tempi degli Hipster vol. 11


Le lavanderie automatiche; i nomi esotici dei succhi di frutta esotici; l’effetto dello smog sui capelli delle donne, a Milano

La galera immediata per la Coca Cola sul sushi.

La convinzione coriacea di alcuni calabresi che tu debba per forza conoscere la loro città.

Leonardo DiCaprio: “che è bravissimo”; la sensazione di vuoto/pieno appena si finisce un libro; l’assegnazione casuale dell’imbarco prioritario di Ryanair.

La prima cozza nera che spazza via l’odore del dentifricio.

Processioni, applausi e giochi pirici: la triade sempre inclusa del vivere quotidiano nel Sud Italia.

Il tatuaggio tribale sopra il culo: uno dei Mali dell’umanità; le suore che non si scocciano tutta una vita a pregare; l’ansia dinnanzi alle cartelle e ai diari esposti nei negozi tra fine agosto e inizio settebre.

o

Il concetto interessante di rovine che nonostante siano rovinate non dovrebbero rovinarsi più di quanto gia non siano rovinate.

L’accellerazione a folle di una moto a segnalarti che stai attraversando e che sta scattando il rosso

Il cingalese che ti parla in cinegalese, nell’orecchio, alle 8 di mattina.

La gara a chi conosce di più il dj che apre le serate:
– “Guarda che quello è il cognato della fidanzata di mia zia”
– “Noooo, impossibile, quello è il cognato della fidanzata di mia zia…”

Alcune fermate della metro dove non scende ma soprattutto non sale nessuno.

Le giacche della Merkel.

Il coriandolo: looser delle spezie; i daini mai incontrati, nonostante le segnalazioni dei cartelli stradali.

I trolley del venerdì mentre ci si reca sul posto di lavoro che lascia presagire dei ritorni a casa.

o

Linus che fa le maratone, come se la cosa dovesse minimamente interessare alla collettività.

I tassisti che non vedono l’ora di andare in pensione, con i volti smunti dalle ore di vita spese nel traffico.

I gesti personalizzati che ognuno compie per aggiustarsi i capelli, anche quando di capelli non ne ha più.

I dialoghi nei mezzi pubblici affollati, inframezzati da persone estranee, costrette a doverseli sentire.

Le uscite sul balcone per capire che tempo fa.

Quelli che quando vai a ballre si muovono troppo; quelli coi capelli grezzi, quando vai a ballare; quelli che se tu sei con qualcuno o loro sono qualcuano, quando ti vedono, devono per forza gridare: Ueeee ciaoooooo come staaaii

Quando quel pomeriggio rifiutai le avances di Charlize Theron


– Ciao, ma tu sei Giorgetto?
– A dire il vero sarei Giorgio. Se tu vuoi però, puoi chiamarmi anche Edorarduccio…
– No. Preferisco Giorgetto.
– Perfetto. Tu sei invece Charlize Theron?
– Si, ma puoi anche chiamarmi Carmen se vuoi…
– No. Preferisco chiamarti Charlize. È molto più luxury.
– Come vuoi Giorgetto…

– Senti Giorgetto…
– Dimmi Charlize…
– Ho sentito parlare molto di te. Ho letto parecchie tue cose, e…
– E…
– E oggi pomeriggio,
– Siii
– Prima di andarmene da questa città,
– Siii
– Vorrei fare robba con te.
– Ah.

– Che c’è Giorgetto?
– Nulla.
– È perché fai questa faccia?
– Mah, mi aspettavo che mi dicessi come si fa ad arrivare in stazione con l’Enjoy, o che mi chiedessi in che ristorante mangiare stasera…
– Perché, non vuoi fare robba con me?
– Guarda, vorrei davvero..
– Ma?
– Ma devo stirare le camicie.
– Devi stirare le camicie?
– Sì, è domenica, domani ritorno in ufficio. Ho bisogno di camicie ben stirate per tutta la settimana…
– Cioè, mi stai rifiutando? Stai rifiutando di fare robba con me? Con Charlize Theron?
– No Charlize aspetta, non guardarla da questa prospettiva…
– E da che prospettiva la dovrei guardare? Mi stai dando un pacco, a me, a una super star di Hollywood, per stirare delle camicie…
– Sei la solita Charlize! La solita star! Ogni volta poni le tue esigenze dinnanzi agli impegni degli altri. Cosa penserebb la mia responsabile, se domani andassi in ufficio con una camicia non stirata, eh?
– Forse che…
– Forse cosa? Credi che al mio manager interesserebbe qualcosa, eh?
– Magari però potresti dirgli che ieri pomeriggio hai fatto robba con me, e che non hai potuto…
– Non ho potuto, cosa? Stirare? È facile parlare per te, Charlize, è troppo facile. Tu non sai cosa vuol dire doverti rifiutare, oggi pomeriggio. Tu non hai idea di cosa significa accarezzare un ferro da stiro e non i tuoi pregiati seni… Tu non lo sai!

