L’arbitro non fa il monaco


Nel 2015 ho pubblicato il mio primo libro.
Nel 2017 credo di averne scritto un altro: “L’arbitro non fa il monaco”
Non credo riuscirò mai a pubblicarlo, per questo motivo pubblicherò tutte le poesie, qui di seguito…

I
a. C’ho il gatto in casa
b. Le donne in palestra d’estate
c. Lavorate nel digital Marketing e questa è la poesia che vi meritate
d. Amori contundenti
e. No Expo
f. Domenica sera
g. Furby
h. Mi prenderanno i terroristi magari
i. Quando torno a casa

II
a. Ikea
b. Sai, lo vorrebbe il mio capo…
c. Non c’ho sbatty
d. ‘ndiamo ad Amsterdam
e. La pazienza degli autisti
f. Il signor Karma
g. Mi piacciono i tuoi nei
h. Ho preso freddo
i. L’amore per mia madre

III
a. Di femmine bone come te
b. Le tue vacanze in Grecia
c. Gerry Scotty
d. Merditalia
e. Testamento
f. Le colpe di Marina Rei
g. Taralli
h. Tapperware
i. Ballata del digital marketer affranto

IV
a. Graziella (How deep is your love)
b. Il bambino africano che mangiava poco
c. Le scienze della comunicazione
d. I culi su Instagram
e. Ello
f. Tartaro
g. Tutto l’amore del monte
h. Se-maforo
i. Sgomento

TANTE CARE COSE A TUTTI

Sai, lo vorrebbe il mio capo…


Ciao Evaristo.
Ciao Egidio, come va? Dimmi tutto…
Tutto bene, Evaristo. Ti chiamavo al volo per dirti due cose.
Dimmi pure.
Innanzitutto volevo ringraziarti per il file di recap che mi hai inviato.
Ma figurati…
È davvero molto utile e preciso.
Grazie ancora. Per voi questo ed altro.

E poi Evaristo volevo chiederti un’altra cosa.
Dimmi.
Il mio capo ha letto la tua email.
Ottimo…
Però non si trovava molto d’accordo sull’ultimo punto.
Mh, ok…
E ha detto ad alta voce che: se fosse per lui tu potresti anche buttarti dal balcone.
Dal balcone?
Sì, dal balcone. Io infatti sto portando avanti l’attività e vorrei chiederti se per te questa richiesta rappresenta una criticità…
Mah guarda, non credo. Dipende… Entro quando dovrei buttarmi?
Mah, sai… non immediatamente, c’è un po’ di tempo…
Ah ok, credevo fosse prioritario…
No, non è urgente, volendo anche tra due settimane, prima che inizi il nuovo quarter insomma… l’importante è che tu lo faccia, sai: me l’ha chiesto il mio capo…

Eh beh Egidio, è chiaro, se è il tuo capo a importi il mio suicidio, di certo io non posso farci nulla; senti, comunque, a ben pensarci non credo vi siano particolari problemi; magari però sento al volo anche il mio capo e mi assicuro che anche lui sia d’accordo, che dici?
Certo, certo, ci mancherebbe altro. Che facciamo poi, mi mandi tu un’email di conferma?
Sì, ti confermo la presa in carico dell’attività, il parere del mio capo e ti do qualche altro dettaglio, tipo su data della morte e luogo predisposto.
Sarebbe davvero fantastico.
Ok, rimaniamo così allora.

Va bene dai Evaristo, alla prossima.
Sì certo Egidio, alla prossima, ed ultima probabilmente. Grazie ancora.

In Montenegro


In Montenegro non ci sono uomini che non siano spessi, non ci sono donne che siano basse. Il Montenegro è un po’ Como, un po’ il Gargano, un po’ Venezia e un po’ Trentino; tutto il resto è Chioggia.
In Montenegro non c’è la raccolta differenziata e da un randomico calcolo, troppo randomico forse, molti bambini tifano Juve (o almeno indossano il suo merchandising).
In Montengro, il posto più bello, ormai abbandonato, ha le sembianze di un centro sociale, se Berlino c’aveva lu mar era proprio una piccola Bar…
In Montenegro ogni tanto la gente dice Djokovic (che comunque è serbo).
In Montenegro la gente che non è del Montenegro, tende a fartelo sapere esibendo vistose catenine, lunghe croci, tatuaggi grossi quanto grossi pettorali.
Come sempre gli americani ti parlano in americano, come se tu dovessi per forza conoscere l’inglese e spesso ordinano pasta Bolonjeze, che pronunciano “Boloniesi”, tipo: mille grazzi.
In Montenegro non ho trovato l’amaro Montenegro e mi è rimasto l’amaro, in bocca.

In Montenegro c’è Sveti Stefan, dove i russi si sono comprati un isolotto in mezzo al mare e se provi ad andarci ti fanno Marameo, in russo; c’è Kotor che è un po’ Trani, con alle spalle un fiordo e non la Cattedrale; ci sono i monasteri, i laghi e le montagne.. e c’è sicuramente la barbabietola da zucchero, quella come diceva il libro di geografia c’è ovunque…
In Montenegro i poliziotti corrotti sono davvero onesti, si prendono solo 5 euro di mazzetta.
I camerieri, in certi posti, non sparecchiano. Si può fumare nei locali e i cuscini delle case in cui ho dormito sono stati grossi come mausolei.
In Montenegro ho sentito una versione in slavo di “Sapore di mare”, che all’originale di Gino Paoli gli da almeno 20 punti di distacco.
Ogni tanto, per strada, vedi un canestro da basket, il più delle volte piantato lì alla cazzo…
In Montenegro alla gente piace bere; un giorno mi hanno offerto della grappa alle 9 del mattino, e ieri ho visto delle ragazze che bevevano birre in cannuccia.
L’unica cosa invece che in questi giorni non ho visto è stato “Il trono di spade”, (girato in parte in Montenegro) e mentre noi qui: a ridere e scherzare, magari Jamie Lannister è morto.