– Dai Giorgetto, non fare così. Io volevo solo fare robba con te, oggi pomeriggio.
– Lo so Charlize, lo so. Ma io non posso. Davvero. E te lo dico col cuore in mano, disperato.
– Oh Giorgetto, sono mortificata.
– No Charlize, non devi. Non devi. Voglio che tu sia felice, come lo eri prima.
– Va bene. Lo sarò. E ti lascerò alla tua mansione quotidiana: stirare le camicie.

La Cicala e la Formfiiga


Agosto

– Uè formiga, com’è?
– Ciao cicala. Abbastanza…
– Bene o male?
– Abbastanza.
– Fiiga, dimmi così e così, non dirmi abbastanza. Che significa abbastanza?

– Figa formiga, ma cos’è che stai facendo?
– Sto lavorando, fiiga!
– Figa, stai lavorando? Ad agosto?
– Sì. Tra un po’ sarà inverno.
– Figa, tra due mesi è inverno…
– Siì. Fiiga.
– E poi, minchia oh, bruttissimo l’inverno.
– Sì. È brutto l’inverno, Fiiga!
– Figa, il freddo, la neve… Figa io sto male da Dio.
– Anche io. Spesso muoio. Fiiga.
– Figa, ma non pensiamo all’inverno, formiga. Figa, andiamo a bere.
– No. Devo lavorre, fiiga!

– Dai formiga, cafferiino?
– No.
– Spumantiino?
– No.
– Champagniino.
– No. Fiiga.
– Figa ma che palle formiga. Con te non si può fare niente…
– No. Fiiga.


2 mesi dopo

– Oh Formiga, come, come, come va?
– Ciao cicala. Benone.
– Senti Formiga, non è che avresti un po’ di pane?
– No.
– E un maglionciino?
– No.
– E un giubbottiino?
– No.
– E un bomberiino?
– No. Fiiga.
– Figa, sei crudele però Formiga.
– No, cicala, sono una formiga.
– Figa, ma io sto morendo di fame…
– Mi dispiace.
– E di freddo.
– Ho detto mi dispiace: Fiiga.
– Figa, allora mi lasci qui a morire di freddo e di fame?
– Mi dispiace Cicala, ma d’altronde si lavora e si fatiga per l’inverno e per la…
– Figa!
– No, brutta stagione.
– Figa!
– Fiiga!

L’amore ai tempi degli Hipster vol. 10


L’ostentata indifferenza di colleghi, seduti uno accanto all’altro, che si scrivono su Skype.

Metallari che dissertano sull’icoerenza dell’affermazione: i metallari sono tutti di destra; basterebbe ascoltare i Destroy the opposition per ricredersi, sostengono.

L’ unghia del mignolinino del piede delle donne; la puzza di asciugato male.

L’espressione: “Quante volte ho preso quel treno”, con il “quante volte” che può variare da 3 a 3000.

Gli sguardi di accondiscendenza tra baffisti (portatori di baffi) giovani e anziani.

Il cambio di espressione che provoca la parola contratto, nominata agli amici dei tuoi genitori.

La frenesia della serata in cui hai ricevuto lo stipendio.

Le raccomandazioni delle sorelle/amiche delle fidanzate che variano dal: “trattamela bene se no ti ammazzo” al: “abbine cura”.

o

La legge della strada che quando sei oggettivamente Bona è molto più semplice avere indicazioni stradali.

Il ragionevole e insolubile dubbio: si può puzzare in maniera clamorosa già dalle 8 del mattino?

Il dubbio se Pierino delle barzellette è sempre Pierino alias Alvaro Vitali

Le macchine ricche, guidate dai figli ricchi, dei padri ricchi.

La scortesia di alcuni inservienti dei sushi; le attese disattese delle facce brutte sui culi sontuosi; le descrizioni dei vini bianchi: tutti, tutti, e dico tutti, ideali per piatti a base di pesce.

L’improbabilita di alcuni volti alle 9 del mattino nelle piazze delle grandi città italiane.

o

Il gioco più bello del mondo: immaginarsi la vita della gente guardando le finestre illuminate per strada.

La bruttezza ingiustificabile di alcuni bermuda maschili.

La classificazione di genere delle linee dei bus: il 15, la 90.

I Pr; le schede telefoniche all’interno dei raggi della bici; i segni sul deltoide dei vaccini over 50.

La somiglianza di Marvin Gaye con Lebron James .

Gli attacchi di batteria di Phil Collins, solista.

I kebabbari, i figli dei pizzaioli egiziani, gli husky: ad agosto.