 

giorgiodamatosenzapostrofo_inmontenegro
Qui una foto mentre cercavo “l’amaro Montenegro” in Montenegro, in ogni dove, anche in delle piccole casette in mezzo ad una valle molto verde.Inserisci una didascalia

Il bambino che aveva la voce come Katia Ricciarelli


– Dottore, sono qui con mio figlio per il problema che le avevo accennato l’ultima volta…
– Ovvero?
– Mio figlio ha un’ ottava sfalsata.
– Di seno?
– No, di voce.
– Cioè?
– Cioè: quando parla sembra Katia Ricciarelli.
– Accidenti… Vediamo un pò… Egidio, ciao, dimmi pure qualcosa. Come stai?
– BENISSIMOOOOO DOTTOREEEREEE.
– Ma è incredibile! Sembra davvero Katia Ricciarelli. Ha una voce portentosa…
– No dottore, ha una voce da scassacazzo. E io vorrei che iniziasse ad avere una voce normale.

– Capisco. Capisco il problema. Allora, così, ad occhio, anzi, così, a orecchio, probabilmente abbiamo ben due soluzioni .
– Mi dica…
– CIII DIIIICCAAAAAA.
– Egidio, tu non parlare più. Fai parlare me, ok?
– VA BEEEEENEEEE.
– Dunque, o gli tagliamo la gola, (gli facciamo un bel taglio, un taglio anni ’80) oppure lo mandiamo a XFactor.
– Ad XFactor l’ho già mandato…
– E che hanno detto?
– Arisa ha detto che non gli era arrivato. Era troppo troppo Katia e troppo poco Ricciarelli.
– CII SONOOO RIMASTOOO MOLTOO MALEEE, O MIO DOTTOREEE.
– Egidio, ti ho detto stai zitto, a papà.
– Quindi, praticamente, resta solo la soluzione del taglio.
– Così pare, dottore.

– E va bene, allora procediamo. Non ti preoccupare Egidio, ti farò un bel taglio. Sarai un figurino con la tua nuova gola tagliata. Vuoi dire un’ultima cosa con la tua voce alla Katia Ricciarelli?
– Dottore, come se l’avesse detto. Proceda pure.

Se maforo


16
17
18 forse
se mafori
che dividono Romolo da Piazzale Lodi
tutti quanti:
rossi.

1
magari 2
ma anche 3
forse
li avrai presi verdi…

Niente.
16
17
18
Rossi.
Rossi.
Rossi.

E intanto
nel bus ti fa caldo
nel bus tutti puzzano
a tutti
il mattino
sta andando via distante
sfuggente
e tutti
ricurvi su schermi di smartphone
controllano email aziendali.

16
17
18
sono le volte che bestemmio al minuto.
Ma tanto qui dentro cambia poco
o nulla.
Rossi.
Rossi.
Rossi.

Roba che
manco Guido Meda…

Hai gli occhi come il tuo maglione, che in realtà però una felpa.


– Hai gli occhi come il tuo maglione, che è in realtà però è una felpa.
– Tipo?
– XS, forse S. Non più di una M comunque…
– Tipo, di che colore, intendevo…
– Marroncino, che in realtà però è un po’ verde.
– Sei sicuro?
– No, sono daltonico.
– Quindi in realtà tu vedi un maglione, ma potrebbe essere una trapunta, tipo…
– Sono daltonico, non sotto effetto di acidi.

– Vorresti amoreggiare ADESSO?
– Che nesso ha col daltonismo?
– Alcuno, ma la storia del maglione, che in realtà è una felpa, era un approccio…
– Allora ti dico no, che in realtà però è un fottiti.

Non c’ho sbatty!


Quando oltrapassati i cancelli
e badgato per l’uscita
hai preso dalla tasca del tuo pantalone aderente
l’Iphone con cover fluo
non l’avrei mai immaginato

avrei potuto credere
che non avevi più soldi
che non avevi più voglia di vivere
che non avevi schiacciato conferma per prenotare il car sharing
e la macchina adesso
era in mano a chissà chi…

ma non avrei potuto credere
che a tua madre
che amorevole ti parlava al telefono
avresti detto:
non c’ho sbatty!

– Sai, era mia madre.
– Sì?
– Le ho detto che: non c’ho sbatty!
– Sì?
– Sì, sul serio.
– E posso chiederti, di grazia, di cosa non avresti più sbatty?
– Di andare con lei al supermarcato, adesso, dopo una giornata in ufficio.
– Ah. Pensavo peggio…
– Non c’è niente di peggio del supermercato, il lunedì sera, dopo una giornata in ufficio.
– Nemmeno Tirana, d’inverno?
– Non ci sono mai stata. Troppo sbatty…

Anche per me
troppo sbatty
anche io
non c’ho sbatty
di sentirti dire
un’altra volta
in un solo minuto
la stessa espressione.

Non avrei potuto credere
alla fine
di sentirmi
improvvisamente
così solidale con tua madre.